La sindaca contraria al Ponte: ma ha visto la sua città?

Dopo l’approvazione del CIPES, il dibattito sul Ponte sullo Stretto si è acceso ancor di più, superando i livelli, già altissimi, di conflittualità che quest’opera ha sempre suscitato. Tra le voci più critiche c’è quella della sindaca di Villa San Giovanni, Giusy Caminiti, ferma nel ribadire il suo no all’opera. Secondo lei, la realizzazione del Ponte, il cui pilone “continentale” ricadrà nel territorio comunale che amministra, porterebbe degrado, consumo di territorio, danni ambientali e conseguenze negative per la comunità. Eppure basta guardarsi intorno per capire che a Villa San Giovanni il vero degrado non è un’ipotesi futura, ma una realtà già presente e tangibile.

Passeggiando tra le vie della città in cui ricade l’approdo dei traghetti da e per la Sicilia, l’immagine che emerge è sconfortante. Il “cambiamento” promesso in campagna elettorale si è trasformato in un lento abbandono: strade sconnesse, erbacce che divorano i marciapiedi, illuminazione insufficiente, servizi che arrancano. Un contesto urbano che non ha nulla a che vedere con la “porta della Calabria” che la città dovrebbe rappresentare. Invece di ergersi a paladina contro un’opera che ancora non esiste, la sindaca dovrebbe confrontarsi con ciò che già oggi umilia la dignità dei cittadini.

Emergenza quotidiana e contraddizioni

La frazione di Cannitello è l’esempio più eclatante: i sui abitanti, lo scorso mese di marzo, hanno chiesto a gran voce un intervento deciso da parte dell’amministrazione comunale, per la situazione venutasi a creare sotto il ponte ferroviario di via Cavour dove i rifiuti si accumulano per settimane, richiamando topi e insetti. Non si tratta di un episodio isolato, ma del sintomo di una gestione ordinaria che manca.

Il consigliere comunale di opposizione Domenico De Marco ha parlato recentemente di “disservizi continui, di disagi per cittadini e bagnanti e di vere difficoltà che una grande parte della cittadinanza ha dovuto subire e sopportare nella totale indifferenza e incapacità gestionale dell’amministrazione Caminiti” denunciando “uno stato di abbandono mai visto in passato”.

E non è tutto. Villa San Giovanni sopporta ogni giorno un traffico pesante che la devasta: decine di migliaia di auto e mezzi attraversano quotidianamente la città, poiché non esiste un collegamento diretto tra gli attracchi dei traghetti e l’autostrada A2. Tir, camion e pullman si riversano per le vie urbane, intasandole e rendendo la vita dei residenti un inferno fatto di smog, rumori e code interminabili. Un flusso costante che il Ponte sullo Stretto potrebbe finalmente eliminare, restituendo vivibilità e respiro a una città da sempre ostaggio del traffico.

Eppure, su questo aspetto, non ricordiamo nessun intervento da parte della sindaca. In compenso, come hanno denunciato ancora i consiglieri di opposizione, sono stati spesi 37.000 euro per un ricorso contro la valutazione VIA-VAS del Ponte sullo Stretto.

Si preferisce quindi evocare scenari di disastri futuri, ignorando la sofferenza del presente. La contraddizione è lampante: chi si batte contro il Ponte per paura del “degrado” non vede quello che ha già sotto gli occhi. Anzi, non si preoccupa di lasciare Villa San Giovanni nel ruolo di città dormitorio e corridoio obbligato per i trasporti.

Quante opportunità, dal Ponte, per Villa…

Ma il Ponte non significa solo infrastruttura e mobilità. Significa soprattutto lavoro e prospettive di crescita. Migliaia di posti diretti e indiretti verrebbero creati già nella fase di cantiere, con un indotto che coinvolgerebbe imprese locali, artigiani, professionisti e giovani tecnici. Un volano occupazionale che Villa San Giovanni e l’intera area dello Stretto non possono permettersi di perdere, dopo decenni di disoccupazione giovanile e di fuga di cervelli.

Il progetto, inoltre, non si limita al collegamento tra le due sponde. Porta con sé un nuovo assetto urbanistico e infrastrutturale che ridisegnerebbe il volto di Villa San Giovanni, alleggerendola dal traffico e valorizzandola come polo strategico del Mezzogiorno. Tra le opere previste, spicca il Centro Direzionale firmato dall’architetto Daniel Libeskind, progettato sul versante calabrese in località Piale (Villa San Giovanni) come parte integrante del progetto del Ponte sullo Stretto: una struttura moderna e innovativa che darebbe alla città un ruolo culturale e fieristico di primo piano, capace di attrarre eventi, investimenti e visitatori. Una trasformazione che andrebbe ben oltre il ponte, restituendo a Villa un’identità nuova, non più solo di passaggio ma di destinazione.

Il Ponte divide l’opinione pubblica, certo. Ma per Villa rappresenterebbe una liberazione concreta e tangibile: un’opera capace di ridurre l’impatto devastante del traffico, di ridare dignità al territorio, di aprire nuove prospettive di sviluppo e di occupazione. Prima di dire no al domani, bisognerebbe avere il coraggio di guardare il presente e ammettere che è proprio l’inerzia amministrativa ad alimentare il degrado. Perché è facile denunciare un pericolo ipotetico: molto più difficile è governare davvero e dare risposte ai cittadini che ogni giorno respirano polvere, convivono con i rifiuti e attendono un futuro diverso.