TRASPORTI E LOGISTICA, SERVONO 150 MILA LAVORATORI. LA SICILIA NON PUÒ ARRIVARE IMPREPARATA

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Roberto Palermo
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Entro il 2029 il settore dovrà reperire personale per sostituire chi lascia il lavoro e sostenere le nuove attività. Mancano conducenti, tecnici, operatori di magazzino e figure specializzate. Nell’Isola, dove sono in corso grandi investimenti ferroviari, stradali e portuali, la formazione rischia di non seguire il ritmo dei cantieri.

Entro il 2029 il sistema italiano dei trasporti e della logistica avrà bisogno di circa 150 mila lavoratori. Il dato è stato presentato nel corso del workshop “Il fattore umano: competenze e attrattività”, promosso da Federtrasporto e Freight Leaders Council con la partecipazione di imprese, associazioni di categoria, società di selezione del personale e rappresentanti del mondo produttivo.

La cifra trova riscontro nelle previsioni del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro. Per il periodo 2025-2029 il fabbisogno complessivo della filiera della mobilità e della logistica è stimato in 156.600 unità.

Non si tratta interamente di nuovi posti creati dalla crescita del settore. Circa 145.500 lavoratori saranno necessari per sostituire il personale che andrà in pensione o lascerà l’attività, mentre l’aumento netto dell’occupazione è stimato in circa 11.100 unità. Il ricambio generazionale rappresenta quindi la componente dominante della domanda.

Il settore invecchia e fatica ad attrarre personale

Nel 2024, nella filiera della mobilità e della logistica, si contavano quasi 95 lavoratori con più di 55 anni ogni cento dipendenti con meno di 35 anni. Il rapporto era pari a 91,7 nel 2022 e ha continuato a crescere nei due anni successivi.

Autotrasporto, attività portuali, trasporto pubblico, manutenzione, magazzinaggio e movimentazione delle merci continuano a richiedere turni, responsabilità operative e, in molti casi, un impegno fisico che rende queste professioni meno attrattive per le nuove generazioni.

Alla difficoltà di trovare conducenti si aggiunge la domanda di manutentori, macchinisti, tecnici ferroviari, operatori portuali, addetti alla movimentazione e alla gestione dei magazzini, specialisti doganali e figure capaci di utilizzare piattaforme digitali, sistemi automatizzati e strumenti basati sull’intelligenza artificiale.

Secondo Federtrasporto, il sistema formativo mette ogni anno a disposizione meno della metà dei tecnici richiesti dalle imprese. Il divario è particolarmente evidente nella formazione professionale: a fronte di un fabbisogno nazionale annuo compreso tra 13.600 e 14.900 qualificati negli indirizzi della logistica, dei trasporti e della riparazione dei veicoli, l’offerta è stimata in circa 6.600 persone.

Automazione e digitalizzazione non elimineranno questa domanda. Cambieranno invece le competenze richieste. Le imprese avranno bisogno di meno attività puramente manuali e di più lavoratori capaci di gestire flotte, terminal, sistemi informativi, processi doganali e catene logistiche integrate.

In Sicilia un fabbisogno complessivo di 240 mila persone

Il rapporto Excelsior non fornisce una stima separata del fabbisogno siciliano per la sola filiera dei trasporti e della logistica. Offre però un quadro regionale che conferma la dimensione del problema.

Tra il 2025 e il 2029 il sistema economico e la pubblica amministrazione in Sicilia avranno bisogno complessivamente di circa 239.900 lavoratori. Di questi, 41.700 dovranno appartenere alle professioni tecniche, mentre 35.600 saranno artigiani, operai specializzati e conduttori di impianti o macchinari.

Il fabbisogno regionale comprende circa 11.100 tecnici in campo scientifico, ingegneristico e produttivo, 6.000 conducenti di veicoli e macchinari mobili, 5.700 operai metalmeccanici specializzati e installatori o manutentori di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Sono inoltre previsti 4.300 ingegneri e architetti.

Sul versante della formazione, la domanda siciliana comprende 92.700 persone con istruzione universitaria o provenienti dagli ITS Academy e 110.600 con formazione secondaria tecnico-professionale. Il fabbisogno per la sola Istruzione tecnologica superiore è stimato in 6.500 unità.

Questi numeri riguardano l’intera economia regionale e non possono essere attribuiti automaticamente alla logistica. Indicano però una forte richiesta di profili tecnici, operativi e manutentivi, gli stessi sui quali dovranno competere le imprese impegnate nei trasporti e nelle infrastrutture.

Le infrastrutture richiedono anche competenze

La Sicilia sta attraversando una fase di investimenti infrastrutturali che non ha precedenti recenti. I cantieri della Palermo–Catania–Messina, il potenziamento della Messina–Catania–Siracusa, l’estensione della metropolitana di Catania, gli interventi nei porti di Palermo, Catania, Augusta e nelle altre aree portuali, insieme ai lavori stradali e autostradali, stanno già aumentando la domanda di personale qualificato.

A questa fase di costruzione seguirà quella della gestione. Nuove linee ferroviarie, impianti tecnologici, terminal portuali e piattaforme logistiche avranno bisogno di manutenzione, conduzione e controllo per decenni. Le infrastrutture non producono occupazione soltanto durante il cantiere: generano lavoro stabile quando vengono inserite in un sistema logistico capace di utilizzarle.

Il rischio è che una parte consistente di queste opportunità venga assorbita da personale formato altrove. Non sarebbe una conseguenza inevitabile degli appalti o della presenza di grandi imprese nazionali. Sarebbe il risultato della mancata preparazione di figure professionali disponibili sul territorio.

Scuole tecniche, ITS Academy, università, imprese ferroviarie, autorità portuali e operatori logistici dovrebbero programmare insieme i percorsi necessari, partendo dai fabbisogni reali: conduzione dei mezzi, manutenzione elettromeccanica, segnalamento ferroviario, gestione portuale, dogane, sicurezza, automazione e organizzazione della catena distributiva.

Dodici milioni di inattivi, ma non sono già lavoratori disponibili

Il dibattito nazionale ha richiamato anche il dato degli oltre 12 milioni di inattivi tra 15 e 64 anni. In questa platea rientrano giovani che non studiano e non lavorano, donne rimaste fuori dal mercato occupazionale, persone scoraggiate e lavoratori maturi espulsi dai processi produttivi.

Come ha precisato Massimo Marciani, presidente del Freight Leaders Council, gli inattivi non sono dodici milioni di persone immediatamente disponibili per le imprese. Una parte di questa popolazione può però essere coinvolta attraverso orientamento, formazione, accompagnamento e una diversa organizzazione del lavoro.

Per la Sicilia la questione è ancora più rilevante. L’Isola continua a registrare bassi livelli di occupazione, mentre imprese e cantieri dichiarano di non trovare le professionalità necessarie. Disoccupazione e carenza di personale convivono perché domanda e offerta non si incontrano e perché molti percorsi formativi continuano a essere programmati senza un rapporto sufficiente con le attività produttive.

I 150 mila lavoratori richiesti dalla logistica nazionale non costituiscono una promessa automatica di occupazione. Rappresentano uno spazio che sarà occupato da chi possiede le competenze necessarie. Se la Sicilia vuole trasformare gli investimenti infrastrutturali in lavoro stabile, deve formare adesso le persone che dovranno costruire, gestire e mantenere il sistema dei trasporti dei prossimi decenni.

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Roberto Palermo