VIVERE DI SOLO TURISMO? ANCHE NO: SIAMO SOLO AL 43°POSTO IN EUROPA – di P.M. Busetta

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Riceviamo e pubblichiamo volentieri un contributo del prof. Pietro Massimo Busetta sulla condizione reale del turismo in Sicilia e sulle sue possibilità di sviluppo. P.M. Busetta, autore di diversi saggi sull’economia nel Mezzogiorno (qui un suo intervento sul nostro canale Youtube “In Progress” in cui presenta il suo libro “La rana e lo scorpione”), è professore ordinario di statistica economica presso la facoltà di economia dell’Università degli Studi di Palermo, è stato direttore del CIRMET e dell’Istituto di Statistica per la ricerca applicata della stessa università.

Sicilia, il paradosso del turismo: 17,3 milioni di pernottamenti ma solo 43ª in Europa

La Sicilia possiede uno dei patrimoni culturali, paesaggistici e archeologici più importanti del Mediterraneo. Con oltre 1.500 chilometri di coste, una superficie di più di 25 mila chilometri quadrati e un’offerta turistica che spazia dalle città d’arte alle aree naturalistiche, l’Isola dovrebbe rappresentare una delle principali destinazioni europee. Eppure i numeri raccontano una realtà diversa.

Secondo i dati Eurostat sui pernottamenti nelle strutture ricettive, la Sicilia si colloca soltanto al 43° posto tra le 244 regioni dell’Unione Europea classificate a livello NUTS 2, con 17,3 milioni di presenze annue. Un risultato che appare distante non solo dalle regioni leader del turismo continentale, ma anche dalle potenzialità che il territorio siciliano potrebbe esprimere.

A guidare la graduatoria europea sono le Isole Canarie, che sfiorano i 100 milioni di pernottamenti all’anno. Un dato impressionante se si considera che l’arcipelago spagnolo dispone di una superficie inferiore a un terzo di quella siciliana, pur potendo contare su caratteristiche climatiche e costiere in parte assimilabili.

Colpisce anche il confronto con Malta. L’isola-stato, con meno di 600 mila abitanti e appena 56 chilometri di costa, raggiunge circa 11,3 milioni di pernottamenti annui, avvicinandosi ai livelli dell’intera Sicilia nonostante dimensioni territoriali e risorse nettamente inferiori.

Il dato assume un significato ancora più rilevante se si considera che l’Italia continua a occupare posizioni di vertice nel turismo europeo. Diverse regioni italiane figurano stabilmente tra le prime della classifica continentale grazie a infrastrutture efficienti, collegamenti capillari e una maggiore capacità di trasformare il patrimonio culturale e ambientale in flussi turistici consistenti e continuativi.

La Sicilia, al contrario, continua a scontare limiti strutturali che ne frenano la crescita. I collegamenti interni spesso insufficienti, la difficoltà di accesso ad alcune aree, la forte concentrazione dei flussi nei mesi estivi e una permanenza media ancora contenuta impediscono all’Isola di competere ad armi pari con le principali destinazioni europee.

Il paradosso è evidente. Da un lato una regione che dispone di siti archeologici unici, città barocche, parchi naturali, vulcani attivi, tradizioni enogastronomiche riconosciute nel mondo e un clima favorevole per gran parte dell’anno; dall’altro numeri che la relegano lontano dalle posizioni di vertice del turismo continentale.

Più che di overtourism, fenomeno che interessa molte delle principali destinazioni europee, la Sicilia dovrebbe interrogarsi sulla capacità di valorizzare pienamente le proprie risorse. La sfida non è limitare i flussi, ma aumentarli e distribuirli meglio nel corso dell’anno, creando le condizioni affinché il turismo diventi un motore di sviluppo stabile e diffuso.

I 17,3 milioni di pernottamenti registrati rappresentano certamente un risultato significativo. Tuttavia, osservati nel contesto europeo e rapportati alle straordinarie potenzialità dell’Isola, raccontano soprattutto quanto ampio sia ancora il margine di crescita di una delle destinazioni più affascinanti del Mediterraneo.

Pietro Massimo Busetta

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