Tra annunci mediatici e soluzioni improvvisate, la Sicilia resta senza un vero piano di collegamenti straordinari. E il diritto alla mobilità si trasforma nell’ennesima liturgia politica.

Anche quest’anno, come denunciano cittadini, pendolari e appassionati, e come si legge in un eloquente commento sulla pagina Facebook dell’Associazione Ferrovie Siciliane di Giovanni Russo, la Regione Siciliana non è riuscita a programmare un piano di continuità territoriale ferroviaria per le festività. Si è limitata a riproporre il “Sicilia express“, ovvero la solita, singola corsa, andata e ritorno, su treni d’epoca, spacciata come soluzione salvifica per consentire a “i nostri giovani al nord” di riabbracciare i propri cari per le feste natalizie.

Nessun potenziamento, nessuna corsa aggiuntiva, nessun Intercity straordinario. Nulla. Un vuoto programmatico che stride con le reali esigenze di migliaia di persone che, in questo periodo, cercano un modo dignitoso ed economicamente sostenibile per raggiungere il continente. E che alla Regione costerebbe molto meno, dato che una sola coppia Sicilia Express costa come 9 coppie Intercity.

La domanda è semplice e diretta: è davvero così complesso chiedere a Trenitalia l’attivazione di Intercity o InterCityNotte supplementari, come avviene in molte altre regioni italiane durante i picchi di traffico? A quanto pare sì, almeno per un’amministrazione regionale che continua a considerare il treno un settore marginale e non una priorità strategica.

Ferrovia dimenticata, spettacolo mediatico al centro

Il paradosso è evidente: mentre si moltiplicano inaugurazioni, eventi simbolici e iniziative ad alto tasso di visibilità, l’unico strumento realmente efficace per garantire il diritto alla mobilità — la ferrovia — viene completamente ignorato. Il commento online lo definisce “circo itinerante”, un’espressione dura ma tristemente calzante.

Eppure l’infrastruttura c’è, i convogli esistono e la domanda da parte dei cittadini è più che solida. Servirebbero solo programmazione, volontà politica e una visione coerente. Tre elementi che, a oggi, continuano a mancare. E così il diritto alla mobilità, già indebolito dal caro voli e dalla difficoltà di spostarsi con continuità (e pensare che c’è ancora ch sostiene che il Ponte sullo Stretto sia inutile…), scivola nell’ambito della retorica: si proclama, si celebra, ma non si garantisce.

Nessun potenziamento, nessun piano, nessuna strategia

Le festività sono alle porte e, mentre altre regioni italiane progettano servizi straordinari ferroviari con mesi di anticipo, la Sicilia resta prigioniera dell’improvvisazione. Nessuna richiesta formale per ulteriori Intercity, nessun coordinamento con il vettore, nessuna analisi della domanda, nessuna comunicazione pubblica.
Il risultato?

  • Posti esauriti sulle poche corse disponibili.
  • Prezzi che tendono a salire quando l’offerta scarseggia.
  • Spostamenti più complessi per studenti, lavoratori, militari e famiglie.
  • Un’immagine di arretratezza che si autoalimenta.

Il treno, in Sicilia, continua a essere trattato come un accessorio, un orpello che serve solo a godersi il paesaggio. Ma un territorio che si isola da solo non può parlare seriamente di sviluppo, turismo o diritti.

Eppure basterebbe poco: volontà e programmazione

Non servono miracoli. Non serve reinventare nulla. Servirebbero soltanto scelte razionali: 2-4 coppie di Intercity straordinari, alcuni InterCityNotte nei giorni di massimo traffico, comunicazione anticipata e tariffe trasparenti. Tutto qui. Con costi nettamente inferiori a tante operazioni mediatiche che, ogni anno, vengono presentate come “soluzioni” mentre non risolvono nulla.

Come già scrivevamo nel dicembre 2024, il rischio è sempre lo stesso: trasformare il diritto alla mobilità in una “sagra”, un’occasione di propaganda, un rituale politico invece che un servizio reale. E la responsabilità ricade — ancora una volta — su chi avrebbe il compito di programmare, coordinare, pensare in grande.

La Sicilia merita di essere collegata, non accontentata. Merita servizi, non scenografie.


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