La proposta rilanciata dall’associazione Restare parte da un problema reale, ma attribuisce a una nuova infrastruttura aeroportuale effetti economici tutt’altro che scontati. Dalla domanda di trasporto al cargo, fino al rapporto con la nuova ferrovia AC: sono molti gli elementi che non convincono.
Un grande aeroporto intercontinentale nel centro della Sicilia, tra Enna e Caltanissetta, per contrastare lo spopolamento, rilanciare l’economia delle aree interne e alleggerire il sistema aeroportuale dell’Isola.
È la proposta avanzata dall’associazione Restare e pubblicata da Il Caffè Quotidiano. Secondo i promotori, la posizione centrale consentirebbe di raggiungere lo scalo in tempi relativamente contenuti da gran parte della Sicilia, mentre la disponibilità di spazio permetterebbe la costruzione di lunghe piste destinate anche ai voli intercontinentali e al traffico cargo.
Il problema dello spopolamento della Sicilia centrale è drammaticamente reale. Ma proprio perché il problema è serio, le risposte dovrebbero essere sostenute da analisi altrettanto serie. E, francamente, sull’utilità di un nuovo grande aeroporto nel cuore dell’Isola abbiamo perplessità enormi.
La centralità geografica non è centralità trasportistica
Un equivoco ricorrente nella pianificazione delle infrastrutture è quello di confondere il centro geometrico di un territorio con il centro della domanda di trasporto.
Gli aeroporti, da che mondo è mondo, si realizzano, magari anche a distanza dai centri urbani, dove possono intercettare bacini di utenza consistenti, caratterizzati da popolazione, attività economiche, turismo, relazioni internazionali e domanda di mobilità.
Anche la normativa europea, quando valuta il bacino di utenza di uno scalo, ragiona normalmente in termini di catchment area, cioè di mercato geografico servito, prendendo come riferimento indicativo circa 100 chilometri o 60 minuti di viaggio e considerando anche le caratteristiche degli aeroporti concorrenti.
La domanda, quindi, dovrebbe essere molto semplice: quale traffico dovrebbe alimentare un grande aeroporto intercontinentale nel centro della Sicilia?
La presenza di una pista da 3.500 metri non genera automaticamente i Boeing 777, gli Airbus A350 e i collegamenti con New York, Dubai o Singapore. Prima vengono i passeggeri, poi le compagnie aeree decidono se esiste una convenienza economica per aprire le rotte. Pensare il contrario significa invertire il rapporto tra domanda e offerta.
È vero che la Sicilia centrale necessita urgentemente di infrastrutture, servizi e collegamenti. Ma non qualsiasi infrastruttura produce sviluppo per il solo fatto di essere costruita.
Crotone e Foggia, per citare due casi del Mezzogiorno dotati di aeroporto, sono lì a ricordarci che la semplice presenza di una pista e di un terminal non costituisce, da sola, una politica economica. L’aeroporto può accompagnare la crescita di un territorio, ma difficilmente può crearla dal nulla.
La non indifferente situazione geomorfologica
Qualche dubbio solleva anche la condizione del territorio, in un’area che va dal collinare al montuoso, solcata da profonde vallate torrentizie. Dove l’hanno vista, quelli di Restare, la ” piana tra Enna e Caltanissetta” a cui si accenna nell’articolo?
Ricordiamo a costoro, il cui impegno nel cercare di risollevare le sorti dell’Isola è senz’altro ammirevole, un pò meno la conoscenza delle tecniche ingegneristiche, che l’auspicata pista da 3.500 metri deve avere andamento rettilineo e pendenza limitatissima, a meno di non pensare a soluzioni avventurosa da Ande peruviane. Senza contare che gli stessi piazzali per ospitare gli Boeing 747, ma anche aeromobili meno impegnativi, devono avere dimensioni enormi e, ovviamente, pianeggianti.
Spianare le colline? Deviare i fiumi? Si può fare, ma a quale prezzo? Non ci riferiamo soltanto agli oneri finanziari (che comunque sarebbero spropositati), ma anche a quelli ambientali, rispetto ai quali la sensibilità odierna non è di certo un aspetto trascurabile. Ricordiamoci che il ritorno economico di questo gigantesco investimento infrastrutturale deve essere superiore alla spesa, in un’analisi costi-benefici nella quale questi ultimi vanno stimati sulla base delle considerazioni precedenti.
