Sicilia, solita storia: i “blues” nuovi già fermi nei depositi
Dovevano essere il simbolo della modernità ferroviaria siciliana, finanziati con fondi europei e presentati come “treni del futuro”. Invece i nuovi convogli Blues, acquistati dalla Regione Siciliana per potenziare la tratta Siracusa-Ragusa-Gela, sono già fermi. Non per guasti, ma perché la linea non li regge.
Il problema tecnico
I Blues pesano troppo per le ferrovie siciliane: sulle tratte secondarie, con curve strette e salite impegnative, i convogli consumano in maniera anomala i bordini delle ruote (la parte che tiene il treno sui binari). Risultato: i treni nuovi di zecca rischiano di danneggiarsi e sono stati accantonati nei depositi, in attesa di soluzioni.
La linea Siracusa-Ragusa-Gela, che avrebbe dovuto riaprire il 12 settembre, resta chiusa. Al posto dei treni ci sono i soliti autobus sostitutivi. Adesso la riapertura è rinviata al 12 ottobre – se Rfi e Trenitalia riusciranno a risolvere i problemi tecnici.
Il guaio non riguarda solo il Sudest: la Caltagirone-Catania è chiusa per lo stesso motivo, e anche sulla Messina-Catania i Blues mostrano criticità, pur senza arrivare (per ora) allo stop totale.
Sprechi e responsabilità
Il paradosso è palese: la Regione Siciliana ha investito milioni per sostituire convogli obsoleti con treni moderni e confortevoli. Questi ultimi, però, a differenza dei preesistenti, non possono circolare su una parte consistente della rete.
La vicenda dei Blues fermi nei depositi è l’ennesima dimostrazione di un sistema in cui, con tutta evidenza, non si valuta con la dovuta attenzione la compatibilità dei convogli con le linee da percorrere. Il risultato? Un flop annunciato: treni costosi parcheggiati, linee chiuse, cittadini abbandonati ai pullman. I cui gestori, già lautamente retribuiti proprio dalla Regione, gongolano.








