TRIESTE CAMPO MARZIO, L'ENNESIMA PROVA DI INCURIA PER I ROTABILI STORICI

Aggiornato il: mag 11

Per l’ennesima volta la cronaca ci obbliga ad affrontare il tema della gestione dei rotabili storici, che continuano ad essere distrutti o vandalizzati. Questa volta la cattiva sorte ha scelto alla rimorchiata Le840 061, risalente agli anni 50, che faceva parte dei rotabili d’epoca “custoditi” nella stazione Museo di Trieste Campo Marzio: nel pomeriggio del 6 maggio 2020 è stata distrutta da un incendio. Le cause sono tutte da accertare, ma si possono legittimamente avanzare molti dubbi circa la custodia del rotabile e delle altre decine presenti nella stessa area. Dubbi che Fondazione FS Italiane, responsabile di questa custodia, è tenuta a fugare al più presto, facendo chiarezza. Spiegando, ad esempio, come sia possibile che l’ennesimo rotabile d’epoca “custodito” da chi ha l’obbligo di eliminare ogni possibile rischio per questi beni dello Stato sia andato perso per sempre. Va doverosamente sottolineato, per completezza di informazione, che il rotabile si trovava all’interno di un’area ferroviaria che dal 2017 è oggetto di risorse per circa 4,5 milioni, destinati al restauro funzionale dell’intera area come nuovo museo di Fondazione FS Italiane. Il rammarico di chi scrive non deriva soltanto dalla perdita di questa preziosa testimonianza della storia ferroviaria del nostro Paese, ma anche dalla consapevolezza che si tratta dell’ultimo di una lunga serie di gravi episodi. Problematiche simili, infatti, si sono già drammaticamente verificate a Napoli, Palermo, Siracusa e Caltagirone. Il tutto mentre assistevamo indignati all’utilizzo a dir poco improprio di rotabili storici degni di miglior fortuna: ricordiamo tutti lo squallido episodio del “treno del sesso”, andato in scena a Stresa nell’aprile 2018. Di seguito, un breve elenco degli eventi più gravi che hanno interessato i rotabili storici affidati alla Fondazione FS: • dicembre 2014, Catania, vandalizzata locomotiva R370 012; • febbraio 2015, Palermo, vandalizzata locomotiva E646 190; • novembre 2015, Napoli, vandalizzata locomotiva E626 428; • luglio 2016, Siracusa, vandalizzate carrozze Centoporte “Treno del Barocco”; • dicembre 2016, Caltanissetta, guasto D445 1005 per treno storico fatto passare come atto vandalico (11 ore di ritardo e risse sul treno); • agosto 2017, Napoli, vandalizzata locomotiva E626 185; • aprile 2018, Stresa (VB), treno storico noleggiato diventa “treno del sesso”. • aprile 2019, Porto Empedocle (AG), danneggiata locomotiva R301 027 • maggio 2019, Caltagirone (CT), danneggiata locomotiva 685 089 Si continua quindi ad umiliare e rendere vulnerabile un patrimonio pubblico, quello dei veicoli storici delle Ferrovie dello Stato Italiane, che meriterebbe molto più riguardo, anche perché consente, ogni anno, di recuperare ingenti risorse, attraverso l’effettuazione di decine di treni storici. Somme che andrebbero spese per il recupero dei tanti rotabili ammalorati che giacciono incustoditi nei piazzali di poche stazioni italiane, se non addirittura nel recupero delle cosiddette “ferrovie turistiche” inserite, finora inutilmente, nella Legge 128/2017. Attività che, negli ultimi anni, non abbiamo minimamente percepito, forse perché distratti dal clamore delle dubbie iniziative promozionali e delle comparsate televisive che, con tutta evidenza, sono state funzionali più al protagonismo del singolo che al mantenimento della memoria ferroviaria collettiva. Il susseguirsi di devastazioni come quella dell’altro ieri, frutto di una gestione che ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza, pone in capo a Fondazione FS Italiane l’onere di dare inequivocabili segnali di discontinuità rispetto ad una gestione che ci appare inadeguata oltre che dannosa. Pertanto, l’Associazione Ferrovie Siciliane e Sicilia in Progress chiedono a Fondazione FS Italiane di porre in essere tutte le azioni volte a fornire una tutela reale ed efficace ai rotabili storici, mettendo fine allo stillicidio di danneggiamenti e distruzioni che hanno già depauperato irrimediabilmente un patrimonio unico e prezioso.

In alternativa, i vertici dell’ente dovranno trarre le naturali conseguenze di una gestione che ha sostanzialmente mancato il conseguimento del principale obiettivo che Fondazione FS Italiane si era dato: tutelare e valorizzare il patrimonio ferroviario.





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