L’assessore Aricò:  il Ponte Corleone più importante del Ponte sullo Stretto. Proviamo a spiegargli perchè sbaglia

Nel dibattito infrastrutturale che torna ciclicamente ad accendersi in Sicilia, le recenti dichiarazioni dell’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò – secondo cui il Ponte Corleone sarebbe “più importante del Ponte sullo Stretto” – impongono una riflessione chiara e, per certi versi, necessaria.

È evidente che interventi come quello sul Ponte Corleone, fondamentale snodo della circonvallazione di Palermo, siano urgenti e non più rinviabili. Nessuno mette in discussione la necessità di garantire sicurezza, fluidità del traffico e qualità della vita ai cittadini del capoluogo. Tuttavia, il paragone proposto non ha senso.

Si tratta infatti di due opere necessarie, ma collocate su piani completamente diversi. Da un lato, la riqualificazione e il potenziamento di un’infrastruttura esistente; dall’altro, la realizzazione ex novo di un’opera strategica destinata a cambiare in modo strutturale la connessione della Sicilia con il resto del Paese e dell’Europa. Metterle sullo stesso piano significa confondere livelli di intervento che non sono comparabili.

Per noi di Sicilia in Progress, la questione è più ampia: riguarda il ruolo stesso della Sicilia nel Mediterraneo e nel sistema economico nazionale ed europeo.

Il Ponte sullo Stretto non è semplicemente un’infrastruttura. È un progetto di connessione strutturale tra la Sicilia e il continente, capace di incidere profondamente su logistica, mobilità, attrattività degli investimenti e sviluppo economico. Significa superare una storica condizione di isolamento, riducendo tempi e costi di trasporto per persone e merci, e inserendo l’isola in modo stabile nei grandi corridoi europei.

Senza questa connessione, ogni altro intervento rischia di rimanere parziale. Migliorare la viabilità interna è necessario, ma non sufficiente. Una Sicilia più efficiente al suo interno ma ancora separata fisicamente dal continente continuerà a scontare un gap competitivo significativo.

C’è anche un aspetto culturale e politico che non può essere ignorato. Accettare il confronto tra manutenzione ordinaria e grandi opere strategiche significa, in qualche modo, accontentarsi. Significa ragionare come cittadini di serie C, pronti a scambiare la riqualificazione dell’esistente con un’infrastruttura che accresce enormemente la connessione del territorio, oltre che il patrimonio infrastrutturale complessivo.

Colpisce, in questo senso, che un amministratore pubblico proponga un simile paragone. Proprio chi ha responsabilità istituzionali dovrebbe avere piena consapevolezza della differenza tra interventi necessari alla gestione quotidiana e opere destinate a incidere sul futuro di un’intera regione.

Questo non significa contrapporre le priorità. Le infrastrutture locali e quelle strategiche devono procedere insieme. Ma è fondamentale non perdere di vista la gerarchia degli impatti: un ponte urbano migliora la vita quotidiana di una città; un collegamento stabile tra Sicilia e continente può cambiare il destino economico di un’intera regione.

La Sicilia ha bisogno di risposte immediate, certo. Ma ha anche bisogno, soprattutto, di una direzione chiara per il futuro.