Il giornalista del Corriere della Sera torna sul tema dell’emergenza idrica in Sicilia: prima programmazione e manutenzione, poi eventuali nuovi impianti, purché rispettino l’ambiente. Un tema che Sicilia in Progress segue da tempo, fin dal viaggio tra le dighe siciliane realizzato insieme a Stella nel marzo 2025.
Le dichiarazioni rilasciate da Gian Antonio Stella alla Gazzetta del Sud riportano al centro del dibattito un argomento che Sicilia in Progress segue da tempo. Già nel marzo 2025, infatti, abbiamo accompagnato il giornalista veneto in un viaggio tra alcune delle principali dighe siciliane, documentando lo stato degli invasi e le criticità del sistema idrico regionale.
Da quella visita nacque un video-reportage, ancora oggi disponibile sul canale YouTube “IN PROGRESS”, nel quale venivano affrontati molti dei problemi che oggi Stella torna a denunciare: invasi sottoutilizzati, reti idriche colabrodo, manutenzione insufficiente e una gestione dell’acqua troppo spesso affidata all’emergenza anziché alla programmazione.
La crisi idrica nasce da una cattiva gestione
Nell’intervista pubblicata dalla Gazzetta del Sud, Stella individua con chiarezza quella che considera la vera causa della crisi idrica siciliana. Non tanto la mancanza di acqua, quanto il modo in cui essa viene gestita.
«In Sicilia non manca l’acqua, solo che esiste malissimo tra sprechi e opere incompiute. Molte dighe non sono state collaudate e non possono riempirsi fino all’orlo, con il paradosso che superano un certo limite l’acqua dev’essere buttata a mare. Senza contare una rete idrica colabrodo. Ma l’alternativa non può essere il dissalatore di Porto Empedocle, realizzato a rotta di collo…» (Gazzetta del Sud, 28 giugno 2026).
Secondo il giornalista, prima di investire in nuove opere occorre recuperare l’efficienza del sistema esistente: ridurre le perdite della rete, completare e rendere pienamente operative le dighe, programmare gli interventi e smettere di affrontare ogni estate come un’emergenza.
I dissalatori? Sì, ma nei luoghi giusti e nel rispetto dell’ambiente
Più che la dissalazione in sé, Stella contesta il modo in cui essa viene proposta in Sicilia, senza distinguere tra contesti profondamente diversi. Per il giornalista non esiste una soluzione valida ovunque: ogni intervento deve essere valutato caso per caso, tenendo conto dei luoghi, dei tempi, del rispetto dell’ambiente e delle legittime esigenze delle comunità interessate.
«…ci sono luoghi, modi e tempi che devono essere presi in considerazione per una soluzione adeguata, nel rispetto dell’ambiente e con le rivendicazioni legittime delle comunità locali.» (Intervista di Gian Antonio Stella ad Antonio Siracusano, Gazzetta del Sud, 28 giugno 2026).
È proprio per questo che il giornalista esprime un giudizio durissimo sul dissalatore di Porto Empedocle, definendolo addirittura «orrendo» e «quasi inutile». A suo giudizio, infatti, sulla terraferma siciliana la priorità dovrebbe essere quella di recuperare l’enorme quantità d’acqua oggi dispersa a causa delle reti colabrodo, delle dighe non pienamente utilizzabili e della cronica carenza di manutenzione delle infrastrutture.
Nelle Eolie la dissalazione resta necessaria
Diverso è invece il ragionamento sviluppato da Stella nell’articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 20 giugno scorso, dedicato ai nuovi dissalatori previsti nelle Isole Eolie.
In questo caso il giornalista non mette in discussione la necessità della dissalazione. Nelle isole minori, prive di sorgenti e di altre fonti locali di approvvigionamento, essa rappresenta spesso l’unica soluzione realmente praticabile per garantire acqua ai residenti e alle attività economiche. In questi contesti, quindi, il maggiore costo dell’acqua desalinizzata è giustificato dal servizio essenziale che gli impianti sono chiamati a garantire.
Rimane però un principio che, secondo Stella, non può mai essere sacrificato: la tutela dell’ambiente.
La proposta delle navi dissalatrici
Proprio per ridurre l’impatto ambientale dei nuovi impianti, nell’articolo pubblicato sul Corriere della Sera il giornalista invita a valutare anche soluzioni alternative.
Fra queste cita le navi dissalatrici di ultima generazione, capaci di produrre acqua potabile direttamente in mare e di scaricare la salamoia al largo, lontano dalle coste e dalle praterie di Posidonia oceanica, riducendo sensibilmente gli effetti sugli ecosistemi marini.
Una soluzione che, secondo Stella, avrebbe meritato di essere presa seriamente in considerazione per le Isole Eolie, consentendo di conciliare il diritto delle comunità locali ad avere un approvvigionamento idrico sicuro con la salvaguardia di uno dei patrimoni naturalistici più preziosi del Mediterraneo.








