
Pochi giorni fa abbiamo riferito la notizia dell’assenza di proposte nelle gare per la riapertura delle terme di Acireale e Sciacca. Interviene sull’argomento l’ ing. Tuccio D’Urso, ex Dirigente regionale di lungo corso, con una nota pubblicata su La Sicilia del 3 ottobre scorso in cui propone alcune soluzioni per lo sviluppo del termalismo in Sicilia.
Da direttore del Dipartimento energia ho gestito il termalismo in Sicilia per tre anni. Ho constatato, purtroppo, una situazione potenzialmente formidabile, ma nei fatti disastrosa. Chi ha idea che le terme Segestane, in comune di Castellammare del Golfo, hanno più acqua e di miglior qualità e temperatura delle terme di Saturnia? Ovviamente chiunque conosce questi luoghi capisce la potenzialità non sfruttata.
Lo stesso dicasi per le isole Eolie dove l’acqua termale sgorga qualunque buco, si faccia, per non parlare delle terme romane di Lipari totalmente abbandonate come l’impianto termale alle sabbie nere di vulcano; ricchezze queste capaci di destagionalizzare il turismo nelle isole Eolie, avendo Ischia come modello. Il discorso non è diverso per Termini Imerese, dove le terme sono pronte per essere riaperte.
Ma veniamo ai casi di Acireale e Sciacca entrambe sotto la responsabilità diretta della regione. NO AL PROGETTO DI FINANZA. A mio parere, applicare il progetto di finanza a queste due realtà è errato perché nessun imprenditore vorrà legarsi per trent’anni al socio pubblico il quale, come in questo caso, ne controllerebbe non solo la messa in pristino, ma anche la gestione. Veniamo quindi ai casi singoli.
Non per fare polemica ma nessuno avrebbe fatto il bando di Acireale senza accertare preventivamente la disponibilità dell’acqua, che di fatto non c’è perché ormai è fredda, in scarsa quantità, ed inquinata da fognature. Quindi prima di tutto ritrovare l’acqua ad Acireale con un progetto prontamente predisposto dalla dipartimento energia e finanziato dal Dipartimento attività produttiva.
Poi per Acireale va fatto un progetto che riguarda un patrimonio unico che può andare dalla vecchia stazione sino al mare senza soluzione di continuità, ovvero l’idea di un turista che arrivi nella meravigliosa piazza della stazione, ricca dei più bei palazzi di Acireale, e senza soluzione di continuità entri nelle vecchie terme passi sotto la panoramica arrivi alle nuove terme e dalle nuove terme mediante un ascensore già predisposto, possa raggiungere direttamente il mare della Timpa. Questo percorso unirebbe una residenzialita’ con alberghi da cinque stelle(cancellando anche la vergogna dell’hotel Palace riscattato con 5 milioni delle tasse dei siciliani e poi lasciato alla totale d’istruzione) ad una di minore costo recuperando gli alberghi, anche questi distrutti ed unendone una diffusa nella frazione di Santa Caterina. Questa realtà unica sarebbe fruibile solo con veicoli elettrici con cui il cliente può passare dal termalismo al wellness alla fruizione del mare all’intrattenimento culturale. A mio parere, progettare e realizzare con le ingentissime risorse disponibili un progetto del genere e assolutamente in linea con le capacità dell’amministrazione regionale che, non dimentichiamolo, è stata in grado di progettare tutto il suo nuovo centro direzionale.
Per Sciacca, il percorso è molto più semplice. Qui si tratta esclusivamente di riqualificare l’albergo e le terme con interventi semplici di manutenzione straordinaria.
In entrambe poi le situazioni di Sciacca e di Acireale avremo una fila di imprenditori molto seri in condizione di gestire in affitto o in proprietà questo patrimonio che assicurerebbe alle due città il medesimo sviluppo e ricchezza che esse avevano prima che una gestione per fortuna dimenticata della regione siciliana condannasse alla distruzione gli stabilimenti termali.