
A Palermo, e in particolare nella zona nord della città, il tema delle opere incompiute torna ciclicamente al centro del dibattito pubblico. Tra queste, spicca il caso di via Aiace a Partanna Mondello, un’arteria ritenuta da anni strategica per la viabilità locale ma ancora oggi priva di completamento.
Secondo quanto riportato anche da recenti notiziari (14 aprile 2026), solo un terzo dei fondi europei disponibili risulta effettivamente utilizzato. A fronte di questo dato, alle richieste dei cittadini e delle associazioni sul mancato completamento di numerose opere la risposta delle istituzioni regionali e comunali resta invariata: “non ci sono soldi”.
Una giustificazione che, tuttavia, appare sempre meno convincente.
In realtà, strumenti come il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) prevedono esplicitamente finanziamenti anche per infrastrutture viarie e interventi legati alla mobilità urbana. A Palermo, diversi progetti sono già in corso o programmati:
Nel complesso, si contano 48 progetti finanziati dal PNRR per un valore superiore a 174 milioni di euro, con scadenza fissata al 2026. A questi si aggiungono ulteriori risorse provenienti dal Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) e da fondi regionali. Ma di via Aiace, nessuna traccia.
Alla luce di questi dati, il problema non sembra essere la mancanza di risorse economiche. Al contrario, emerge una criticità ben diversa: l’assenza di elaborati progettuali adeguati e pronti per essere finanziati.
In ambito europeo, infatti, è noto che progetti solidi e ben strutturati trovano più facilmente copertura finanziaria. Quando le risorse non vengono utilizzate, spesso la causa risiede nella carenza di progettazione, nella lentezza burocratica o nella mancanza di una chiara volontà politica.
A conferma di questo, un dato particolarmente significativo riguarda proprio il Fondo Sviluppo e Coesione: in molti casi si arriva a perdere fino al 50% delle risorse disponibili, non perché manchino i finanziamenti, ma perché non si riesce a dotare le opere di progetti adeguati e cantierabili entro i tempi previsti.
Il caso di via Aiace appare emblematico: un’infrastruttura considerata strategica, ma che non viene portata avanti non per carenza di fondi, bensì per l’assenza di un concreto percorso progettuale e decisionale.
A questo punto la domanda diventa inevitabile: ma l’amministrazione comunale, esattamente, che fa?
Come si può affermare di voler intervenire su Partanna e Mondello, territori direttamente interessati dall’opera, se non si mettono in campo le azioni più elementari e necessarie?
Il problema non riguarda soltanto la viabilità. Da anni, queste borgate convivono con un’emergenza cronica: gli allagamenti, che puntualmente si ripresentano ad ogni pioggia intensa, causando disagi, danni e rischi per i residenti.
Eppure è evidente che infrastrutture come via Aiace non sono opere isolate, ma parte di un sistema più ampio. Strade e collettori fognari sono interventi strettamente collegati, indispensabili per garantire il corretto deflusso delle acque e mettere in sicurezza il territorio. Senza queste opere, ogni dichiarazione di attenzione verso Partanna e Mondello rischia di restare solo sulla carta.
Nonostante l’impegno dell’associazione Aiace e il coinvolgimento delle istituzioni, resta forte la richiesta di un cambio di passo. Le borgate marinare di Partanna, Mondello e Valdesi necessitano di interventi reali: infrastrutture viarie, servizi essenziali, progetti di rigenerazione urbana e iniziative sociali e culturali.
L’appello rivolto alle amministrazioni è chiaro: serve uno sforzo maggiore non tanto nel reperire fondi, quanto nel progettare e realizzare concretamente le opere. Perché, oggi più che mai, il problema non è trovare le risorse, ma decidere di utilizzarle.