
Le gallerie ferroviarie sono infrastrutture complesse e strategiche, ma anche ambienti critici dal punto di vista della sicurezza. La loro configurazione chiusa richiede misure specifiche per consentire l’evacuazione sicura delle persone in caso di emergenza, incendio o guasto. Le normative europee e nazionali fissano requisiti chiari per le uscite di emergenza, i percorsi di fuga e le aree di sicurezza, in particolare per le gallerie di maggiore lunghezza.
A livello europeo, la Direttiva 2008/163/CE stabilisce i requisiti minimi di sicurezza per le gallerie ferroviarie appartenenti alla rete transeuropea.
In Italia, la materia è disciplinata dal Decreto Ministeriale 28 ottobre 2005, che definisce le misure di sicurezza obbligatorie per le gallerie ferroviarie con lunghezza superiore a 1 000 metri.
Ulteriori indicazioni derivano dalle Specifiche Tecniche di Interoperabilità (STI-SRT) relative alla sicurezza nelle gallerie ferroviarie, elaborate dall’Agenzia Ferroviaria Europea (ERA). Queste norme contengono criteri prestazionali per le vie di esodo, le aree di sicurezza e la gestione delle emergenze, applicabili a tutte le infrastrutture ferroviarie soggette a interoperabilità.
Per le gallerie con lunghezza superiore a 1 000 m, la normativa europea e il D.M. 28/10/2005 impongono la presenza di vie di esodo sicure e di aree di sicurezza accessibili. Le uscite di emergenza devono consentire il raggiungimento di un luogo sicuro, interno o esterno, da parte dei passeggeri e del personale in caso di incidente.
Le soluzioni possono variare: collegamenti trasversali tra canne parallele, cunicoli che conducono a rifugi o pozzi verticali, oppure percorsi diretti verso l’esterno. Tutti devono essere progettati per garantire l’accessibilità ai soccorritori e la protezione contro il fumo e le alte temperature.
La guida applicativa della STI-SRT chiarisce che dalla posizione di arresto di un treno deve sempre essere possibile accedere a un’area di sicurezza. La via di esodo deve avere dimensioni adeguate al numero di passeggeri, ai tempi di evacuazione previsti e alle condizioni operative della galleria.
Non esistono, tuttavia, valori dimensionali universali fissati dalla normativa: i requisiti sono di tipo prestazionale. Il progettista deve dimostrare che le vie di esodo garantiscano una rapida evacuazione, una ventilazione efficace e una protezione dal fumo, in coerenza con la lunghezza della galleria e la tipologia di traffico.
Quando una galleria dispone di una sola canna ferroviaria, la normativa prevede la possibilità di creare interconnessioni o cunicoli paralleli di sicurezza. Questi collegamenti devono permettere ai passeggeri di raggiungere un luogo protetto e, contemporaneamente, consentire l’accesso dei soccorritori da percorsi alternativi.
La STI-SRT specifica che nelle gallerie di lunghezza superiore a 1 000 m devono essere previste aree di sicurezza sia agli imbocchi sia in corrispondenza delle uscite intermedie. La distanza fra i collegamenti trasversali o le uscite di emergenza deve essere tale da garantire che ogni punto della galleria possa essere raggiunto in tempi di sicurezza compatibili con le condizioni di rischio. Le distanze effettive vengono definite caso per caso, in base ai risultati della valutazione di rischio e del piano di emergenza.
Le uscite di emergenza, le aree di sicurezza e i cunicoli di collegamento rappresentano dispositivi essenziali della sicurezza ferroviaria moderna. La normativa europea e nazionale non impone misure geometriche uniche, ma richiede che le infrastrutture garantiscano percorsi di fuga efficaci, protetti dal fumo e facilmente percorribili da tutti.
Dietro la semplicità apparente di una porta di emergenza si nasconde un complesso sistema tecnico e organizzativo che traduce in pratica il principio fondamentale della sicurezza ferroviaria: consentire sempre, in ogni circostanza, una via di fuga sicura per le persone e un accesso efficace per i soccorritori.