PER GLI ESPERTI IL VERSANTE E’ TROPPO COMPROMESSO PER ESSERE STABILIZZATO. PAGHIAMO DECENNI DI IMMOBILISMO, CON LAVORI FINANZIATI MA MAI PARTITI.
L’articolo di MeteoWeb che riporta il terzo rapporto redatto per la Protezione Civile dal team del professore Nicola Casagli ci racconta un quadro desolante: secondo gli esperti, il versante interessato dalla frana di Niscemi non è più stabilizzabile in modo definitivo.
Non è una valutazione generica, ma la sintesi di un’analisi geologica precisa. Il fenomeno interessa un intero sistema di versante, caratterizzato da una struttura intrinsecamente fragile e una dinamica che non è superficiale ma profonda. A questo si aggiunge un elemento decisivo: l’acqua. Le infiltrazioni, nel tempo, hanno progressivamente ridotto la resistenza dei terreni, alterando l’equilibrio complessivo del pendio.
La relazione, è chiarissima: “Le analisi condotte confermano che, a causa delle dimensioni del sistema franoso, della profondità delle superfici di scivolamento e delle caratteristiche geologiche dei terreni coinvolti, non è tecnicamente possibile conseguire una stabilizzazione definitiva dell’intero versante mediante interventi strutturali estensivi.”
In queste condizioni, spiegano gli esperti, non si può far altro che controllare la situazione: “Si raccomanda pertanto di adottare un approccio integrato per la gestione del rischio residuo che combini misure di Protezione civile, monitoraggio strumentale continuo, delocalizzazioni e interventi di mitigazione strutturale, al fine di ridurre progressivamente l’esposizione al rischio del centro abitato e delle infrastrutture“
I buoi sono scappati, grazie a 30 anni di immobilismo
Il rammarico è grande, perchè, come sappiamo, questo dissesto ha radici profonde. Non possiamo non dedurre che se si fosse intervenuti prima, limitando le infiltrazioni e monitorando in modo sistematico il comportamento del pendio, oggi probabilmente non si parlerebbe di una massa in movimento di dimensioni così mostruose. La stabilizzazione, o almeno una significativa riduzione del rischio, sarebbe stata possibile. Ed è qui che torna un tema che abbiamo già affrontato su Sicilia in Progress: l’immobilismo.
Si tratta di almeno trent’anni in cui le criticità erano note, gli studi disponibili, i segnali evidenti. Eppure, a fronte di questa conoscenza, non si è fatto nulla, pur avendo i finanziamenti disponibili: a dimostrazione, e ancora ce ne fosse bisogno, che il famoso “non ci sono i soldi” è soltanto una bufala. Abbiamo ricostruito tutto in questo articolo qualche giorno fa.
Il punto, ormai, è chiaro: un dissesto di questo tipo non nasce all’improvviso. Si costruisce nel tempo. E quando lo si lascia evolvere per decenni, arriva un momento in cui non è più possibile fermarlo.








