
di Pietro Massimo Busetta
Mentre la Sicilia perde 44 milioni di euro del PNRR destinati alla rigenerazione urbana, il dibattito politico continua a concentrarsi sulle cosiddette “mance” elettorali. È un’immagine emblematica delle priorità distorte che da troppo tempo frenano lo sviluppo dell’Isola.
Da un lato, risorse preziose vengono restituite allo Stato per ritardi, incapacità progettuale e inefficienze amministrative. Dall’altro, si continua a discutere di provvedimenti frammentati, pensati più per consolidare consenso che per trasformare realmente il territorio.
I 44 milioni perduti non sono un semplice dato contabile. Sono quartieri che resteranno degradati, opere che non saranno realizzate, posti di lavoro che non nasceranno, qualità della vita che non migliorerà. È un’occasione sottratta ai cittadini e alle future generazioni.
La vera sfida non è distribuire piccoli favori, ma dimostrare di saper governare. La politica dovrebbe essere giudicata dalla capacità di programmare, progettare e spendere efficacemente le risorse disponibili, non dall’abilità di distribuire contributi che spesso rispondono più a logiche di consenso che a una strategia di sviluppo.
La Sicilia ha bisogno di una classe dirigente capace di attrarre investimenti, rispettare i tempi, utilizzare fino all’ultimo euro delle risorse europee e nazionali. Continuare a privilegiare il sistema delle mance mentre si perdono investimenti strategici significa condannare l’Isola a rincorrere il presente invece di costruire il futuro.
Le mance finiscono. Le infrastrutture, la riqualificazione urbana e gli investimenti produttivi restano. È da questa differenza che si misura la qualità della politica e la credibilità di una classe dirigente.