Una discriminazione inaccettabile: un hotel di Ragusa respinge una turista israeliana
Recentemente è emerso un episodio profondamente allarmante: un albergo a Ragusa ha inviato alla turista israeliana Yulia Sharitz — in procinto di soggiornare lì con amici — un messaggio inquietante: “Se ritiene che il suo governo stia agendo in modo appropriato, la preghiamo di cancellare la sua prenotazione…” (ragusa.gds.it). Una vera e propria discriminazione ideologica, che trascende la civiltà e calpesta il principio fondamentale dell’accoglienza.
Questo episodio non si può ridurre a un singolo scivolone; riflette una deriva dell’opinione pubblica contemporanea, dove la condanna a senso unico di Israele (con pochissime eccezioni) per l’intervento militare nella Striscia di Gaza sta gonfiando un pregiudizio antiebraico sommerso. Un sentimento che sembrava relegato sotto il tappeto della nostra coscienza collettiva, ma che ora emerge con veemenza, anche in ambiti dove non dovrebbe mai avere spazio. Il frutto avvelenato di una propaganda che non si è fatta scrupolo di criminalizzare un intero popolo, quello ebraico, allo scopo di riscuotere consensi presso una platea chiassosa che, spesso, non sa neanche dove si trova Israele.
Si continua ad assistere impotenti a un paradosso devastante: mentre l’esercito israeliano interviene a Gaza, divenuta negli ultimi 18 anni una enorme base militare da cui sono partiti continui attacchi, sfociati nella immane tragedia del 7 ottobre 2023 (ricordiamolo: circa 1200 morti e 200 ostaggi), ampie frange del dibattito pubblico rispondono con ostilità e discriminazione, guardandosi bene dal condannare il fanatismo sanguinario dei terroristi palestinesi.
È inaccettabile che una cittadina in cerca di vacanza venga trattata come un’insulto vivente, solo per via della sua nazionalità o presunta adesione politica. Evidenziando il baratro in cui una parte della cittadinanza, anche siciliana, è stata trascinata da una certa retorica tutta interna al mondo occidentale: cieca e sorda alle istanze dell’unica democrazia del Medio Oriente, è riuscita nella difficile impresa di legittimare il terrorismo di Hamas nello stesso momento in cui viene “scaricato” dai Paesi arabi!
Riaccendendo, nel contempo, un antisemitismo che pensavamo debellato dopo la tragedia della Shoah ma che, evidentemente, ha radici profonde.
Dov’è finita la tipica ospitalità siciliana?
Il gesto dell’hotel di Ragusa va stigmatizzato per quello che è: un’inaccettabile discriminazione basata su nazionalità, identità, opinioni politiche ma anche, con tutta probabilità, razza. Negando il dono dell’ospitalità, una volta sacra, soprattutto in Sicilia.
Un atteggiamento aperto al visitatore, da qualsiasi parte provenga, che non può essere certo condizionato dalla morale individuale, da visioni ideologiche o, tanto meno, da discriminazioni razziali. Oggi più che mai, dobbiamo difendere i valori di rispetto, pluralismo e convivenza, anche quando il contesto internazionale è segnato da drammi complessi. Valori che appartengono, peraltro, ad una millenaria tradizione siciliana che l’albergatore ragusano protagonista di questo spregevole gesto ha ignominiosamente calpestato.








