La Regione vuole mantenere la linea ferroviaria storica ME–CT: esplode la protesta dei sindaci. Fiumefreddo: “Decisione inaccettabile, stravolge il progetto”

La decisione della Giunta Regionale Siciliana di mantenere in esercizio la linea ferroviaria storica Fiumefreddo–Giampilieri manda in fibrillazione l’intera fascia jonica. Con la delibera n. 355 del 20 novembre 2025, la Regione ha dato mandato a RFI di avviare una variante al progetto del raddoppio ferroviario Messina–Catania prevedendo, tra le altre modifiche, la conservazione dell’intera tratta costiera esistente, che secondo gli accordi precedenti avrebbe dovuto essere dismessa.

La delibera, approvata su proposta dell’Assessorato alle Infrastrutture, rende possibile rimodellare il progetto già in esecuzione per consentire, tra l’altro, il collegamento tra la nuova infrastruttura e la linea turistica Alcantara–Randazzo attraverso il mantenimento in esercizio della vecchia linea. Nel documento si legge infatti che RFI potrà procedere mediante:

“mantenimento in esercizio della linea attuale Fiumefreddo–Giampilieri, trasformando le attuali stazioni di Fiumefreddo e Giampilieri in stazioni di bivio”.

Una scelta che rimette in discussione un impianto progettuale definito da anni e già in avanzato stato di realizzazione. Ma che soprattutto spiazza i sindaci dei comuni interessati, la maggior parte dei quali era del tutto ignara della scelta maturata a livello regionale.

Dal testo emerge infatti che la richiesta nasce nell’ambito di un “tavolo tecnico” a cui hanno partecipato la Presidenza della Regione Siciliana, il Sindaco di Taormina, RFI e Italferr, il Commissario straordinario per i lavori, la Protezione Civile regionale ed il Dipartimento regionale Infrastrutture. Taormina a parte, quindi, nessun altro comune interessato dai lavori è stato coinvolto in questa decisione.

Le soluzioni sono state avanzate dall’Assessorato alle Infrastrutture e Mobilità, che – tramite la nota n. 12530 del 7/11/2025 – ha chiesto alla Giunta di esprimere un atto di indirizzo favorevole. RFI ha dichiarato di poter modificare i progetti solo dopo questo atto politico.

La delibera quindi non nasce dai sindaci, né da un’iniziativa tecnica, ma da un indirizzo politico regionale.

2018: la decisione era diversa. E tutti erano d’accordo – Regione inclusa

Nella Conferenza dei Servizi del 29 novembre 2018, alla presenza di tutti i sindaci interessati e della stessa Regione Siciliana, venne stabilito che la linea storica sarebbe stata dismessa una volta attivata la nuova variante in galleria. Unica eccezione: la tratta Letojanni–Alcantara, necessaria a garantire il raccordo tra linea veloce e linea lenta.

Quell’accordo aveva permesso di procedere all’approvazione del progetto, poi formalizzata dal Commissario con l’Ordinanza n. 49/2020, e quindi all’appalto dei lavori. Le amministrazioni locali avevano costruito su quella decisione aspettative, piani di mobilità e interventi di riqualificazione urbana.

Per questo motivo la delibera regionale viene oggi giudicata un vero e proprio “cambio delle regole a partita in corso”.

Lavori già appaltati e cantieri avanzati: ora tutto rischia di rallentare

Il raddoppio ferroviario della Messina–Catania non è un progetto sulla carta: è un’opera da diversi miliardi, con cantieri aperti, gallerie in scavo, stazioni sotterranee in costruzione e un cronoprogramma serrato. Una variante che cambia la funzione della linea storica, sottolineano i sindaci, implicherebbe:

  • nuovi passaggi autorizzativi,
  • revisione del progetto esecutivo,
  • possibile riscrittura di parte dei lavori avviati,
  • rischio di ritardi e aumenti di costo.

È questo il motivo per cui la fascia jonica è insorta contro la decisione regionale.

La posizione durissima del Comune di Fiumefreddo: “Variante inaccettabile e dannosa”

Tra i primi a reagire c’è il Comune di Fiumefreddo, che il 28 novembre ha inviato alla Regione, a RFI e al Commissario un documento durissimo. Nel testo si legge:

“L’Amministrazione Comunale di Fiumefreddo esprime il proprio fermo dissenso rispetto alla proposta di variante […] che prevede il mantenimento in esercizio dell’attuale linea ferroviaria Giampilieri–Fiumefreddo […] e chiede una immediata e urgente convocazione […] dell’atto di indirizzo che stravolge l’intero progetto di raddoppio della Catania–Messina”.

Il Comune ricorda come il territorio attenda da oltre vent’anni la dismissione dei due passaggi a livello sulla SS120 e sulla SP71/II, opere ritenute essenziali per la sicurezza e la mobilità locale. La decisione della Regione, sottolinea la nota, contrasta con:

  • la Conferenza dei Servizi del 29/11/2018,
  • l’Ordinanza 49/2020 del Commissario,
  • il progetto esecutivo già approvato e in corso d’opera.

Sulla questione del collegamento con la linea Alcantara–Randazzo, Fiumefreddo ribadisce che l’attuale progetto prevede già (come abibamo ricordato sopra) il mantenimento della tratta Alcantara–Letojanni, sufficiente a realizzare l’interconnessione. Il documento conclude con un appello diretto:

“Chiediamo che venga rispettato quanto previsto nel progetto esecutivo […] non tradendo le aspettative e gli accordi presi, evitando di mantenere un’infrastruttura che non serve ai territori e che deve essere dismessa”.

E chiede infine:

“Una convocazione urgente e la partecipazione a tutti i tavoli […] affinché eventuali varianti non arrechino ulteriori danni al nostro territorio, già duramente provato dagli attuali lavori.”

Un territorio spiazzato e pronto alla mobilitazione

La mossa della Regione ha ricompattato i sindaci, che ora chiedono una riunione immediata per chiarire motivazioni, obiettivi e conseguenze della variante. Il timore condiviso è uno: che la permanenza della linea storica comprometta la sicurezza, la pianificazione urbana e soprattutto i tempi del raddoppio, un’opera strategica attesa da decenni.

Intanto la Regione difende la propria scelta come necessaria per “superare criticità” emerse nel nodo di Taormina. Ma per i territori costieri la domanda resta aperta: perché cambiare adesso un progetto approvato da tutti e già in avanzata esecuzione?

E soprattutto: quali saranno le conseguenze reali sui tempi, sui costi e sul futuro della fascia jonica?