TORNA LA “SICCITA’ “, MA SOLO NELLE PAROLE DI SCHIFANI…
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Siciliainprogress
1 anno ago
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Il Presidente della regione siciliana annuncia ben 5 dissalatori, chiamando in causa la “siccità”. Nonostante piogge ed alluvioni.
Il Presidente della Regione siciliana, evidentemente, non rinuncia alle vecchie abitudini. E così, mentre l’isola è flagellata da piogge, spesso torrenziali, “bombe d’acqua” grandinate, nevicate e persino alluvioni, come non se ne vedevano da anni, ripete, imperterrito, la parola: “siccità“.
Lo ha fatto preannunciando la futura realizzazione di ben cinque dissalatori a servizio delle zone che di questa “piaga” sarebbero afflitte irrimediabilmente: Trapani, Gela, Agrigento e Palermo, dove di impianti per rendere l’acqua di mare utilizzabile agli usi umani se ne prevedono addirittura due. Proprio mentre a Trapani si continua a buttare, letteralmente, a mare il contenuto di almeno un invaso, il Rubino, mentre un altro, il Trinità, nonostante le annunciate revoche delle limitazioni del MIT continua ad essere utilizzato al 15%.
Sui dissalatori ci siamo già espressi questa estate, in tempi non sospetti: chi vuole, può rileggere il nostro sommesso parere al termine di questo articolo, ripreso anche dalla Gazzetta del Sud e più volte citato come spiegazione delle vere cause della crisi idrica siciliana.
Sulla condizione delle dighe che riforniscono d’acqua il capoluogo, a mezzo servizio, sappiamo ormai tutto: basti ricordare che la più grande, la Rosamarina, che potrebbe contenere 100 milioni di mc, è autorizzata a contenerne, in attesa del collaudo (da 40 anni) poco meno di 62. Come tanto sappiamo di dighe e condutture colabrodo che potrebbero portare acqua in abbondanza ad Agrigento e Gela; se non lo fanno, non è certo per mancanza di piogge, ma per l’assenza di manutenzione e di lotta ai prelievi abusivi (si, non ne parla nessuno ma ci sono anche quelli) negli ultimi 30 anni.
A proposito, qualcuno spieghi al presidente della Regione perchè i dissalatori già esistenti, in particolare a Trapani, Agrigento e Gela sono rimasti in funzione pochi anni, dopo la loro riattivazione ai tempi di Cuffaro. Magari chi ha ipotizzato di portare l’acqua a Licata con le navi o di svuotare le dighe con le autobotti lo riterrà un dettaglio da poco, ma ci sarà pure alla Regione un singolo funzionario che parli di un argomento così difficile da affrontare come quello dei “costi di esercizio”? E che, magari, scopra che con le somme relative ad un paio d’anni di esercizio di ben cinque dissalatori non si riesca a collaudare 26 dighe ancora in attesa e riparare le relative condotte di distribuzione?
Ultima, ma non per importanza, riflessione: il Governatore ha dichiarato che tutto ciò serve a combattere il “riscaldamento globale“. Peccato che i dissalatori consumino combustibili fossili, ed in gran quantità, considerati causa principale del fenomeno su scala planetaria. Ma, con tutta evidenza, alla Regione non lo sanno. O se lo sono dimenticati, visto che proprio le spese per il carburante erano la prima voce di spesa per gli impianti chiusi 14 anni fa. Proprio per i costi di esercizio, divenuti insostenibili.