Emergenza idrica nella Piana di Gela: dighe quasi vuote e acqua che finisce in mare
Nella Piana di Gela, nel sud della provincia di Caltanissetta, la crisi idrica continua a peggiorare: le tre dighe principali – Comunelli, Disueri e Cimia – risultano praticamente vuote, con livelli di invaso molto al di sotto delle capacità totali. Le recenti piogge, pur consistenti, non aumentano significativamente la capacità di stoccaggio perché l’acqua finisce in mare, invece di essere trattenuta nei bacini.
Secondo agricoltori e tecnici locali, le cause principali sono legate a condotte vetuste o guaste e all’inerzia della politica e della progettazione tecnica degli ultimi decenni. Problematiche strutturali come la mancata interconnessione efficiente tra Disueri e Cimia e la sedimentazione di fanghi nei bacini riducono ulteriormente la capacità di invaso e la distribuzione dell’acqua.
I dati ufficiali evidenziano un quadro preoccupante: Comunelli detiene solo 0,10 milioni di m³ su 8 disponibili, Disueri 0,04 su 23,6 e Cimia 1,76 su 10 milioni di m³. In molte zone, l’acqua disponibile non arriva alle colture a causa di guasti alle reti di distribuzione.
Le organizzazioni di agronomi e rappresentanti agricoli definiscono la situazione emergenziale, denunciando che l’acqua che potrebbe essere utilizzata per l’irrigazione viene invece dispersa in mare perché le dighe non possono mantenere neanche i livelli minimi ma la poca che viene distribuita spesso non arriva a causa di condotte vetuste o soggette a guasti.
Il paradosso del dissalatore di Gela
La scorsa estate, il governo regionale ha fatto ripartire il dissalatore nell’area industriale di Gela, così da prevenire carenze idriche nelle città della zona e fino alla provincia di Enna. L’acqua del dissalatore non è destinata alle campagne.
“Circa 130 milioni per i tre dissalatori sono stati trovati nell’arco di pochi mesi – dichiara all’Ansa Vincenzo Giudice, già referente provinciale di associazioni del comparto agricolo e a sua volta operatore del settore – ma producono quantitativi, in un anno, che dalla diga Disueri vengono sversati nell’arco di un minuto o poco più”.
Si stanno preparando incontri con istituzioni politiche per individuare soluzioni alternative alle dighe tradizionali e valutare anche possibili interventi tramite protezione civile. Ma il problema rimane, e sorprende che si sia pensato ai dissalatori anzichè provvedere alla manutenzione straordinaria di invasi e condotte. Il primo passo per avviare, finalmente, una gestione sana dei sistemi idrici, a partire da un altro tipo di manutenzione, quella ordinaria, che in passato è stata, con tutta evidenza, completamente ignorata.
FONTE: ANSA.it








