Mentre in tutta Europa si investe per avvicinare il treno alle città, qualcuno a Trapani continua a proporre di allontanarlo

Periodicamente, nel dibattito sul futuro della mobilità trapanese, riemerge una proposta che sembra non voler tramontare mai: trasferire la stazione ferroviaria di Trapani dall’attuale sede, a pochi passi dal centro cittadino e dal porto, verso una localizzazione periferica.

Si tratta di una teoria che circola da decenni e che viene riproposta di tanto in tanto con motivazioni diverse: la liberazione di aree urbane, la riduzione delle interferenze con la viabilità, la possibilità di realizzare nuovi spazi edificabili o la presunta maggiore accessibilità garantita alle automobili. È una visione che continua però a scontrarsi con una realtà molto semplice: la principale forza del trasporto ferroviario consiste proprio nella capacità di portare i passeggeri all’interno delle città, non ai loro margini.

Stazione centrale, patrimonio da tutelare

La stazione di Trapani rappresenta oggi uno dei rarissimi casi in Sicilia in cui il terminal ferroviario si trova realmente inserito nel tessuto urbano, a breve distanza dalle principali funzioni cittadine e dal porto. Una caratteristica che dovrebbe essere valorizzata e potenziata, non considerata un problema da eliminare. L’idea di arretrare la stazione verso la periferia ripropone una concezione della mobilità che molte città europee hanno già sperimentato in passato, salvo poi accorgersi degli effetti negativi prodotti sulla competitività del trasporto ferroviario. Pentendosene amaramente.

La ferrovia non compete con l’automobile soltanto sulla velocità del treno. Compete soprattutto sul tempo complessivo necessario per raggiungere la destinazione finale. Una stazione centrale consente di arrivare a piedi, con brevi spostamenti urbani o mediante collegamenti rapidi con il trasporto pubblico locale. Una stazione periferica impone invece un trasbordo aggiuntivo, un nuovo spostamento e un inevitabile aumento dei tempi porta a porta, sottraendo attrattività al mezzo su ferro.

In altre parole, si finisce per sottrarre alla ferrovia, modo di trasporto sostenibile per eccellenza, proprio il vantaggio che la rende competitiva rispetto agli altri mezzi di trasporto, più inquinanti. Per questa ragione, negli ultimi decenni, la tendenza europea è stata esattamente opposta rispetto a quella che qualcuno continua a proporre per Trapani. Si investono miliardi di euro per realizzare passanti ferroviari urbani, interrare linee, aprire nuove fermate metropolitane e avvicinare sempre di più il treno ai luoghi dove si concentrano residenti, lavoratori, studenti e turisti.

I veri problemi della ferrovia a Trapani e provincia

Nel caso trapanese, peraltro, il problema della ferrovia non è certamente rappresentato dalla posizione della stazione. I limiti del collegamento ferroviario con Palermo e con il resto della Sicilia derivano da velocità commerciali insufficienti, tempi di percorrenza poco competitivi, frequenze ancora modeste, a causa della chiusura, dal 2013, della “via Milo”, in eterna fase di riqualificazione.

Spostare la stazione non ridurrebbe di un solo minuto il viaggio verso Palermo. Non aumenterebbe il numero dei treni. Non migliorerebbe l’affidabilità del servizio. Non renderebbe più competitivo il collegamento con l’aeroporto di Birgi. Produrrebbe invece l’effetto opposto, allontanando il treno proprio dai luoghi che oggi genera maggiore domanda di mobilità.