Si aprono nuove infrastrutture ferroviarie ma il servizio, in Sicilia, è destinato a rimanere sempre lo stesso.
Durante l’inaugurazione della fermata Libertà lo scorso 28 ottobre abbiamo avuto modo di apprezzare la soddisfazione dell’assessore regionale alla Mobilità, Alessandro Aricò.
Le sue dichiarazioni sprizzavano di gioia e di ottimismo, e sono state impreziosite da un dato, annunciato con profondo ottimismo: nei prossimi anni di “ben 2 milioni di km” la percorrenza dei treni in Sicilia (in questo filmato al minuto 4:10). Grandi numeri, che fanno veramente impressione: lo sapeva bene Marco Polo, che usò la parola “Milione” per il suo best seller sulla magnificenza della Cina scritto oltre 7 secoli fa ed ancora oggi lettissimo. E, come nel caso dello scrittore veneziano, è tutto vero. L’aumento, in effetti, ci sarà, anche se i numeri andrebbero spiegati meglio; proviamo a farlo brevemente noi.
L’assessore Aricò si riferiva ai km*treno, un fattore che si calcola sommando i km percorsi da ogni treno che circola, ogni anno in Sicilia. E’ il dato che, nel contratto di Servizio tra la regione e Trenitalia, si pone alla base della corresponsione del servizio: ogni km/treno la regione paga un tot a Trenitalia (intorno a 11 €/km-treno, per l’esattezza). Quindi maggiori sono i km-treno, maggiore è il contributo regionale ed, in proporzione, i treni circolanti.
Ad oggi, il contratto prevede circa 11,6 milioni di km*treno: tanta roba, ma bisogna considerare tutti i treni circolanti in circa 1300 km di rete, ogni giorno e per 365 giorni l’anno. Il risultato è che, nonostante i numeri apparentemente alti, in Sicilia circolano un quarto dei treni che circolano in Lombardia, che può contare su 4 volte i km-treno disponibili per i suoi utenti.
Si dirà: ma la Lombardia è più popolosa, ed anche questo è vero. Ma i lombardi non sono 4 volte di più dei siciliani, ma “solo” il doppio. Per farla breve, a conti fatti, ogni siciliano ha a disposizione metà del servizio ferroviario su cui può contare un lombardo.
Acquisito questo dato, e compreso come mai ci ritroviamo con servizi ferroviari insoddisfacenti in tutta la regione, non ci vuole molto a comprendere che l’incremento preannunciato dall’assessore regionale (2 milioni di km*treno su 11,6) non raggiunge il 20% del totale. Altro che tanta roba, ma non è finita: a peggiorare il quadro interviene il fattore tempo. Quando l’assessore si riferiva a “i prossimi anni” Aricò intendeva dire quelli di validità del nuovo Contratto di servizio, che sono 10: dal 2024 al 2033. L’incremento di cui sopra è distribuito in questi 10 anni, a scadenze fisse. Per farla semplice, in media, meno del 2% di incremento annuo. Numeri da prefisso telefonico.
Non solo: l’incremento dei km-treno non si giustifica con la naturale tendenza alla crescita della domanda ferroviaria registrata anche in Sicilia (nonostante tutto) ma con la prevista entrata in esercizio di linee attualmente chiuse, come la Palermo-Trapani via Milo e la Caltagirone-Gela.
Chi chiedeva, pertanto, un incremento dei treni sul passante ferroviario di Palermo, miseramente servito da 2 treni/ora, o sullo stesso anello sul quale ricade la fermata pomposamente inaugurata il 28 ottobre scorso dall’assessore, deve rassegnarsi: nulla, se non irrilevanti cambiamenti, per i prossimi 10 anni. Ma neanche , per par condicio, nel resto della Sicilia, dove i cittadini continueranno ad avere la metà dei diritti alla mobilità dei loro connazionali lombardi. Alla faccia di Marco Polo.








