
fonte: Rainews.it
L’articolo di MeteoWeb che riporta il terzo rapporto redatto per la Protezione Civile dal team del professore Nicola Casagli ci racconta un quadro desolante: secondo gli esperti, il versante interessato dalla frana di Niscemi non è più stabilizzabile in modo definitivo.
Non è una valutazione generica, ma la sintesi di un’analisi geologica precisa. Il fenomeno interessa un intero sistema di versante, caratterizzato da una struttura intrinsecamente fragile e una dinamica che non è superficiale ma profonda. A questo si aggiunge un elemento decisivo: l’acqua. Le infiltrazioni, nel tempo, hanno progressivamente ridotto la resistenza dei terreni, alterando l’equilibrio complessivo del pendio.
La relazione, è chiarissima: “Le analisi condotte confermano che, a causa delle dimensioni del sistema franoso, della profondità delle superfici di scivolamento e delle caratteristiche geologiche dei terreni coinvolti, non è tecnicamente possibile conseguire una stabilizzazione definitiva dell’intero versante mediante interventi strutturali estensivi.”
In queste condizioni, spiegano gli esperti, non si può far altro che controllare la situazione: “Si raccomanda pertanto di adottare un approccio integrato per la gestione del rischio residuo che combini misure di Protezione civile, monitoraggio strumentale continuo, delocalizzazioni e interventi di mitigazione strutturale, al fine di ridurre progressivamente l’esposizione al rischio del centro abitato e delle infrastrutture“
Il rammarico è grande, perchè, come sappiamo, questo dissesto ha radici profonde. Non possiamo non dedurre che se si fosse intervenuti prima, limitando le infiltrazioni e monitorando in modo sistematico il comportamento del pendio, oggi probabilmente non si parlerebbe di una massa in movimento di dimensioni così mostruose. La stabilizzazione, o almeno una significativa riduzione del rischio, sarebbe stata possibile. Ed è qui che torna un tema che abbiamo già affrontato su Sicilia in Progress: l’immobilismo.
Si tratta di almeno trent’anni in cui le criticità erano note, gli studi disponibili, i segnali evidenti. Eppure, a fronte di questa conoscenza, non si è fatto nulla, pur avendo i finanziamenti disponibili: a dimostrazione, e ancora ce ne fosse bisogno, che il famoso “non ci sono i soldi” è soltanto una bufala. Abbiamo ricostruito tutto in questo articolo qualche giorno fa.
Il punto, ormai, è chiaro: un dissesto di questo tipo non nasce all’improvviso. Si costruisce nel tempo. E quando lo si lascia evolvere per decenni, arriva un momento in cui non è più possibile fermarlo.