ALLAGAMENTI, NON È SOLO UN PROBLEMA STRUTTURALE: PALERMO PAGA L’ABBANDONO QUOTIDIANO

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Roberto Palermo
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In attesa di nuovi collettori, l’abbandono ordinario continua a trasformare ogni pioggia in emergenza

Negli ultimi giorni alcuni interventi di stampa hanno riproposto il tema degli allagamenti a Palermo con analisi tecniche interessanti, in particolare l’articolo di Balarm dal titolo Perché quando piove Palermo si allaga: Non solo tombini, la vera causa è un’altra  in cui viene intervistato il geologo Giorgio Cecchini, vicepresidente dell’Ordine dei Geologi di Sicilia, il quale spiega che la questione non può essere ricondotta unicamente alla pulizia delle caditoie ma coinvolge morfologia del territorio, sistema idrico urbano e condizioni strutturali del sistema di smaltimento delle acque piovane.

Di questo annoso problema abbiamo trattato in alcuni articoli, tra cui PALERMO, ANCORA ALLAGAMENTI, ANCORA IMMOBILISMO ED INCURIA () e PALERMO SI ALLAGA ANCORA: LA PIOGGIA È PREVISTA, L’INCURIA PURE, nei quali abbiamo denunciato da tempo come gli allagamenti ricorrenti derivino da una miscela di carenze strutturali e mancanza di manutenzione ordinaria.

In particolare, è bene precisare che Sicilia in Progress non ha mai sostenuto che il problema degli allagamenti sia riconducibile esclusivamente alle caditoie sporche. Che il sistema di smaltimento delle acque piovane di Palermo sia strutturalmente inadeguato, con collettori sottodimensionati, una rete progettata per una città che non esiste più e un territorio profondamente modificato dall’urbanizzazione incontrollata, è un dato incontrovertibile. Proprio per questo motivo, la manutenzione ordinaria non è un dettaglio secondario: è ciò che oggi separa un problema cronico da una catastrofe ricorrente.

QUELLO CHE SI PUÒ FARE SUBITO NON VIENE FATTO

Gli interventi strutturali richiedono progettazione, finanziamenti, cantieri complessi e tempi lunghi, spesso lunghissimi. Nel frattempo, però, non si può lasciare la rete drenante di Palermo senza alcuna manutenzione ordinaria, contando sulla clemenza di Giove Pluvio, al quale scaricare, alla peggio, la colpa dell’ennesimo allagamento. Queste infrastrutture, come tutte, hanno bisogno di una manutenzione accurata e programmata con cadenza quotidiana:  caditoie ostruite da terra, foglie, sabbia e rifiuti, griglie completamente sigillate e pozzetti mai ispezionati non sono eventi occasionali, ma una condizione diffusa e visibile per mesi.

Soprattutto, suggeriamo noi, con l’approssimarsi dela stagione estiva, durante la quale la pioggia è scarsa, la polvere si accumula, i detriti restano sulle strade e la pulizia è episodica o del tutto assente. Quando arrivano le prime piogge, spesso improvvise e intense, l’acqua non trova vie di deflusso, anche laddove il sistema, pur insufficiente, potrebbe almeno parzialmente funzionare. Il risultato è quello che capita puntualmente nei mesi di settembre, agosto e, a volte, anche a luglio: strade trasformate in fiumi dopo piogge modeste, non dopo eventi eccezionali.

IL PERICOLO DI UN RACCONTO COMODO

Mettere l’accento solo sui collettori significa lanciare un messaggio pericoloso: fino a quando non avremo nuove infrastrutture, sarebbe “normale” che Palermo si allaghi. Non è così. Un sistema strutturalmente fragile può essere gestito, tamponato e reso meno vulnerabile attraverso una manutenzione costante, programmata e preventiva. Trascurare questo aspetto amplifica artificialmente il danno e rende ingestibile qualunque precipitazione, anche modesta.

Il punto che continuiamo a ribadire da anni è semplice, ma evidentemente scomodo. Palermo non si allaga solo perché i collettori sono sottodimensionati. Palermo si allaga perché a un problema strutturale si somma un abbandono quotidiano. È questa combinazione che produce l’effetto devastante: strade impraticabili, sottopassi chiusi, automobilisti intrappolati, attività commerciali danneggiate, il tutto senza bisogno di piogge eccezionali o allerte meteo estreme.

NON SI PUÒ ATTENDERE IL FUTURO IGNORANDO IL PRESENTE

Invocare nuovi collettori è giusto. Pretendere una pianificazione seria è doveroso. Ma usare i tempi lunghi delle opere pubbliche per giustificare l’inerzia quotidiana è inaccettabile. La manutenzione ordinaria costa meno, è immediatamente realizzabile, rientra nelle responsabilità dirette dell’amministrazione e può ridurre sensibilmente gli allagamenti già oggi. Non è la soluzione definitiva, ma è l’unica risposta concreta possibile nell’attesa di interventi strutturali.

Palermo non può permettersi di aspettare anni continuando ad allagarsi “perché mancano i collettori”. La città ha bisogno di una visione sul lungo periodo, ma anche di cura quotidiana, adesso. Perché quando l’acqua invade le strade dopo pochi millimetri di pioggia, il problema non è solo ciò che manca sotto terra, ma tutto ciò che viene ignorato in superficie, giorno dopo giorno.

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Roberto Palermo