CRISI IDRICA, I NODI VENGONO AL PETTINE. MA PURTROPPO, E’ SOLTANTO L’INIZIO…

Published by
Siciliainprogress
Share

A Caltanissetta la gente per strada da 11 giorni. Si accende la polemica politica, ma non si intravede nessuna soluzione per una crisi idrica fin troppo prevedibile

La situazione è talmente tesa che il sindaco di Caltanissetta Walter Tesauro, qualche giorno fa, ha accusato un malore durante la diretta della trasmissione L’aria che tira su La7 sull’emergenza idrica che da mesi sta colpendo la città. Soccorso prontamente, il primo cittadino si è ripreso dopo pochi minuti.

La cosa che preoccupa è che all’orizzonte non si intravede alcuna soluzione. Nè, come ha spiegato in un articolo (che ha fatto clamore) l’ing. Roberto Di Maria, basteranno le piogge autunnali a risolvere una crisi di tal dimensione: d’altronde, abbiamo avuto due mesi estivi, agosto e settembre, tra i più piovosi mai registrati negli ultimi 20 anni, con punte molto elevate di piovosità, per ironia della sorte, proprio nella Sicilia centrale. Con i risultati deludenti che possiamo constatare: poca l’acqua negli invasi e distribuzione razionata.

Le dichiarazioni di Musumeci e le conseguenti polemiche

Non rassicurano di certo le parole del ministro della Protezione civile Nello Musumeci che, come abbiamo riferito anche noi di In Progress, ha rammentato che ci vorranno anni per risolvere la crisi idrica in Sicilia. Lo sapevamo, e lo abbiamo spiegato proprio noi quali sono i problemi strutturali che non consentono tempi brevi. Non sappiamo, invece, (o forse non lo ricordiamo), cosa abbia fatto l’attuale ministro per risolvere tale situazione quando era Presidente della Regione

Se lo chiede anche l’ex sindaco di Caltanissetta, Roberto Gambino, attuale consigliere comunale che ha dichiarato a Livesicilia.it:

A proposito dell’emergenza idrica a Caltanissetta e delle proteste di questi giorni, il ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci ha detto di avere fatto di più dei suoi predecessori perché ha fatto redigere il progetto di completamento della diga Blufi e opere di completamento di altri invasi. Ebbene, il ministro in enorme difficoltà ha risposto con delle falsità”.

“Mi dispiace – continua Gambino – per il ministro ed ex presidente della Regione Siciliana, ma da quanto appreso da autorevoli fonti regionali, soltanto adesso si sta iniziando a redigere uno studio di fattibilità per la diga in questione e quindi non esiste nessun progetto. Il sistema Blufi è rappresentativo della incapacità di governare la Sicilia degli ultimi cinquanta anni, un sistema dove è stato realizzato il potabilizzatore (mai entrato in funzione) e un acquedotto, ma manca la diga, in altri casi ci sono le dighe ma mancano i potabilizzatori e gli acquedotti”.

Musumeci, nella “qualità di ministro – aggiunge – ci viene a raccontare che è necessaria una programmazione delle opere, ma lui per cinque lunghi anni dove è stato? Io al posto suo manterrei il silenzio perché è colpevole della mancanza dell’acqua nei rubinetti dei nisseni, alla stessa stregua dei suoi predecessori e del suo successore”.

Gambino accusa anche l’attuale governatore della Sicilia, Renato Schifani. “La responsabilità di tutto ciò – dice l’ex sindaco – è oggi in parte di Caltaqua, in grandissima parte di Sicilacque e in massima parte del presidente della Regione che non si può limitare a mandare in giro per la Sicilia il suo ‘proconsole’ Salvo Cocina a diffidare i sindaci a cercare i pozzi, forse l’ingegnere Cocina pensa che i sindaci siano dei rabdomanti?”.

La ricerca, tardiva, dei pozzi

E infatti, non è passato molto tempo da quando il responsabile della Protezione Civile regionale ha rimproverato i sindaci per non aver fatto abbastanza, individuando risorse idriche locali, ovvero pozzi da requisire o scavare ex novo. Mentre la Regione pensava di portare l’acqua nelle case di Licata con un costosissimo trasporto via mare, a cui poi, fortunatamente, si è rinunciato. Dopo, però, aver ricevuto un salatissimo conto dalla Marina Militare.

