La Regione siciliana dimostra di preferire gli spot ad una seria politica dei trasporti

Il video diffuso sui social dall’assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Alessandro Aricò, nel perfetto stile comunicativo di uno spot pubblicitario, presenta l’attivazione di due treni straordinari nella notte di Capodanno come uno straordinario segnale di attenzione verso la mobilità dei siciliani, e dei palermitani in particolar modo. L’iniziativa riguarda due corse notturne straordinarie del passante ferroviario di Palermo, una verso Cefalù e una verso l’aeroporto.

L’intervento, preso singolarmente, può avere una sua utilità in una notte particolare dell’anno. Il problema nasce quando questo tipo di misura viene presentata come esempio di gestione virtuosa del Trasporto Pubblico Locale da parte della Regione siciliana, che ne è responsabile. Passando dagli spot all’offerta ordinaria e continuativa, la realtà ci racconta una storia ben diversa. E lo testimoniano i numeri che, come si sa, non fanno politica, anche se non hanno l’appeal di un bel sorriso assessoriale.

In Sicilia un quarto dei treni della Lombardia

La Sicilia conta circa la metà degli abitanti della Lombardia. Sul piano territoriale, invece, le due regioni sono molto simili: la Sicilia è anzi leggermente più estesa della Lombardia.

Nonostante ciò, l’offerta ferroviaria regionale è profondamente diversa. In Lombardia il servizio regionale supera le 2.000 corse giornaliere, con reti suburbane strutturate e frequenze elevate. In Sicilia, includendo anche i servizi di operatori locali, non si arriva a 500 treni al giorno.

Ne deriva che ai siciliani viene garantito meno di un quarto del servizio ferroviario offerto ai lombardi. Una sproporzione inspiegabile, se non con una concreta” disattenzione” della Regione siciliana verso il trasporto ferroviario, non corrispondente alle reali esigenze della popolazione, che non si concretizzano soltanto a Capodanno.

Basti pensare, per fare un esempio, che tra Palermo e Catania le corse dei bus extraurbani, anch’essi sovvenzionati dalla Regione, nell’arco di una giornata feriale sono 18, a fronte di 6 soli treni. Alla faccia della sostenibilità dei trasporti, ma anche del confort per i passeggeri.

Servizi metropolitani: quantità contro continuità

A Palermo il passante ferroviario rappresenta senza dubbio un’infrastruttura utilissima, vista lo stato di congestionamento pressochè costante del traffico urbano. Tuttavia, anche nei giorni ordinari, le frequenze dei treni si attestano generalmente intorno ai 30 minuti, con ulteriori riduzioni nelle ore serali e festive. In questo contesto, l’aggiunta di due sole corse notturne nella notte di Capodanno ha un impatto operativo semplicemente irrisorio, visto che due treni trasportano, al massimo, 800 persone

Nella stessa notte, a Catania, la metropolitana gestita da Ferrovia Circumetnea ha esteso il servizio fino alle 3:00 del mattino, garantendo un treno ogni 15 minuti. Non una corsa isolata, ma un servizio continuativo per diverse ore, basato sull’aumento della frequenza e non sull’eccezione. E senza spot filmati da parte del gestore.

I documenti, nero su bianco, smentiscono gli spot

Guardando oltre l’evento di Capodanno, i documenti di pianificazione regionale, ci danno l’idea concreta della volontà della regione di limitare, se non colmare, il divario con regioni più fortunate. Magari non quadruplicando l’offerta per arrivare ai livelli della Lombardia, ma qualcosa del genere.

In realtà, il contratto di servizio con Trenitalia prevede una crescita dagli attuali 10,9 milioni di chilometri-treno annui (dato 2023) ai circa 13,7 milioni previsti per il 2033. Si tratta di un incremento poco superiore al 25% (un quarto) nell’arco di dieci anni!! Altro che Lombardia.

Una crescita che sarà, nei fatti, impercettibile, in quanto legata alla riattivazione di linee chiuse da decenni o al recupero di servizi precedentemente soppressi (Alcamo-Trapani via Milo, Caltagirone-Gela…).

Stesso servizio, ma a costi crescenti

A questo quadro, come se quanto sopra non bastasse a smascherare la reale politica dei trasporti siciliana, si aggiunge il tema delle tariffe. Come segnalato da ADOC nel marzo 2024, dal 1° gennaio 2024 è già stato applicato un aumento del 5% delle tariffe del trasporto ferroviario regionale. Il nuovo Contratto di Servizio prevede inoltre un incremento del 15% nel 2028, seguito da ulteriori aumenti annuali compresi tra il 2% e il 5% fino al 2033.

In sintesi, mentre l’offerta rimane pressoché invariata, o cresce impercettibilmente, il costo del servizio per gli utenti è destinato ad aumentare in modo costante. Un elemento che rischia di ridurre ulteriormente l’attrattività del treno, soprattutto per chi lo utilizza quotidianamente. A favore di chi?

Iniziative eccezionali e problemi strutturali

Il caso del Sicilia Express si inserisce nello stesso schema: un’iniziativa episodica, con soltanto 1000 posti offerti rispetto a una domanda potenziale di centinaia di migliaia di persone, presentata come risposta a un problema strutturale che resta irrisolto.

Analogamente, il contributo regionale contro il caro-voli non ha impedito che, in diverse occasioni, i prezzi dei collegamenti da e per il Nord Italia raggiungessero valori superiori ai 1.000 euro. Un incremento che si verifica puntualmente ogni anno, e che forse potrebbe essere contrastato efficacemente in altro modo.

Si tratta, anche in questi casi, di misure-spot buone per un bel comunicato stampa e per i soliti filmati propagandistici. ma che non incidono minimamente sulle cause profonde della scarsa accessibilità della Sicilia. Si poteva fare decisamente meglio.

Basti pensare che per il “Sicilia Express” è stata spesa una cifra che sarebbe bastata a realizzare non due ma 20 treni tra il nord e la Sicilia (e viceversa), e con materiale Intercity anzichè con vecchi vagoni riammodernati. Una offerta alternativa via terra che forse, ricorrendo alle più elementari leggi del mercato, avrebbe convinto le compagnie aeree a ridurre i loro prezzi stratosferici

E’ solo un esempio, in assenza di opere infrastrutturali in grado di risolvere per sempre l’annoso problema dell’isolamento della Sicilia, che può avvenire solo con il collegamento stabile sullo Stretto. Ma qualcosa si potrebbe già fare prima che ciò accada, senza necessariamente illudere i cittadini.

Di sicuro, finché non arriveranno scelte concrete ed incisive, la distanza tra la narrazione e la realtà dei trasporti in Sicilia resterà incolmabile. E a pagarne il prezzo, ogni giorno, continueranno a essere i cittadini siciliani.