
Forse, per tornare a quanto asserivamo all’inizio, un pò di buon senso avrebbe evitato tutto questo. Il confronto, innanzitutto, che non c’è mai veramente stato. Nè con la città, nè con le professioni, nè con gli oppositori politici.
L’amministrazione, nella convinzione manichea di essere sempre e comunque nel Giusto (ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale…) è andata dritta come un treno, anzi, come un tram. Non si è allarmata neanche dopo la bocciatura, 11 mesi or sono, del mutuo da contrarre, che avrebbe consentito di coprire “opere accessorie” con alcune spese aggiuntive che tali non ci sono sembrate.
In genere non lo sono le spese per la sistemazione di svincoli in cui si insinua, come un’anguilla, una linea tranviaria; non lo sono le spese per spostare i sottoservizi, che, normalmente, si trovano nelle “somme a disposizione” dei progetti; non lo sono gli adeguamenti dei quadri di controllo, dato che l’allargamento della rete non ne può prescindere.
“Sviste” che lasciano perplessi, e che avevano già spinto lo scorso mese di febbraio decine di professionisti, in una nota accorata, a chiedere la revisione del progetto. A partire, guarda caso, proprio dalla linea A. Risposta? Poco più che uno sberleffo (QUI L’articolo relativo).
In agosto, poi, l’allarmante parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Ente che, in questo campo, conta un pò di più della bocciofila di Ballarò. Eppure venne annunciato come “favorevole”, pur riportando almeno una decina di rilievi non da poco: lo abbiamo esaminato in piena estate (qui l’articolo dettagliato), mettendoci, lo confessiamo, le mani nei capelli. Qualcuno, più coinvolto di noi, avrebbe dovuto strapparseli, invece no: tutto va bene, madama la marchesa.
Avanti con il “Sistema tram” come se niente fosse, ed eccoci al dunque, ovvero al voto sul Piano Triennale da parte di un Consiglio Comunale ormai frequentato da ben pochi “yes men” dell’amministrazione Orlando. Non prima di aver ricevuto, proprio questo mese un’altra sonora bocciatura, quella dell’ente validatore, incaricato di verificare che nel progetto ci sono tutti gli elementi per renderlo conforme alla normativa e pronto per l’appalto. Macchè: stessi rilievi avanzati dal Consiglio sup.re dei LL.PP., forse di più, come se non fossero passati altri 5 mesi in cui qualche “aggiustatina” al progetto definitivo poteva pur essere data.
Quindi un finale annunciato, figlio non di 21 (diconsi ventuno) sconsiderati nemici della città, ma di una gestione a dir poco scellerata di tutto il progetto di estensione della rete tranviaria. Una storia che non riguarda gli ultimi mesi, e neanche gli ultimi anni, ma che risale, almeno, alla metà degli anni 90. Fatta di veti (alla metropolitana innanzitutto) e di scelte trasportisticamente discutibili, ma anche di attacchi immotivati a chi si è opposto al disegno tram-centrico di amministratori che non hanno voluto vedere altro: neanche quando si trattava di ponti impraticabili o di bare insepolte. O degli allagamenti, puntuali dopo ogni pioggerella e non ogni 200 anni come qualcuno ha avuto pure il coraggio di sostenere.
Non sono mancati, ovviamente, anche gli attacchi personali, giunti persino a chi scrive. Il quale, va ricordato, sui trasporti pubblici a Palermo eseguiva ricerche ben prima che nascesse il “Sistema Tram”, con rilievi e studi che risalgono al lontano 1993, ovvero ai tempi della tesi di laurea. Lavori giovanili non certo ispirati da appartenenze o coinvolgimenti ideologici ma, casomai, da modelli di calcolo ed algoritmi che, notoriamente, sono esenti da militanza politica. Un requisito del quale faccio anche il sottoscritto fa volentieri a meno.
Altri, abituati a baciar pantofole, non possono dire altrettanto, ed oggi condividono meritatamente il disastro a cui hanno contribuito, cercando di orientare l’opinione pubblica, senza riuscirci. Spesso propalando ridicole bufale: come quella, memorabile, della Unione Europea che finanziava solo tram. Quindi, inutile parlare di metropolitana a Palermo…
Tutto questo ci consegna oggi, anno del Signore 2021, una città stanca e nervosa, ai primissimi posti nelle classifiche mondiali del traffico, con un Azienda di trasporto pubblico sempre più indebitata ed incapace persino di gestire l’assunzione di nuovi, preziosissimi, autisti; che mette 100 bus mediamente per strada anzichè 500.
Speriamo almeno che, con questo voto, si sia data finalmente una svolta a questo andazzo. e che si apra, finalmente, una fase di seria riflessione sulla mobilità palermitana e di vero confronto su basi tecniche e non ideologiche. Di tifo da stadio, accuse e criminalizzazioni del dissenso ne abbiamo abbastanza, nell’anno del Signore 2021.