Palermo sotto assedio: allagamenti ricorrenti e manutenzione “a metà”

Ancora una volta Palermo si è ritrovata sott’acqua. Il temporale che ha colpito la città nella giornata di venerdì 26 settembre ha trasformato in torrenti numerose strade, mettendo in ginocchio la viabilità e riportando d’attualità un copione ormai noto: precipitazioni intense, caditoie intasate, allagamenti diffusi e polemiche sulla prevenzione.

Via Messina Marine è tornata a essere uno degli epicentri del disastro, come accade puntualmente a ogni pioggia più consistente. Automobilisti bloccati, tombini saltati e carreggiate sommerse hanno reso evidente quanto poco sia cambiato rispetto agli anni passati. Altri quartieri – dalla Zisa a Borgo Nuovo, fino a corso Calatafimi e viale Regione Siciliana – hanno registrato situazioni analoghe, con disagi e rallentamenti diffusi.

Manutenzione e pulizia, queste sconosciute

La spiegazione, come segnalato da molti residenti e osservatori, è semplice quanto inquietante: le caditoie, che dovrebbero garantire il corretto deflusso dell’acqua piovana, risultano impreparate proprio al momento in cui servirebbero. È la prova che non vengono pulite con la necessaria regolarità durante la stagione estiva, quando la sporcizia si accumula e, in assenza di precipitazioni, non viene naturalmente trascinata via. Così, al primo nubifragio, le strade diventano fiumi.

Nei giorni scorsi il Comune e l’Amap hanno più volte rivendicato interventi di manutenzione e la collaborazione con le aziende partecipate Reset e Rap per la rimozione dei detriti superficiali. L’Amap, in particolare, aveva annunciato per l’estate un piano di pulizia programmata delle caditoie in diversi quartieri della città, incluso l’asse di viale Regione Siciliana e alcune aree periferiche, ma gli eventi di questi giorni mostrano come tali interventi non siano stati sufficienti a garantire la piena efficienza del sistema.

Le operazioni, spesso concentrate nelle settimane che precedono l’autunno, sembrano più rispondere a un calendario formale che a una strategia di prevenzione continua. La manutenzione programmata, in altre parole, resta episodica: non è strutturale, non è costante e non riesce a tenere il passo con l’accumulo di rifiuti, foglie e residui che ostruiscono tombini e condotte.

Non solo collettori

Ciò, ovviamente, a monte dei collettori obsoleti che da anni aspettano un adeguamento alle dimensioni che la città ha raggiunto da quando, spesso 60 anni fa, essi vennero realizzati. E che sono parte del problema, non l’unica e sola motivazione. A tal proposito, andrebbe ricordato al presidente di AMAP, Giovanni Sciortino, sentito al proposito da Palermo Today (articolo QUI) che il collettore nord-ovest è stato bloccato diversi decenni fa da un discutibilissimo parere, rimanendo senza sbocco a mare. Elemento, quest’ultimo, indispensabile per allontanare le acque meteoriche… E’ quanto abbiamo raccontato in un nostro articolo-inchiesta suddiviso in due parti.

E’ normale dedurre che il piano comunale anti-allagamenti, che prevede nuovi collettori fognari e un sistema di monitoraggio più moderno, rischia di restare un progetto sulla carta, peraltro di lungo periodo. Nel frattempo, la rete fognaria – datata e sovraccarica – continua a mostrare i suoi limiti, mentre i cittadini assistono ogni anno allo stesso scenario: prime piogge, strade sommerse, polemiche e promesse di interventi.

Il ripetersi degli allagamenti nelle stesse zone – in particolare lungo via Messina Marine – conferma che il problema non è episodico ma strutturale. Lo stesso tratto di strada era finito sott’acqua anche nel 2023, con identiche dinamiche e disagi (PalermoToday).

Noi di In Progress avevamo già denunciato tutto questo nei nostri articoli. In “Palermo si allaga ancora, la pioggia è prevista: l’incuria pure” (leggi qui) avevamo messo in evidenza come ogni precipitazione diventi puntualmente una prova della mancata programmazione e della superficialità degli interventi estivi.
E già nel 2020, all’indomani degli ingenti allagamenti nella circonvallazione di metà luglio, avevamo scritto “I negazionisti degli allagamenti” (leggi qui), denunciando la tendenza a minimizzare, anche per basse motivazioni politiche, un fenomeno che invece si ripete con costanza.

Palermo paga così un doppio prezzo: quello immediato dei disagi e dei danni materiali, e quello, più profondo, di una gestione che sembra inseguire le emergenze invece di prevenirle. La “preparazione” annunciata ogni anno rischia di restare una formula retorica finché la manutenzione non diventerà un processo continuo, capace di affrontare la causa e non soltanto l’effetto.