Continua a deludere la gestione del Passante ferroviario, con un servizio del tutto inadeguato: pochi treni, convogli inadeguati e stazioni chiuse. L’assenza della politica
Una “metropolitana” con un treno ogni mezz’ora, e non in tutte le stazioni: è così che viene gestito il Passante ferroviario nella città più trafficata d’Italia (peggio di Roma e Milano) e tra le prime 10 al mondo.
Un paradosso tutto palermitano, tale da suscitare l’invidia di chi vive all’ombra di Monte Pellegrino nei confronti dei cugini catanesi, che possono invece vantare una vera metropolitana, con treni ogni 10 minuti adattissimi al servizio urbano (spazi ampi, pochi posti a sedere), per giunta in continua espansione.
Il risultato lo potete vedere nella foto di copertina ripresa (si noti bene) alle 10:25 del mattino, vale a dire ben lontano dall’ora di punta: una banchina di Palermo Notarbartolo stracolma di passeggeri che prenderanno d’assalto il prossimo treno, a sua volta stracolmo, nella speranza di riuscire a salire: cosa non scontata, dato che, praticamente ogni mattina, molta gente rimane a terra. A nulla sono serviti gli appelli di “In Progress” per incrementare il servizio, almeno fino ad un treno ogni 15 minuti.
Appelli caduti regolarmente nel vuoto. Al più, ci è stato risposto che la presenza del binario unico su una parte della linea (solo 3,5 km!) rende impossibile incrementare l’immissione dei treni in linea. Ma NON E’ COSI’: basta fare due conti in croce per comprendere che anche in queste condizioni, è possibile immettere in linea un treno ogni 10 minuti, figuriamoci ogni quarto d’ora.
E lo si poteva fare (si noti bene/2) anche quando era ancora a binario unico la tratta Notarbartolo-San Lorenzo, il cui raddoppio è stato attivato nel luglio 2023. Scusa buona, quindi, per chi non conosce, come funziona l’esercizio ferroviario. Ma noi di “In Progress” siamo tecnici qualificati, e con noi non attacca.
Lavori costosi ad oggi inutili: la beffa “Genio”
La riflessione, amara quanto disarmante, è che dall’ottobre del 2018, ovvero da quando è stato riaperto il Passante dopo i lavori da 1,2 miliardi di euro che lo hanno completamente ridisegnato, dotandolo di ben 22 stazioni, proprio per dare un servizio di tipo metropolitano alla città, questa linea è utilizzata a meno della metà del suo potenziale.
E pensare che già da allora avevamo avvertito della insufficienza del servizio, e non soltanto a parole: il nostro studio del marzo 2020 pubblicato da “La Tecnica Professionale”, rivista edita dal Collegio Ingegneri Ferroviari, massimo organo tecnico del settore, proponeva già la soluzione tecnica per dotare la città di un vero servizio metropolitano sul Passante ferroviario. Linea che, sottolineiamolo ancora una volta, non è una vera linea metropolitana, ma che ha tutti i requisiti per fornire ai cittadini un servizio del tutto similare.
Più volte abbiamo segnalato, insieme ad associazioni dei consumatori e rappresentanti dei pendolari, l’assurdità della suddivisione tra treni “veloci” e “lenti” ovvero classificati, con una pervicacia tipica della gestione di questi servizi in Italia, come dei normalissimi treni regionali. A cui si è aggiunta l’assurdità del Genio, ovvero quel treno che su 22 stazioni in linea ne serve soltanto 3: quelle terminali più (e meno male) la frequentatissima Notarbartolo. Viaggiando praticamente vuoto: lo abbiamo testimoniato con filmati che possono visionare tutti, anche i gestori del servizio r, magari, l’assessore regionale ai Trasporti, Aricò, che, di quel treno ha fatto un vanto.
Convogli inadatti
Del tutto inadatto, poi, l’allestimento dei convogli utilizzati per il servizio: molti posti a sedere, pochissimi in piedi. Capienza, quindi, ridotta anche del 50% rispetto ai treni che circolano normalmente nelle metropolitane. I quali, a parità di lunghezza, trasportano il doppio dei passeggeri. Chi non ci crede, dia un’occhiata ale foto seguenti, che mettono impietosamente a confronto un treno del passante di Palermo con uno della metro di Catania.




Assurdamente, per tratti relativamente brevi, percorsi in pochi minuti come avviene sul Passante e su tutte le linee metropolitane del mondo, dove la gente non ha necessariamente l’esigenza di sedersi, operano gli stessi treni utilizzati per raggiungere Catania o Messina, su percorrenze di oltre tre ore che invece necessitano di un gran numero di posti a sedere.
Lo scandalo Maredolce
Senza contare lo scandalo della stazione Maredolce, “ufficialmente” funzionante dal 2016 ma mai servita da alcun treno. Abbiamo sentito la Circoscrizione, abbiamo interpellato l’assessore Aricò, che ha promesso l’apertura entro l’anno. Abbiamo persino indetto una petizione on line, a fine giugno, che chiunque può ancora firmare, aggiungendosi ai 572 che hanno già firmato. Ma, finora, nulla si è mosso, nonostante le scuole e le università siano aperte da un pezzo.
Con buona pace degli abitanti di Brancaccio e dei pipponi strappalacrime sulle periferie abbandonate, sull’importanza dei servizi e dell’inclusività per sottrarre i giovani all’abbraccio mortale della criminalità mafiosa ed altre bellissime frasi fatte. Buone per i titoli in prima pagina e le fotografie accanto al parroco di turno. Per i fatti, c’è sempre tempo.
Amministratori, dove siete?
Ci chiediamo, a questo punto, dove sia il Comune di Palermo, ovvero la Città Metropolitana, visto che il Passante la serve praticamente tutta, nonchè i sindaci dei comuni coinvolti. Cosa impedisce a costoro di chiedere, con la necessaria energia, che questo sistema di trasporto pubblico venga utilizzato in maniera più decente? Forse esistono motivazioni politiche che impediscono di “darsi fastidio” a vicenda, mettendo in secondo piano il diritto dei cittadini alla mobilità? Allora, lo si dica chiaramente.
E la smettano costoro, una buona volta, di predicare la sostenibilità e la mobilità “green”. Se questo è il modo di incentivare un trasporto ecosostenibile per definizione, quale è la ferrovia, allora non c’è verso di ottenere il miglioramento della vivibilità e della salubrità dell’aria. Nè vale la pena realizzare altre opere costose ed impattanti (ogni riferimento al tram è puramente voluto) se poi non si è in grado di far funzionare al meglio quelle che già ci sono, realizzate spendendo fior di quattrini e provocando, per anni, disagi inenarrabili ai cittadini.
Che, ancora una volta, si sentiranno presi in giro, perdendo fiducia nelle Opere Pubbliche, che non verranno considerate più che un’occasione per speculazioni e ruberie. Nè crescerà la loro fiducia in chi li governa, ormai ridotta ai minimi termini.