«I sindaci conoscono il territorio – ha affermato Cocina due giorni fa – non lo conosco io. A Caltanissetta la situazione è difficile perché l’acqua è sulfurea, gessosa, quindi acqua non buona. In questo momento i pozzi trovati sono una ventina. Bisognerebbe comunque mettere i pozzi in funzione entro novembre. Nelle more onestamente non vedo altre soluzioni per aumentare la dotazione di acqua”.
E se non le vede lui, significa che siamo messi veramente male.

Non è tenero con la regione neanche il coordinatore regionale di Sud chiama Nord, Danilo Lo Giudice, che in una dichiarazione di ieri, sabato 28 settembre 2024 se la prende proprio con Cocina

“Ho letto ieri le dichiarazioni di Salvo Cocina, ingegnere capo della Protezione Civile e coordinatore della cabina di regia, che invita i sindaci a essere solerti nell’individuare nuovi pozzi. Ma Cocina sa davvero quali sono i tempi ordinari a cui i sindaci sono costretti a sottostare?”

Parole condivisibili, ma occorre dire che i pozzi possono anche essere requisiti, con i poteri dei sindaci nella qualità di responsabili per la salute pubblica. Quanti lo hanno fatto?

Poteri speciali non sfruttati dalla Regione

Ma Lo Giudice non si ferma qui, e punta il dito contro il governo regionale:

“La crisi idrica in Sicilia, ampiamente prevista già nel 2022 con un drammatico crollo delle piogge, ha raggiunto il suo apice nel 2024, come ampiamente preannunciato dai report regionali e nazionali. Nonostante ciò, il governo regionale guidato da Schifani ha dimostrato gravi ritardi e inefficienze nella gestione della situazione, una mancanza di visione che ha aggravato le difficoltà per la popolazione e l’agricoltura”.

“Solo nell’aprile 2024 – aggiunge – è stata avanzata la richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza, arrivata a maggio, con l’estate alle porte. La delibera regionale dell’11 marzo 2024 aveva dichiarato lo stato di emergenza per sei province siciliane, ma senza risorse adeguate o deroghe sufficienti. Il governo nazionale, con l’ordinanza della Protezione Civile del 19 maggio 2024 ha conferito a Schifani poteri straordinari, assegnando 20 milioni di euro. Tuttavia, nessuna delle deroghe previste è stata utilizzata e i sindaci non sono stati nominati soggetti attuatori”.

Un quadro a tinte fosche

Insomma, un quadro a tinte fosche. Al di là delle speculazioni politiche, è evidente che per risolvere questa crisi idrica non si sta facendo abbastanza. Anzi, non si è fatto nulla, soprattutto in passato, quando si poteva e si doveva provvedere. Oggi non si può pensare di riparare improvvisamente centinaia di chilometri di condutture vetuste, di collaudare le 27 dighe su 40 che non possono funzionare a pieno regime e rendere disponibili a regime decine di pozzi appena individuati. Nè di realizzare impianti di riuso delle acque depurate ad uso irriguo, ma neanche di collaudare e mettere a regime quelli già pronti. Ma l’impressione è che, incredibilmente, si continui a sottovalutare il problema.

Con un sistema di raccolta, stoccaggio e distribuzione delle risorse idriche che, sostanzialmente, non funziona, diventa persino futile attendersi una piovosità particolarmente generosa nei prossimi mesi. Può piovere ininterrottamente fino a Natale, ma se poi siamo costretti a buttare a mare l’acqua delle dighe non collaudate, come è successo più volte negli anni passati, all’inizio dell’estate prossima ci ritroveremo esattamente nelle condizioni attuali. Figuriamoci se dovesse piovere molto meno, come già si prevede da qui all’inizio del 2025.

E, per favore, non cerchiamo scuse ridicole. Magari evitando di dare la colpa all’evaporazione dell’acqua, come hanno fatto, improvvidamente, alcuni organi di informazione. Ignari che il fenomeno esiste da qualche miliardo di anni, ovvero quanto basta per valutarne le conseguenze da parte di chi gestisce i sistemi idrici e ne calcola la capacità.

Aspettiamoci, quindi, nuove proteste, e non solo a Caltanissetta. A proposito, dal 7 ottobre sarà razionata la distribuzione di acqua persino a Palermo. Città già allagata dalle prime piogge autunnali, come avviene regolarmente ogni anno di questi tempi. A dimostrazione, ancora una volta, che la colpa non è di Giove Pluvio.

Published by
Siciliainprogress