QUANDO LE INFRASTRUTTURE DIVENTANO PATRIMONIO DELL’UMANITÀ

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Roberto Palermo
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Ferrovie, ponti, acquedotti e canali costruiti per risolvere problemi concreti sono oggi protetti dall’UNESCO. Da Semmering al Forth Bridge, fino alla straordinaria operazione che salvò i templi di Abu Simbel.

Ci sono infrastrutture nate semplicemente per attraversare una montagna, superare un fiume, trasportare acqua o collegare territori che, con il passare del tempo, hanno assunto un valore molto più grande della funzione per la quale erano state costruite.

A ricordarlo è un interessante approfondimento pubblicato da We Build Value, il magazine del Gruppo Webuild, che raccoglie alcuni dei più significativi esempi di infrastrutture oggi riconosciute dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale.

Semmering, la ferrovia che sfidò le Alpi

Uno degli esempi più affascinanti è la Semmering Railway, inaugurata nel 1854 per collegare Vienna con Trieste attraverso uno dei settori più difficili delle Alpi orientali.

In appena 41 chilometri furono realizzati 16 grandi viadotti, 15 gallerie e oltre cento ponti in muratura. Progettata dall’ingegnere Carl Ritter von Ghega, dimostrò per la prima volta che una ferrovia poteva superare un ambiente montano fino ad allora ritenuto quasi incompatibile con il trasporto ferroviario.

Nel 1998 è diventata la prima linea ferroviaria al mondo inserita nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.

Dalla Transiraniana ad Abu Simbel

Ancora più estrema fu la costruzione della Ferrovia Transiraniana, completata nel 1939 tra il Mar Caspio e il Golfo Persico. Il tracciato attraversa montagne, altipiani e deserti e richiese la realizzazione di 190 gallerie. Impresit, oggi parte del Gruppo Webuild, ne realizzò 73. La ferrovia è stata inserita nel patrimonio UNESCO nel 2021.

Singolare è invece il caso di Abu Simbel, dove l’ingegneria non realizzò una nuova infrastruttura, ma contribuì a salvare un patrimonio archeologico minacciato dall’innalzamento delle acque conseguente alla costruzione della diga di Assuan.

I templi furono tagliati in 1.030 blocchi, smontati e ricostruiti 65 metri più in alto e 280 metri più all’interno rispetto alla posizione originaria. Il Gruppo Webuild partecipò alla delicatissima operazione di trasferimento. Abu Simbel è patrimonio UNESCO dal 1979.

 

Ponti e acquedotti che funzionano ancora

Tra le opere raccontate da We Build Value figura anche il Forth Bridge, il gigantesco ponte ferroviario scozzese completato nel 1890.

Lungo quasi due chilometri e mezzo, rappresentò all’epoca una delle più importanti applicazioni dell’acciaio nella costruzione dei grandi ponti. La caratteristica forse più significativa è che, oltre un secolo dopo, continua regolarmente a essere percorso dai treni.

Lo stesso principio vale per il Pontcysyllte Aqueduct, in Galles. Completato nel 1805, porta ancora oggi un canale navigabile a quasi 40 metri di altezza sulla valle del fiume Dee.

E poi c’è il Canal du Midi, realizzato nel XVII secolo nel sud della Francia: oltre 240 chilometri di canali, ponti, gallerie e chiuse che consentirono di collegare il Mediterraneo con l’Atlantico. Oggi la sua funzione commerciale si è fortemente ridotta, ma l’infrastruttura continua a vivere attraverso il turismo e il territorio che attraversa.

Le grandi opere possono diventare memoria

Il filo che lega queste opere è forse proprio questo: furono costruite per essere utili, non per diventare monumenti.

Solo successivamente il loro valore tecnico, storico e paesaggistico le ha trasformate in testimonianze di un’epoca e della capacità dell’ingegneria di modificare il rapporto tra uomo e territorio.

Ed è anche una riflessione interessante sulle infrastrutture contemporanee: un ponte, una ferrovia o una galleria vengono progettati per risolvere le esigenze di oggi, ma le opere costruite bene possono continuare a svolgere la propria funzione per generazioni e, in alcuni casi, diventare esse stesse parte della storia.

 

Fonte: We Build Value – “Dalla Semmering ad Abu Simbel: le infrastrutture diventate patrimonio UNESCO

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Roberto Palermo