Frana di Niscemi, alla Regione aspettavano che fosse il Comune a progettare un intervento che fermasse il dissesto da 350 milioni di metri cubi!

Riportiamo integralmente il comunicato della Regione Siciliana, intitolato: Frana di Niscemi, Ufficio contro il dissesto: «Dal Comune nessun progetto attuabile» e proponiamo, di seguito, la nostra riflessione su quanto vi si asserisce.

Il comunicato

“In riferimento alle notizie relative all’inchiesta della Procura di Gela sulla frana di Niscemi, la Struttura commissariale per il contrasto del dissesto idrogeologico in Sicilia precisa che non dispone di autonomia decisionale nel finanziamento degli interventi, ma opera esclusivamente nel rispetto di specifiche condizioni procedurali.

In particolare, l’iter prevede che l’ente proponente (Comuni o Liberi consorzi) presenti un progetto che, una volta validato dall’Autorità di bacino della Regione (la quale ne verifica la coerenza con la pianificazione vigente), viene inserito nella piattaforma Rendis. Solo a questo punto, e in funzione delle risorse via via disponibili, il progetto può essere finanziato secondo criteri di priorità legati al grado di rischio o pericolosità e alla cantierabilità.

Nel caso di Niscemi, nell’arco di nove anni non è pervenuta alla Struttura commissariale alcuna richiesta conforme a tali requisiti, neppure a seguito della frana del 2019. Con riferimento, in particolare, al progetto di “Stabilizzazione e consolidamento del versante ovest del centro abitato (Zona Belvedere)”, relativo all’area interessata dalla frana dello scorso gennaio e del valore di 4,8 milioni di euro, l’Autorità di bacino ha richiesto per due volte – il 14 settembre 2021 e il 13 luglio 2022 – l’aggiornamento della documentazione progettuale, necessario per l’adeguamento alle linee guida e l’inserimento in piattaforma Rendis. In assenza di riscontro da parte del Comune non è stato possibile completare l’iter procedurale, con la conseguente impossibilità, per la Struttura commissariale, di procedere al finanziamento dell’intervento.”

Il nostro commento: ma dicono sul serio?

Ma davvero alla Regione pensavano che il Comune di Niscemi fosse in grado di progettare un intervento capace di fermare un dissesto così esteso da provocare una frana di 350 milioni di metri cubi, più grande di quella, tristemente famosa, del Vajont (263 milioni di mc.)?

Davvero non sanno in che condizioni versano gli uffici tecnici di tutti i Comuni dell’isola – e non solo? Strutture spesso sottodimensionate, con carenze croniche di personale qualificato, talvolta appena in grado di redigere un progetto di manutenzione ordinaria, figuriamoci affrontare operazioni complesse di ingegneria geotecnica e messa in sicurezza del territorio. Forse che gli assessorati regionali, improvvisamente, hanno smesso di avere a che fare con i Comuni, e si sono trasferiti su Marte?

Non prendiamoci in giro. Di fronte a eventi di questa portata, scaricare l’onere progettuale sui Comuni è un modo fin troppo comodo per lavarsene le mani. Un meccanismo formalmente corretto, certo, ma sostanzialmente inefficace. E quando si parla di dissesto idrogeologico, questo atteggiamento non è solo discutibile: è pericoloso. Se l’urgenza c’è, occorre intervenire subito, anche in via suppletiva, non aspettare (per nove anni!!!) che “l’ente proponente” rispetti l’iter procedurale!!

Sia chiaro: non anticipiamo giudizi. La Procura di Gela sta indagando e la giustizia farà il suo corso. È auspicabile che lo faccia in tempi rapidi e con chiarezza.

Ma sul piano politico-amministrativo una riflessione è inevitabile. La Regione dovrebbe smettere di limitarsi a fare da “sportello procedurale” e iniziare a svolgere un ruolo attivo. Serve un Ufficio speciale dotato di competenze tecniche elevate, capace di progettare e realizzare direttamente – o quantomeno coordinare in modo stringente – gli interventi di risanamento ambientale e idrogeologico su tutto il territorio regionale. Non si può continuare ad aspettare che i Comuni, quasi per miracolo, presentino progetti che non sono minimamente alla loro portata.

E anche i sindaci, ci si consenta, devono fare la loro parte. Basta con l’illusione di poter risolvere tutto affidando incarichi a tecnici “amici” ma non adeguatamente qualificati. Il risultato, troppo spesso, è sotto gli occhi di tutti: progetti mai completati in tempo utile per ottenere finanziamenti – con parcelle comunque incassate – oppure elaborati tecnicamente fragili, destinati a essere bocciati o a fallire.

Chi scrive, lavorando in questo settore, sa bene di cosa parla. Ed è stufo di assistere a questo stucchevole, deprecabile, pericoloso scaricabarile.