Quando l’autocompiacimento supera la realtà dei trasporti
I biglietti per il “Sicilia Express” del 20 dicembre, dal Nord alla Sicilia, sono andati esauriti in meno di mezz’ora, mentre quelli per il collegamento di ritorno del 5 gennaio sono stati venduti in appena 35 minuti. Anche gli altri due treni programmati, il 27 dicembre e il 10 gennaio, hanno fatto registrare numeri molto significativi: a tre ore dall’apertura delle prenotazioni il tasso di riempimento aveva già raggiunto il 90 per cento.
Qualcuno può meravigliarsi per questi numeri, alla luce del prezzo quasi simbolico del biglietto (24,90 €), del prezzo medio dei biglietti aerei nello stesso periodo, e dell’affluenza di centinaia di migliaia di emigrati nella loro terra d’origine per le feste? Non crediamo proprio. Eppure l’entusiasmo, alla Regione siciliana, si taglia a fette.
Infatti, il comunicato dell’Ufficio stampa regionale sul Sicilia Express non informa: celebra. Il tono è quello dell’autosoddisfazione piena, quasi irridente, come se il problema dei collegamenti tra Sicilia e Continente fosse stato finalmente affrontato e risolto. Peccato che, dietro l’enfasi, si nasconda un’operazione marginale, costosa e priva di qualsiasi impatto strutturale sul complesso tema della mobilità Sicilia-continente.
«Il successo del Sicilia Express – dichiara l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla mobilità Alessandro Aricò – dimostra che come governo regionale abbiamo risposto a un’esigenza concreta di mobilità». Una frase che, letta senza spirito critico, potrebbe sembrare rassicurante. Ma basta guardare ai numeri reali per capire quanto sia fuori scala questa affermazione: i due treni straordinari messi in circolazione incrementano l’offerta ferroviaria Sicilia–Continente di appena 1.100 posti, vale a dire lo 0,66% su base mensile. Uno zero virgola che viene raccontato come una svolta.
Il comunicato insiste poi sul fatto che «l’idea di aggiungere un secondo convoglio ferroviario ha funzionato, dando la possibilità di soddisfare quasi tutte le richieste». In realtà, il rapido esaurimento dei biglietti non dimostra il successo della misura, ma l’esatto contrario: quanto l’offerta ordinaria sia insufficiente. Pochi posti, a prezzi irrisori, in un periodo di domanda esplosiva, si esauriscono sempre. Non è una politica dei trasporti, è una lotteria.
Ma c’è un’assenza che colpisce più di tutte: nel comunicato non compare mai il costo dell’operazione. Una dimenticanza tutt’altro che casuale. Il Sicilia Express è costato circa 420 mila euro, una cifra significativa che viene accuratamente tenuta fuori dal racconto trionfalistico. Nessun riferimento al costo per passeggero, nessuna valutazione costi-benefici, nessuna trasparenza. Solo applausi (a sè stessi).
Il passaggio in cui si ammette che durante le festività «le alternative di viaggio diventano spesso difficili o troppo costose» è forse il più indicativo. Se il problema è strutturale, un’operazione spot, limitata a pochi giorni e a pochi treni, non lo risolve: lo maschera.
Infine, la precisazione secondo cui il Sicilia Express «non è un’alternativa alle misure contro il caro-voli» suona come un tentativo di mettersi al riparo dalle critiche. Anche perché quelle misure, rimborsi compresi, non hanno avuto alcuna efficacia reale: i prezzi praticati dalle compagnie continuano a essere elevati, soprattutto nei periodi di punta. La Regione non incide né sull’offerta ferroviaria né sul mercato aereo, ma continua a raccontare interventi simbolici come grandi risultati.
Il problema non è aver organizzato un treno straordinario. Il problema è spacciare un incremento dello 0,66% dell’offerta, pagato profumatamente con risorse pubbliche, come una risposta concreta ai bisogni di mobilità dei siciliani. Questo non è governare i trasporti: è fare propaganda, contando sul fatto che pochi vadano a cercare i numeri e nessuno parli dei costi. E quando l’autocompiacimento diventa così sproporzionato rispetto alla realtà, più che di successo, si ha la sensazione di una presa in giro.








