
Fonte: liveunict
La Sicilia possiede uno dei patrimoni culturali, paesaggistici e archeologici più importanti del Mediterraneo. Con oltre 1.500 chilometri di coste, una superficie di più di 25 mila chilometri quadrati e un’offerta turistica che spazia dalle città d’arte alle aree naturalistiche, l’Isola dovrebbe rappresentare una delle principali destinazioni europee. Eppure i numeri raccontano una realtà diversa.
Secondo i dati Eurostat sui pernottamenti nelle strutture ricettive, la Sicilia si colloca soltanto al 43° posto tra le 244 regioni dell’Unione Europea classificate a livello NUTS 2, con 17,3 milioni di presenze annue. Un risultato che appare distante non solo dalle regioni leader del turismo continentale, ma anche dalle potenzialità che il territorio siciliano potrebbe esprimere.
A guidare la graduatoria europea sono le Isole Canarie, che sfiorano i 100 milioni di pernottamenti all’anno. Un dato impressionante se si considera che l’arcipelago spagnolo dispone di una superficie inferiore a un terzo di quella siciliana, pur potendo contare su caratteristiche climatiche e costiere in parte assimilabili.
Il dato assume un significato ancora più rilevante se si considera che l’Italia continua a occupare posizioni di vertice nel turismo europeo. Diverse regioni italiane figurano stabilmente tra le prime della classifica continentale grazie a infrastrutture efficienti, collegamenti capillari e una maggiore capacità di trasformare il patrimonio culturale e ambientale in flussi turistici consistenti e continuativi.
Il paradosso è evidente. Da un lato una regione che dispone di siti archeologici unici, città barocche, parchi naturali, vulcani attivi, tradizioni enogastronomiche riconosciute nel mondo e un clima favorevole per gran parte dell’anno; dall’altro numeri che la relegano lontano dalle posizioni di vertice del turismo continentale.
Più che di overtourism, fenomeno che interessa molte delle principali destinazioni europee, la Sicilia dovrebbe interrogarsi sulla capacità di valorizzare pienamente le proprie risorse. La sfida non è limitare i flussi, ma aumentarli e distribuirli meglio nel corso dell’anno, creando le condizioni affinché il turismo diventi un motore di sviluppo stabile e diffuso.
I 17,3 milioni di pernottamenti registrati rappresentano certamente un risultato significativo. Tuttavia, osservati nel contesto europeo e rapportati alle straordinarie potenzialità dell’Isola, raccontano soprattutto quanto ampio sia ancora il margine di crescita di una delle destinazioni più affascinanti del Mediterraneo.
Pietro Massimo Busetta