Iniziati i lavori per l’installazione degli impianti mobili a Gela e Porto Empedocle. Ma i costi, altissimi, sollevano interrogativi sulla reale efficacia della strategia d’emergenza della Regione, mentre le fonti idriche interne restano sottoutilizzate.
Con un investimento che si aggira attorno a 1 milione di euro al mese per ogni impianto, partirà presto, a Gela, il primo dissalatore mobile destinato a fronteggiare la crisi idrica siciliana. I prossimi saranno attivati a Porto Empedocle e Trapani, altre zone considerate “a rischio siccità”. Ma il piano, annunciato con toni risolutivi dal presidente Schifani, si scontra con un dato oggettivo: la Sicilia non è priva d’acqua, lo è solo di una gestione efficiente.
Costi abnormi
Il dissalatore di Gela sarà il primo a entrare in funzione, a partire da luglio, mentre gli altri impianti mobili, già consegnati, sono ancora in attesa degli allacci e delle connessioni alla rete. Quello che più colpisce è il costo stimato dell’acqua dissalata, che oscilla tra 1,50 e 1,70 euro per metro cubo: oltre cinque volte il costo medio della risorsa distribuita da rete idrica. Un dato che dovrebbe far riflettere ma che soltanto “In Progress” e pochi altri hanno evidenziato.
Il bilancio dell’operazione è interamente coperto dalla Regione Sicilia. Per l’avvio e l’allaccio alla rete dei dissalatori Il Governo nazionale ha stanziato altri 20 milioni di euro nell’ambito del decreto emergenze, mentre la gestione, nei mesi successivi, sarà finanziata dalla Regione, con un esborso complessivo già ipotizzato di 24 milioni di euro per i prossimi due anni: un milione al mese. Occorre capire cosa succederà al termine di questo periodo, a dimostrazione che la questione della sostenibilità finanziaria e tecnica dei dissalatori rimane un problema ancora aperto.
Un film già visto
Non è la prima volta che i dissalatori arrivano in Sicilia come “soluzione dell’ultima ora”. Già all’inizio degli anni 2000 alcuni impianti fissi vennero progettati o addirittura realizzati, proprio nei luoghi in cui adesso verranno impiantati i “moduli” nuovi: Gela, Porto Empedocle e Trapani. Furono abbandonati o disattivati tra il 2012 ed il 2015 dopo pochi anni di esercizio a causa dei costi eccessivi, dell’alto consumo energetico e della scarsa efficienza nel lungo periodo. Quello di Trapani, ad esempio, richiedeva circa 30 milioni di euro solo per l’acquisto del gasolio necessario al suo funzionamento. Per quello di Gela la Regione paga ogni anno, ad impianto spento ed in rapido degrado, 10 milioni di euro di debiti pregressi.
Oggi, con le nuove tecnologie e la maggiore urgenza, si è riproposta l’opzione “dissalazione rapida”, ma le criticità restano simili: alto impatto ambientale, logistica complessa e scarsa integrazione con la rete esistente.
Ma, almeno, i dissalatori risolveranno il problema dell’approvvigionamento idrico in Sicilia? Come abbiamo spiegato in una nostra recente inchiesta, le cause profonde della crisi idrica sono da cercare nella cattiva gestione del patrimonio idrico esistente. Le perdite nelle reti arrivano in alcune aree a superare il 50%, gli invasi sono non collaudati o parzialmente pieni, e le infrastrutture – dighe, condotte, impianti – attendono da anni manutenzione o completamento. Uno scenario che suggerisce come l’emergenza non sia tanto idrica quanto gestionale.
Soluzioni strutturali? Si vedrà…
Mentre si investe in dissalatori mobili – temporanei e costosi – si ignorano le soluzioni strutturali che potrebbero garantire approvvigionamento duraturo: il recupero e la manutenzione degli invasi, la digitalizzazione della rete, la lotta alle perdite, l’uso delle acque reflue depurate. In un’isola dove le risorse idriche esistono, ma vengono disperse o inutilizzate, la scelta di affidarsi alla dissalazione rischia di ripetere gli errori del passato.
La Regione punta a “comprare tempo”, ma il timore è che, come già accaduto, i dissalatori vengano accantonati nel silenzio una volta cessata l’emergenza, lasciando irrisolto il nodo vero: un modello di gestione dell’acqua inefficiente, opaco e poco lungimirante.








