Novant’anni di gestione, contributi pubblici e ampi diritti commerciali impongono garanzie più precise su nome, canone, urbanistica, verde e accessibilità

Il progetto per il nuovo stadio Renzo Barbera rappresenta un’occasione importante per Palermo. L’impianto ha bisogno di essere profondamente riqualificato e la presenza di un investitore privato può consentire alla città di affrontare un intervento che il Comune, da solo, difficilmente potrebbe sostenere.

Il sostegno al progetto non comporta però l’accettazione automatica di ogni clausola della convenzione. Una concessione destinata a durare novant’anni, accompagnata da contributi pubblici diretti e indiretti e dall’affidamento di vaste aree comunali, deve garantire un equilibrio reale tra la redditività del concessionario e la tutela dell’interesse collettivo.

Il testo predisposto il 10 luglio migliora in diversi punti la proposta iniziale del Palermo FC, ma continua a presentare criticità che il Consiglio comunale può ancora correggere senza compromettere la realizzazione dell’opera.

Novant’anni senza verifiche sostanziali intermedie

La durata della concessione è fissata in novant’anni dalla data di sottoscrizione. Un periodo di questa estensione supera qualsiasi normale orizzonte amministrativo, imprenditoriale e sportivo e vincolerà la città ben oltre l’attuale proprietà del club e le generazioni chiamate oggi ad approvare l’accordo.

La lunga durata può essere giustificata dall’entità dell’investimento privato, ma dovrebbe essere accompagnata da verifiche periodiche sostanziali, non limitate alla manutenzione dell’impianto. Ogni dieci o quindici anni sarebbe opportuno valutare l’equilibrio economico finanziario, il livello degli investimenti, la qualità dei servizi, la manutenzione, il rispetto degli obblighi ambientali e il beneficio effettivamente restituito alla città.

La convenzione dovrebbe inoltre contenere una clausola di revisione in presenza di mutamenti radicali del quadro economico, tecnologico o sportivo. In novant’anni possono cambiare la proprietà del club, le modalità di fruizione degli stadi, le normative ambientali, i sistemi energetici e perfino l’organizzazione delle competizioni. Lasciare immutato l’impianto negoziale per quasi un secolo espone il Comune al rischio di trovarsi vincolato a condizioni divenute nel frattempo obsolete.

Il nome Renzo Barbera deve rimanere inviolabile

La convenzione consente al Palermo FC di cambiare il nome dell’impianto, sostituendo, anticipando o posponendo alla denominazione storica il nome di uno o più sponsor. La clausola riprende quasi integralmente la proposta originaria del club.

Il riconoscimento dei naming rights può produrre ricavi utili al Piano economico finanziario, ma non può comportare la cancellazione del nome Renzo Barbera. Lo stadio è un bene comunale e la sua denominazione appartiene alla memoria sportiva e civile della città.

La soluzione più equilibrata consiste nell’ammettere esclusivamente il co-branding, mantenendo sempre e in posizione prevalente la denominazione “Stadio Renzo Barbera”, eventualmente accompagnata dal nome commerciale dello sponsor. La convenzione dovrebbe vietare espressamente qualsiasi sostituzione integrale del nome storico.

Il canone deve crescere insieme ai ricavi

Il nuovo canone di 800 mila euro entrerà in vigore soltanto dal mese successivo al collaudo finale. Fino a quel momento resterà applicato l’importo di circa 353 mila euro, che sarà comunque compensato nell’ambito del contributo comunale fino a un massimo di 72 milioni.

Il problema non è soltanto l’ammontare del canone, ma il momento dal quale viene riconosciuto. La riqualificazione sarà presumibilmente realizzata per fasi e alcuni nuovi spazi commerciali, pubblicitari, museali, energetici o destinati all’ospitalità potranno produrre ricavi prima del completamento di tutti i lavori.

Attendere il collaudo finale potrebbe consentire al concessionario di sfruttare per anni nuovi servizi mantenendo il vecchio canone. La convenzione dovrebbe quindi prevedere un adeguamento incrementale, collegato all’effettiva entrata in esercizio delle nuove superfici e delle nuove fonti di reddito.

Ogni lotto funzionale aperto al pubblico o destinato allo sfruttamento commerciale dovrebbe determinare un corrispondente aumento del canone, senza dipendere dal completamento dell’intero progetto.

Campo Bianco e sovranità urbanistica del Consiglio

La versione del 10 luglio introduce il Campo Bianco come possibile alternativa all’ex campo nomadi, qualora la variante al Piano della Riserva non venga approvata entro il 30 giugno 2028 oppure qualora questa soluzione sia preferita dal concessionario.

Il testo precisa che l’utilizzo del Campo Bianco richiede una variante urbanistica, ma la clausola resta delicata perché inserisce nel rapporto concessorio un’area che non figurava nella prima proposta e la collega direttamente alla sostenibilità logistica del progetto.

Ogni decisione sul Campo Bianco deve restare pienamente autonoma e sovrana rispetto alla convenzione dello stadio. Il Consiglio comunale non dovrebbe trovarsi nella condizione di dover approvare una variante urbanistica perché già incorporata nell’equilibrio complessivo dell’accordo.

