Il capannone è pronto, i commercianti attendono, ma l’ennesimo pasticcio burocratico ferma la consegna. Un altro caso di immobilismo amministrativo a Palermo.

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Secondo quanto riferito da PalermoToday, la consegna del capannone grande del mercato coperto di Ballarò alla città non è avvenuta perché il Comune di Palermo non ha preso in consegna l’immobile dallo IACP.

L’edificio, realizzato dall’Istituto Autonomo Case Popolari, doveva essere trasferito all’amministrazione comunale dopo il via libera del Consiglio comunale sul regolamento del mercato coperto.

Ma l’atto formale non si è consumato. In piazza del Carmine, dove la struttura versa in attesa di utilizzo da anni, insieme a tecnici ed amministratori, al momento della consegna, poi saltata, erano presenti i mercatari, che hanno assistito attoniti all’accesa discussione che si è accesa fra responsabili del Comune ed addetti dell’IACP non appena si è concretizzato il problema che ha bloccato tutto. Secondo voci raccolte sul posto, i commercianti sono sempre più sfiduciati, lamentando che la situazione stia “uccidendo” uno dei mercati storici di Palermo.

L’intoppo, tutto burocratico, che ha bloccato la consegna

“Abbiamo constatato che c’è un collaudo, che c’è la certificazione degli impianti, ma manca la catastazione, manca l’identificazione dell’immobile. Rimandiamo la consegna a quando i documenti saranno completi”, sostiene Giuseppe Orantelli, responsabile supporto tecnico e delegato ai poteri di firma del Comune, dopo aver visionato i documenti consegnati dall’Iacp. “Durante le indagini per catastarlo – prosegue Orantelli – abbiamo riscontrato che una parte di area che ricade al di sotto della copertura, uno spicchio piccolissimo, non è di proprietà del Comune perché sulle carte è presente un fabbricato demolito nel periodo della guerra. Questa parte ricade all’interno della tettoia in un’area che deve essere acquisita al Comune di Palermo che inoltre l’ha in uso da oltre 20 anni. L’Iacp ha incaricato un tecnico per fare questa procedura. Tempi? Dipende dal tecnico incaricato dall’Iacp”.

“i lavori sono finiti e l’opera è resa fruibile, ovvero può essere utilizzata per gli scopi e gli obiettivi previsti”, come sottolinea Mario Palumbo, direttore dei lavori dell’intervento a Ballarò per l’Iacp, che ha compreso anche la realizzazione di 15 alloggi e dell’altro capannone, già consegnato al Comune, che dovrebbe ospitare il mercato piccolo. “Seppur la catastazione non è mai evidenziata nel protocollo d’intesa fra lo Iacp e il Comune – dice Palumbo – al fine di concludere l’onere ce ne siamo addossati l’onere. L’architetto Orantelli che è il delegato alla firma del Comune si è accorto di questo problema legato alla particella del vecchio fabbricato che insiste sull’area e ha bloccato tutto seppur si tratti di una cosa superabilissima. La struttura è già dotata di impianto elettrico e servizi igienici, è dunque fruibile”.

L’ennesima conferma: lavori bloccati dalla burocrazia, non dall’assenza di risorse

Quella riportata da PalermoToday non è una semplice “incombenza da rinviare”, ma l’ennesima dimostrazione che non sono i problemi finanziari a fermare le opere pubbliche a Palermo, bensì gli uffici comunali.

È paradossale: il capannone è stato costruito, collaudato e pronto per essere utilizzato, ma resta inutilizzato perché si attende un atto burocratico elementare. Non si tratta di un rilievo tecnico complesso, non è un problema di fondi o di progettazione: è un problema di capacità amministrativa e di gestione delle procedure fondamentali.

Quando una struttura finita non viene consegnata per un cavillo come il mancato accatastamento, la responsabilità non è dei progettisti o degli operatori di mercato: è di chi dovrebbe fare funzionare la macchina comunale. Questo immobilismo lega mani e piedi a progetti che potrebbero essere già utili alla città, generando frustrazione tra chi lavora e vive nel territorio.

Nel frattempo, il mercato resta un luogo di attesa più che di commercio, e Ballarò – quartiere simbolo della vitalità popolare di Palermo – paga, ancora una volta, il prezzo dell’inefficienza amministrativa.