Progetti in crescita ma ostacoli enormi: autorizzazioni lente, reti elettriche fragili, comuni senza competenze. La transizione rischia di restare sulla carta.

La Sicilia avrebbe tutte le condizioni per diventare leader nelle rinnovabili: sole e vento non mancano, i costi dell’energia sono tra i più alti d’Italia e molte famiglie vivono in condizioni di povertà energetica. In teoria, le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) dovrebbero essere la risposta: gruppi di cittadini, enti locali e imprese che si associano per produrre e condividere energia pulita, riducendo spese e dipendenza dal fossile. La realtà, però, è molto diversa.

Lo stato delle CER in Italia

Secondo i dati diffusi dal GSE, a marzo 2025 risultavano attive in Italia soltanto 212 comunità energetiche, collegate a 326 impianti, per una potenza complessiva di circa 18 megawatt e con 1.956 utenze coinvolte (rinnovabili.it). Il rapporto Energy & Strategy del Politecnico di Milano evidenzia che le regioni più attive sono Piemonte, Lazio, Sicilia e Lombardia, ma i numeri restano estremamente bassi rispetto al potenziale nazionale (rinnovabili.it). Nel Mezzogiorno si concentra circa il 30% delle comunità attive, con 62 CER e 84 impianti per 5,9 megawatt di potenza installata (kireti.it). Il quadro è chiaro: la transizione dal basso è ancora lontana dagli obiettivi fissati dal PNRR e dall’Europa, e in Sicilia le difficoltà si sentono più che altrove.

Le difficoltà dell’isola

Avviare una comunità energetica in Sicilia significa affrontare un percorso pieno di ostacoli. Le procedure autorizzative sono lunghe e frammentate, passando da Comuni, Soprintendenze e distributori elettrici, con tempi che spesso superano l’anno anche per piccoli impianti fotovoltaici. Le reti elettriche sono fragili e in molti casi già sature: diversi comuni hanno ricevuto da Enel Distribuzione risposte negative alle richieste di allaccio, o condizioni talmente onerose da bloccare i progetti. A questo si aggiunge la mancanza di competenze tecniche nei piccoli municipi, che spesso non hanno uffici capaci di seguire bandi e progettazioni. Il meccanismo degli incentivi, sebbene definito dal GSE, resta poco accessibile per cittadini e piccole imprese, scoraggiati dalla complessità delle procedure e dai tempi di ritorno sugli investimenti. E mentre in altre regioni si sono attivati sportelli regionali per accompagnare i comuni, in Sicilia manca ancora una cabina di regia che faccia da guida.

L’esempio di Ferla

Qualche segnale positivo arriva da Ferla, in provincia di Siracusa, che ha attivato una delle prime CER pubbliche dell’isola. Un impianto fotovoltaico su edifici comunali alimenta strutture pubbliche e famiglie, generando risparmi e riducendo le emissioni. Il sindaco Michelangelo Giansiracusa ha definito l’iniziativa “non solo energia, ma un nuovo modo di pensare la comunità”. Ma lo stesso primo cittadino ammette che, senza un sostegno strutturale e continuità di risorse, esperienze come questa rischiano di restare isolate.

Il confronto con altre regioni

Guardando al resto del Paese, emergono differenze sostanziali. In regioni come Piemonte ed Emilia-Romagna le comunità energetiche si stanno diffondendo più velocemente, grazie a sportelli dedicati, normative semplificate e un supporto tecnico costante ai comuni. In Sicilia, invece, la distanza tra potenzialità e realtà resta abissale: tanti progetti annunciati, pochi realizzati, e un rischio concreto che la transizione energetica dal basso non parta mai davvero.

Il rischio dell’occasione mancata

La Sicilia ha tutte le risorse naturali per guidare la transizione energetica e le comunità energetiche potrebbero essere il modello ideale per ridurre bollette, creare coesione sociale e valorizzare le energie rinnovabili. Ma se non si semplificano le regole, se non si rafforzano le reti elettriche e se non si offrono strumenti concreti ai comuni, questa opportunità rischia di restare sulla carta. Le comunità energetiche potrebbero cambiare il volto dell’isola, ma oggi sono soprattutto il simbolo di un potenziale soffocato dalla burocrazia.