Occorre quindi chiarire che la mancata concessione del Campo Bianco non genera diritti automatici, richieste di compensazione, revisione del canone o pretese di riequilibrio a carico del Comune. La variante dovrà essere valutata esclusivamente sulla base dell’interesse urbanistico e pubblico della città.

Verde, pubblicità e tutela della Favorita

Il concessionario assume l’obbligo di curare la pulizia e il verde delle aree affidate, ma la convenzione non definisce standard prestazionali, frequenze minime, livelli qualitativi, modalità di sostituzione delle essenze danneggiate o sanzioni specifiche.

Un obbligo generico di manutenzione, inserito in un accordo di novant’anni, non offre garanzie sufficienti. Dovrebbe essere allegato un piano del verde con lavorazioni programmate, indicatori verificabili, obblighi di irrigazione, potatura, pulizia, ripristino e rendicontazione annuale.

Il Comune dovrebbe poter contestare formalmente gli inadempimenti e applicare penali senza essere costretto a sostituirsi direttamente al concessionario per ogni intervento trascurato.

Anche la pubblicità, pur essendo stata ricondotta entro limiti molto più ragionevoli rispetto alla prima proposta, richiede particolare cautela. La Favorita non può essere trasformata in una grande cornice commerciale permanente. Le installazioni devono rispettare non soltanto il regolamento comunale, ma anche precise prescrizioni paesaggistiche e di decoro, con il divieto di sistemi luminosi o impattanti percepibili dall’esterno.

Mobilità, Teatro di Verdura e diritto alla città

La concessione attribuisce al Palermo FC l’uso temporaneo di diverse aree di parcheggio in occasione delle manifestazioni e riconosce una fascia di esclusiva commerciale intorno allo stadio nelle ore vicine agli eventi.

La zona, però, ospita anche il Teatro di Verdura, l’ippodromo, gli impianti sportivi e gli accessi alla Favorita. La contemporaneità tra partite, concerti e altre manifestazioni può produrre blocchi della viabilità e limitare l’accesso a eventi estranei allo stadio.

La convenzione dovrebbe obbligare il concessionario a predisporre, insieme al Comune, piani di mobilità coordinati, aggiornati annualmente e riferiti anche agli eventi concomitanti. La gestione del Barbera non può comprimere il diritto del resto della città a utilizzare il Teatro di Verdura, il parco e le altre strutture della zona.

Ricavi energetici e trasparenza del Piano economico finanziario

Il Palermo FC potrà installare impianti per la produzione di energia rinnovabile e relativi punti di erogazione. Queste attività possono ridurre i costi energetici dello stadio e generare ulteriori entrate.

La convenzione dovrebbe stabilire espressamente che tutti i risparmi e i ricavi derivanti dall’efficientamento energetico siano riportati nel Piano economico finanziario e sottoposti a rendicontazione periodica.

L’eventuale miglioramento della redditività non può rimanere estraneo al rapporto concessorio, soprattutto quando il Comune partecipa all’investimento attraverso la compensazione del canone e la Regione e lo Stato intervengono con contributi diretti. I maggiori ricavi dovrebbero determinare una riduzione dei benefici pubblici, un aumento del canone o investimenti aggiuntivi in favore della collettività.

Accessibilità e funzione sociale dello stadio

La convenzione contiene un generico impegno a concordare agevolazioni per le persone con disabilità e gli invalidi, ma non stabilisce quote, tariffe, criteri o modalità di assegnazione.

Per un’opera sostenuta anche con risorse pubbliche non è sufficiente rinviare la materia a futuri accordi. Dovrebbe essere prevista una quota minima di posti gratuiti o a tariffa calmierata per le scuole dell’obbligo, le scuole calcio dei quartieri periferici, le persone con disabilità, le famiglie in difficoltà e le associazioni del terzo settore.

Lo stadio non può essere considerato soltanto una piattaforma commerciale. Deve mantenere una funzione sociale e identitaria, rendendo visibile il beneficio pubblico derivante dall’investimento della collettività.

Un progetto da rafforzare, non da bloccare

Le criticità della convenzione non rappresentano un argomento contro la riqualificazione del Barbera. Al contrario, intervenire oggi sulle clausole più deboli significa evitare conflitti futuri, proteggere il Comune e rendere più solido il rapporto con il concessionario.

Il Consiglio comunale può tutelare il nome Renzo Barbera, introdurre verifiche periodiche, legare il canone ai ricavi effettivi, salvaguardare la propria autonomia urbanistica, fissare standard per il verde, coordinare la mobilità e garantire una reale funzione sociale dell’impianto.

Una concessione di novant’anni non può fondarsi soltanto sulla fiducia nell’attuale proprietà o sulle esigenze immediate di Euro 2032. Deve funzionare anche quando saranno cambiati amministratori, proprietari, sponsor e condizioni economiche. È questa la garanzia che Palermo deve pretendere prima di impegnare per quasi un secolo uno dei suoi beni pubblici più importanti.