L’analisi dell’esperto di trasporti a Ilsicilia.it tra tram, passante ferroviario, anello e necessità di un salto di scala infrastrutturale

In una recente intervista rilasciata a Pietro Minardi su ilSicilia.it, l’amministratore di Sicilia in Progress, ing. Roberto Di Maria offre una lettura tecnica e priva di slogan sullo stato e sulle prospettive del trasporto pubblico a Palermo, chiarendo perché gli interventi attualmente in corso, pur importanti, non siano sufficienti a determinare un reale cambio di paradigma nella mobilità urbana.

Secondo l’analisi proposta, i progetti avviati negli ultimi anni – estensione della rete tramviaria, completamento dell’anello ferroviario e potenziamento del passante – rappresentano tasselli utili, ma non costituiscono un sistema di trasporto rapido di massa pienamente efficace. Il limite principale è strutturale: manca un’infrastruttura ad alta capacità e alta frequenza in grado di sostenere i principali flussi di domanda, in particolare lungo l’asse Nord–Sud, quello che concentra lavoro, servizi, università e grandi attrattori urbani.  

La metropolitana necessaria

“Se non si realizzerà una metropolitana sull’asse Nord-Sud, ci saranno sempre problemi. E’ come se avessimo una serie di rivoli che portano l’acqua ad un fiume che non c’è. Con il previsto sistema tranviario, su quest’asse fondamentale saremo in grado di trasportare 3000 passeggeri l’ora. Ma noi abbiamo flussi di 15000 passeggeri l’ora.”.  Il tram, su cui anche questa amministrazione comunale sta puntando tutto, come la precedente, soffre di velocità commerciali ridotte e di interferenze con la viabilità ordinaria, fattori che ne limitano la competitività rispetto all’auto privata.

Gli interventi isolati, inoltre, migliorano singoli corridoi, ma non producono quell’effetto rete necessario a ridurre in modo significativo l’uso dell’auto e a rendere il trasporto pubblico una scelta preferenziale.

I paradossi del Passante

In quest’ottica un occhio di riguardo dovrebbe essere rivolto al passante ferroviario, che “ha 25 stazioni. Non è solo il trenino che porta all’aeroporto” ma viene sfruttato pochissimo e male: “a Tommaso Natale hanno un treno ogni ora, mentre a Sferracavallo ne hanno uno ogni mezzora. Non ha senso”. Le frequenze non sono minimamente assimilabili a quelle di un servizio metropolitano e una configurazione infrastrutturale che, senza una gestione più spinta in chiave urbana, non consente di intercettare in modo sistematico la domanda cittadina.

Paradossali alcune situazioni: “E’ da un anno e mezzo che attendiamo risposte sulla riapertura di Maredolce. La stazione è collegata a Brancaccio da un lato e a Settecannoli dall’altro, quartieri densamente popolati.” 

Un sistema di trasporto metropolitano integrato

L’amministratore di Sicilia in Progress sottolinea inoltre come i continui ritardi, le revisioni progettuali e l’aumento dei costi finiscano per ridurre l’efficacia complessiva delle opere, rendendo ancora più urgente una visione di lungo periodo fondata su priorità chiare e su un disegno infrastrutturale coerente.

Il messaggio che emerge dall’intervista è netto: Palermo ha bisogno di una strategia di mobilità basata su un sistema metropolitano strutturato, capace di integrare tram e ferrovie urbane, ma anche di superarli nei corridoi a maggiore domanda. Senza questa scelta, il rischio è quello di moltiplicare gli interventi senza ottenere il salto di qualità necessario per una grande città europea.

Un’impostazione che Sicilia in Progress porta avanti da tempo, con analisi, proposte e approfondimenti, nella convinzione che la modernizzazione della mobilità urbana non possa essere affidata a soluzioni parziali, ma richieda infrastrutture adeguate alla scala e alle esigenze della città.