Turismo, tornano i treni storici. Amata: «Occasione unica per ammirare le bellezze della Sicilia». Nessuna notizia né sui costi, né sui passeggeri trasportati nelle scorse edizioni

«Quello con i treni storici, in Sicilia, è ormai diventato un appuntamento fisso di ogni anno, oltre a rappresentare un’iniziativa qualificante della nostra offerta turistica. Attraverso le carrozze d’epoca è possibile godere degli splendidi panorami della nostra Isola e  conoscere anche le tradizioni e la cultura dei nostri borghi. Il tutto con un’esperienza suggestiva e intimistica come solo il viaggio in treno sa regalare». Così l’assessore al Turismo, allo sport e allo spettacolo, Elvira Amata, commenta l’edizione del 2026 dei treni storici, al via dall’11 ottobre, promossa dalla Regione Siciliana, in collaborazione con Fondazione FS Italiane e FS Treni Turistici Italiani.
«L’iniziativa – continua Amata – si inserisce nel percorso di destagionalizzazione portato avanti dal governo Schifani, proponendo un approccio al turismo più “lento”, esperienziale, sostenibile e all’insegna dell’enogastronomia. Segmenti sui quali il mio assessorato sta puntando molto. Voglio invitare non solo i turisti, ma anche tutti i siciliani, a godere di questa iniziativa per scoprire e riscoprire le bellezze della nostra Isola attraverso un punto di vista inedito».

I costi rimangono un mistero

Ciò leggiamo nel comunicato che, con i consueti toni entusiastici del governo regionale, annuncia la nuova stagione dei “treni storici”, ovvero vecchie carrozze e locomotori che propongono un viaggio d’epoca agli appassionati.
I costi? Nessuna traccia nel comunicato. Eppure non si tratta di cifre da poco, quelle che la Regione siciliana elargisce al gestore, Treni Turistici Italiani, società del gruppo FS.  Recentemente salita alle cronache per il pesante passivo registrato negli ultimi esercizio finanziari. Ne abbiamo parlato in questo articolo, riferendo di  62 milioni di perdite in tre anni.
Eppure, qualche idea ce l’abbiamo. Nel 2024 i 33 treni storici programmati dalla Regione siciliana vennero stanziati circa 500 mila euro, pari a oltre 16 mila euro per convoglio. L’anno precedente erano stati 583.836 euro per 51 treni, circa 11.448 euro ciascuno. Già allora osservavamo che i costi unitari stavano crescendo sensibilmente. Cifre che probabilmente non serviranno a risanare i bilanci di TTI, ma che certamente mancheranno alla regione Siciliana per finanziare qualcosa di più utile. A meno che  non si sia registrato un ritorno economico superiore alla spesa.

Quanti passeggeri nelle scorse edizioni?

Ma anche su questo punto dalla regione non è arrivato alcun dato. Nessuna notizia sul numero di viaggiatori che hanno usufruito del servizio offerto da TTI e pagato dalla Regione Siciliana. Un dato essenziale per comprendere se quelle somme, per il momento ignote, sono state spese bene.
Di quanti clienti si siano riempiti alberghi e ristoranti delle fortunate destinazioni dei cosiddetti treni storici, invece, non sappiamo nulla. Nonostante, presumiamo, debba essere la prima preoccupazione dell’assessore Amata, almeno per quanto riguarda le iniziative finanziate dal suo assessorato.

Ed è esattamente il problema che Sicilia in Progress e Ferrovie Siciliane sollevano da anni: prima dei comunicati, delle fotografie, delle inaugurazioni e della propaganda, occorre chiedersi quanto costa un servizio, quanto incassa, quale beneficio produce sul territorio e se le stesse risorse potrebbero generare risultati maggiori investendo nel trasporto ferroviario ordinario, quotidiano e accessibile a tutti.