Stretto e continuità territoriale: un’odissea quotidiana. Ecco perchè il Ponte non ha alternative

La continuità territoriale nello Stretto di Messina continua a rivelarsi una formula vuota, lontana dalla realtà vissuta quotidianamente dai cittadini siciliani e calabresi. A dimostrarlo è la drammatica disavventura raccontata nell’articolo firmato da Lucio D’Amico sulla Gazzetta del Sud di oggi, che ricostruisce il viaggio–odissea di una donna disabile in carrozzella diretta in Sicilia, di nome Dominik.

La testimonianza del padre di Dominik

Lunedi 5 gennaio la disabile, accompagnata dal padre Biagio Cacciola, Dominik viaggiava tra Reggio Emilia e Messina utilizzando il Frecciarossa n. 9583 e, di seguito, l’aliscafo Blujet da villa San Giovanni, come fanno la maggior parte dei messinesi nei loro viaggi da e per il continente.

Prima dell’arrivo nella città portuale calabrese, tuttavia, i passeggeri venivano avvisati della cancellazione della corsa dell’aliscafo per maltempo. Biagio e Dominik optavano quindi per il traghetto Trinacria della compagnia Bluferries, ma “l’imbarco ci è stato negato con il suggerimento di raggiungere l’approdo della Caronte & Tourist” come racconta Biagio nell’articolo. Per raggiungerlo “abbiamo percorso quel tratto di strada, nel sottopassaggio, tra una lunga fila di TIR e di auto, spingendo la sedia a rotelle con il bagaglio in mano ed esposti alle intemperie“.

Un’esperienza che diventa simbolo di un sistema inefficiente, costoso e profondamente ingiusto. L’attraversamento dello Stretto, anziché rappresentare un servizio pubblico essenziale, si trasforma in un percorso a ostacoli, segnato da attese, disorganizzazione, pericoli per l’incolumità personale e costi elevatissimi.

Le proteste dei cittadini sulle tariffe

E’ quanto sottolinea D’Amico nell’articolo, riportando i messaggi ricevuti a seguito di un suo articolo precedente, nel quale affrontava il tema delle tariffe applicate per l’attraversamento sullo Stretto. I lettori hanno sottolineato, infatti, lo scandalo di dover pagare cifre assurde senza alcuno sconto per i residenti, mentre il traffico dei Tir continua ad attraversare senza sosta il centro urbano di Messina, aggravando congestione e disagi.

Per andare a Reggio dai parenti, andata e ritorno, in giorno, 45 euro in auto. Per soli 3 km” raccontava Gino Cappello, mentre Claudio Lo Conte ribadiva: “75 euro per sei giorni, andata a ritorno!“. Altri lettori evidenziavano che nella maggior parte dei casi chi attraversa lo Stretto è un pendolare, e che comunque i residenti avrebbero diritto ad una scontistica.

I costi del traghettamento emergono come uno dei nodi più gravi per chi viaggia tra Messina e la Calabria:  “Spesso sento parlare dei costi delle autostrade, ma nessuno parla dei costi per attraversare lo Stretto” è la frase di Peppe Miceli, che sintetizza molto bene un’ingiustizia normalizzata.

Un sistema lento, costoso e disumano

Come abbiamo visto, però, c’è di peggio: l’attraversamento diventa una vera e propria prova di resistenza fisica e psicologica per chi è gravato da una disabilità. E questo accompagna all’iniquità dei costi, anche la disumanità di un sistema che dimentica i meno fortunati, dove la disabilità, anziché essere tutelata, viene ignorata, lasciando il viaggiatore solo di fronte a rampe improvvisate, attese interminabili e totale assenza di assistenza.

Le promesse politiche sulla continuità territoriale vengono definite senza mezzi termini “parole vuote, inutili, spazzate via dal vento”. La realtà è che l’attraversamento dello Stretto rimane un sistema di fatto monopolistico, che nessuno sembra voler mettere in discussione, mentre i cittadini continuano a pagare il prezzo più alto.

La surreale opposizione al Ponte

In questo quadro, il dibattito sul Ponte sullo Stretto assume un significato ancora più surreale. Non esistono alternative credibili, se non sotto forma di vergognose prese in giro: chi non vuole il Ponte ipotizza, infatti, improbabili potenziamenti del traghettamento. Che, come ci racconta chi deve usufruirne ogni giorno, è costoso, inadeguato, inaffidabile (essendo legato alle bizze del mare), ma anche fautore di inaccettabili negazioni dei diritti di disabili e persone a mobilità limitata. Senza contare l’aspetto legato all’inquinamento, di cui ci siamo spesso occupati, incredibilmente ignorato da soggetti politici che della protezione dell’ambiente hanno fatto (a parole) una priorità assoluta.

Continuare a opporsi al Ponte significa accettare che questa condizione resti immutata, che l’attraversamento dello Stretto continui a essere  e una barriera economica e sociale. Chi rifiuta il Ponte con tanta sicumera dovrebbe confrontarsi con la realtà raccontata in questo articolo: una realtà fatta di umiliazioni quotidiane, di disabilità ignorate, di costi insostenibili. Non si augura a nessuno di vivere l’odissea subita dalla protagonista del racconto, ma è impossibile non pensare che solo toccando con mano questi disagi si possa comprendere quanto sia urgente una soluzione definitiva.

Perché la continuità territoriale non si proclama: si realizza. E senza il Ponte sullo Stretto, semplicemente, non esiste.