In sintesi, il PUMS di Palermo supera la soglia per il miglioramento dei punti e ed f, vale a dire la “costruzione dello scenario di Piano” ed il “monitoraggio”. Per quest’ultimo, si capisce bene il motivo: nella precedente versione del PUMS non c’era. Lo diceva proprio l’allegato esplicativo pervenuto dal MIT. Adesso, evidentemente, è stato aggiunto un Piano di monitoraggio, ed è stato valutato sufficientemente (0,23 contro una soglia di 0,20).
Per quanto riguarda lo scenario, andiamo a riprendere le criticità evidenziate nel precedente esame, evidentemente superate:
“• Gli indicatori per la valutazione dello Scenario di Piano non sono allineati con quelli riportati dalle Linee Guida (macro-obiettivi)
• Risulta assente una suddivisione della programmazione delle attuazioni delle azioni previste dal Piano nel breve termine
• Risulta assente una stima dei costi di realizzazione, l’indicazione di possibili coperture finanziarie e di disponibilità nel bilancio comunale
• Non è fornita un’indicazione degli interventi prioritari“
Salta agli occhi, comunque, la confermata insufficienza relativa al criterio “definizione degli obiettivi”. Si raccomandava, in aprile, al Comune di far fronte a queste criticità, evidentemente non ancora superate:
“• Agli obiettivi non risultano associati target di lungo e breve-medio periodo
• Il contributo di cittadini e portatori di interesse alla definizione degli obiettivi non è chiaramente identificabile“
In sintesi, per riassumere in maniera comprensibile quanto è cambiato tra il PUMS di aprile e quello di ottobre, possiamo dire che si sono fatti i seguenti passi in avanti:
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è stato aggiunto il Piano di monitoraggio;
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lo scenario di Piano è stato allineato alle Linee guida ministeriale;
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la programmazione è stata suddivisa correttamente;
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è stata aggiunta una stima dei costi per gli interventi da effettuare, con qualche indicazione (?) sulle coperture finanziarie;
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sono stati indicati gli interventi prioritari;
Di contro, permangono queste criticità:
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non sono stati indicati gli obiettivi a breve-medio termine;
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non sono stati adeguatamente coinvolti i cittadini ed i portatori di interesse.
Non sono, queste ultime, esattamente delle quisquilie, visto che attengono alle finalità del Piano stesso: come se al Comune avessero chiesto: “a cosa serve questo Piano?” e da Palazzo delle Aquile non fosse stata proferita parola. Per quanto concerne il coinvolgimento dei cittadini, la valutazione del MIT non ci sorprende affatto dal momento che, da maggio ad oggi, non ci sembra che nella stesura delle integrazioni al PUMS il dialogo tra amministrazione e cittadini sia stato particolarmente intenso. Anzi, a dire la verità , se nullo era prima del pronunciamento del MIT, tale è rimasto adesso, secondo la nostra personalissima opinione che, tuttavia, ci sembra più che condivisa in città, soprattutto tra i professionisti locali. Un aspetto su cui riflettere, trattandosi di scelte di pianificazione che guardano, come ricorda lo stesso Ministero, al breve-medio periodo.
E comunque, al di là delle valutazioni ministeriali, andrebbe compreso come si possa effettuare una valutazione esaustiva dei flussi di mobilità senza aver analizzato con la giusta accuratezza gli spostamenti da e per gli altri comuni dell’area metropolitana. Se quest’analisi mancava in aprile, ci appare quanto meno improbabile che sia stata aggiunta successivamente. Non soltanto per l’esiguità del tempo a disposizione, rispetto alla necessità di compiere, come minimo, dei rilevamenti attendibili sul campo (ovvero in ingresso ed in uscita dai confini comunali) ma soprattutto per il momento che stiamo vivendo: le limitazioni imposte dall’emergenza pandemica, da marzo 2020 in poi, hanno stravolto le abitudini dei cittadini al punto da rendere qualsiasi flusso di traffico del tutto inattendibile.
In conclusione, a voler essere benevoli, da questa pur parziale analisi deduciamo l’impressione che al Comune abbiano portato a termine il classico “compitino”, tale da porsi appena al di sopra della sufficienza; come avviene a quegli allievi svogliati, desiderosi di sfangarla con un bel sei. Il minimo sforzo per un risultato che, tuttavia, li pone ben lontani dall’eccellenza. Qualcosa che può fare esultare i rappresentanti dell’amministrazione comunale, se non altro per obbligo di appartenenza politica. Atteggiamenti comprensibili, come quelli dei soliti fans, sempre pronti ad applaudire a comando, magari dai soliti siti o dai soliti social; ma loro, pur atteggiandosi ad esperti, non capiscono nulla della materia, quindi non fanno testo. D’altronde non ne hanno mai fatto.
Le persone serie, e prive di tessera politica, comprendendo cosa significa pianificazione urbanistica, non possono certo accontentarsi di quanto abbiamo letto nel “report” ministeriale. Ed accettare che, su queste basi, si realizzi una rete tranviaria da 100 km. A meno, ovviamente, di non essere stipendiati da una qualche impresa che fabbrica tram.