L’illusione del cargo
Ancora più debole ci sembra l’argomento del trasporto merci. Non nuovo quando si parla di aeroporti siciliani, tanto è vero che la soluzione “cargo” è stata ipotizzata per “salvare” l’aeroporto di Comiso. Anche in quel caso, abbiamo espresso tutte le nostre perplessità
Ma il trasporto aereo delle merci è un mercato estremamente particolare e, a quanto pare, del tutto sconosciuto non soltanto alla gente comune, ma anche ai presunti “esperti di trasporti” che affiancano e consigliano i nostri più autorevoli governanti regionali. Ci verrebbe da dire che i risultati sono sotto gli occhi di tutti, ma un “sorvoliamo” in questo caso ci sta tutto.
Andiamo ai numeri, che non fanno politica e non usufruiscono di raccomandazioni: secondo la stessa IATA, meno dell’1% del commercio mondiale, calcolato in peso o volume, viaggia per via aerea. Allo stesso tempo, quel quantitativo rappresenta circa un terzo del commercio mondiale in valore. Il motivo è evidente: sugli aerei viaggiano prevalentemente merci leggere, costose, urgenti o deperibili, come prodotti farmaceutici, componenti elettronici, semiconduttori e altri beni per i quali la rapidità giustifica costi di trasporto molto elevati. Non è possibile trasformare automaticamente in cargo aereo la produzione agricola, industriale o manifatturiera di un territorio, ammesso che ci sia.
Il perchè, è presto detto: un aeroplano, banalmente, deve volare. E per volare deve limitare il peso trasportato, mentre consuma una quantità di energia molto elevata per ogni unità di massa movimentata rispetto ai sistemi terrestri e marittimi. Spesa che si giustifica solo se quella unità di massa ha un valore molto alto.
Un dettaglio che, per inciso, andrebbe ricordato anche a certo ambientalismo che riesce a mobilitarsi contro una nuova linea ferroviaria o contro un collegamento stabile, salvo poi considerare ogni nuovo aeroporto come una possibile occasione di sviluppo.
Ed è esattamente per questo motivo che si investono miliardi nelle ferrovia ad Alta Capacità (AC). Perchè il treno era e rimane il mezzo di trasporto più economico e meno inquinante per il trasporto delle merci.
La vera infrastruttura per la Sicilia centrale è già in costruzione
La ferrovia AC Palermo-Catania-Messina rappresenta il principale intervento ferroviario in corso in Sicilia, ultima tratta meridionale del Corridoio europeo TEN-T Scandinavo-Mediterraneo, l’asse che attraversa l’Europa da nord a sud e che, una volta completato, conferirà finalmente all’isola la continuità infrastrutturale di cui attualmente soffre, eliminando la discontinuità dello Stretto attraverso il Ponte. Un’infrastruttura strategica in grado di rilanciare realmente l’economia del territorio, come è già successo altrove.
È questa, a nostro parere, la prospettiva sulla quale dovrebbe puntare la Sicilia centrale: diventare parte di un grande asse europeo per passeggeri e merci, collegato ai porti, agli interporti, alle aree industriali e ai mercati continentali.
A ferrovia completata, inoltre, Enna e Caltanissetta saranno rispettivamente a circa mezz’ora e 45 minuti dall’aeroporto di Fontanarossa. E, in caso di emergenze, fortunatamente rarissime, potranno raggiungere anche il Falcone-Borsellino in tempi egregi, grazie non soltanto alla nuova linea ferroviaria, ma anche al Passante ferroviario di Palermo, che consente il collegamento diretto con lo scalo aeroportuale.
I collegamenti non avverranno attraverso gli attuali treni regionali, ma attraverso le moderne “Frecce” o altri convogli ad alta velocità. Treni in grado di raggiungere in poco tempo il continente, attivando sinergie sociali e rapporti economici oggi sconosciuti in tutta l’area interna dell’isola.
Senza realizzare improbabili nuovi scali aeroportuali, si otterrebbe quella connettività che, alla luce delle più moderne teorie trasportistiche, rappresenta il più formidabile volano per il rilancio dell’economia dei territori. In sua assenza, oggi, registriamo purtroppo il crescente spopolamento della Sicilia, soprattutto nelle sue aree interne. Lo evidenziamo da anni, come principale problema su cui concentrarci, e fa piacere che qualcun altro se ne sia accorto.
Ma pensare di risolvere tutto con un aeroporto è ingannevole e illusorio, oltre ad essere tecnicamente insostenibile.








