Spari nella notte in pieno centro a Palermo, una ragazza ferita. Ordinanze, confini e proclami rimangono sulla carta

Meno male che c’era la zona rossa. Viene da dirlo, con amara ironia, dopo l’ennesimo episodio di violenza nel cuore della movida palermitana. Spari nella notte tra piazza Nascè e via La Lumia, una ragazza ferita, paura diffusa tra chi si trovava in strada. Scene che si ripetono, quasi con una cadenza ormai prevedibile da fine settimana.

Eppure, sulla carta, Palermo dovrebbe essere più sicura. Le “zone rosse” sono state istituite proprio per prevenire questo tipo di episodi, per garantire controllo, deterrenza, sicurezza. Ma la realtà racconta altro: la violenza non scompare, al massimo si sposta, di pochi metri. Il territorio e suo, e guai a pensare che lo abbandoni.

È una sicurezza che esiste solo nei comunicati e nelle ordinanze, mentre nei luoghi reali — quelli vissuti ogni notte da giovani, residenti, lavoratori — continuano a verificarsi risse, accoltellamenti, spari. Esattamente ciò che avevamo già denunciato: lo sgomento non basta più, e nemmeno l’indignazione a caldo. Senza una strategia credibile, senza prevenzione vera, senza una presenza costante e diffusa dello Stato, ogni misura rischia di restare un esercizio formale.

La domanda allora è inevitabile: quanto è credibile una politica che riesce a garantire la sicurezza solo sulla carta? Quanto vale una “zona rossa” se non impedisce che qualcuno finisca in ospedale — o peggio — nel corso di un normale weekend?

Nel frattempo, Palermo continua ad aspettare. Aspettare risposte, interventi seri, scelte coraggiose. E soprattutto, aspettare che il prossimo fine settimana non porti con sé un morto in più da aggiungere a una lista che si allunga nel silenzio.