I numeri diffusi della Regione sulla produzione dei dissalatori vengono smentiti da altri dati rilevati sulla rete
Qualche giorno fa Sicilia in Progress ha evidenziato la distanza tra gli annunci della Regione e la reale produzione dei dissalatori. La risposta non si è fatta attendere: con un comunicato del 16 settembre 2025, Palazzo d’Orléans ha diffuso dati che descrivono un quadro quasi idilliaco. Ma i numeri sul campo – confermati anche da altre testate – continuano a raccontare un’altra storia.
Le cifre ufficiali della Regione
Secondo la Regione Siciliana:
- Il dissalatore di Gela lavora a pieno regime con 100 litri al secondo.
- A Porto Empedocle l’impianto è “regolarmente in funzione” con 100 litri al secondo per 12 ore al giorno, in attesa di insonorizzazione per l’operatività notturna.
- A Trapani l’impianto partirà il 4 ottobre, con una portata iniziale di 25 litri al secondo, da incrementare progressivamente.
- Inoltre, grazie a pozzi, sorgenti e condotte riparate, sarebbero già stati recuperati 500 litri al secondo aggiuntivi.
Un quadro ottimistico che presenta i dissalatori come motore principale della lotta alla siccità.
La realtà sul campo
I dati raccolti da cittadini e giornalisti contraddicono in parte queste affermazioni:
- A Trapani, al momento del reportage, l’impianto non aveva ancora prodotto un litro per la rete.
- A Porto Empedocle, il dissalatore è sì in funzione, ma produce solo metà dell’acqua promessa ed è costretto a fermarsi di notte per il rumore, come denunciato da Il Fatto Quotidiano e Il Post.
- Non basta: secondo La Sicilia, che cita verifiche di AICA, nelle condotte e nei serbatoi arrivano appena 12 litri al secondo, a fronte dei 100 l/s dichiarati dalla Regione. Un divario clamoroso che mette in luce la distanza fra teoria e pratica.
Tutto questo a fronte di un fabbisogno, solo nel comprensorio di Agrigento e Porto Empedocle, è pari a circa 300 litri al secondo, ma bisognerebbe immetterne in rete molto di più. Le dispersioni nelle tubazioni vetuste, infatti, che in alcune zone superano il 50%. L’acqua prodotta dai dissalatori rappresenta quindi, finora, una minima parte del fabbisogno, addirittura irrisori secondo quanto leggiamo da La Sicilia. E, per giunta, è destinata in gran parte ad essere sprecata, a fronte di un costo di produzione che si aggira attorno ai 2 euro al metro cubo, come abbiamo riportato in un nostro precedente articolo, ovvero oltre cinque volte il costo medio della risorsa distribuita da rete idrica.
Ha senso immettere una quantità costosissima ma comunque irrisoria di prezioso liquido in rete, quando se ne perde la metà per strada? Non sarebbe il caso di mettere mano subito al rifacimento delle tubazioni, ricorrendo anche a procedure di emergenza? In una situazione che pullula di commissari e di strutture tecniche dedicate, ed in presenza di una “emergenza siccità” più dichiarata che reale (l’attuale piovosità è perfettamente in linea con le medie decennali), cosa si sta facendo in tal senso?
La Regione può continuare a snocciolare dati trionfali, ma i numeri verificati sul campo – dalle denunce di Il Fatto Quotidiano e Il Post fino alle verifiche riportate da La Sicilia su AICA – mostrano una realtà molto diversa: impianti che funzionano a scartamento ridotto, ritardi, turnazioni, e un’infrastruttura idrica incapace di valorizzare l’acqua prodotta.
Evidentemente, un conto sono le conferenze stampa, un altro è l’acqua nei rubinetti dei siciliani. E oggi, purtroppo, la distanza resta abissale.








