GLI AEROPORTI SICILIANI REGISTRANO UNA FORTE CRESCITA DEL TRAFFICO DA E VERSO L’ITALIA CONTINENTALE. NON E’ UNA BUONA NOTIZIA, VI SPIEGHIAMO PERCHE’
I dati parlano chiaro: tutti gli aeroporti siciliani hanno registrato un notevole incremento di traffico nel 2024, che si sta chiudendo con il botto, grazie agli enormi flussi registrati sotto le feste. Percentuali di crescita vertiginose, annunciate con toni entusiastici dai gestori del Falcone-Borsellino di Palermo, che nel 2024 ha sfiorato i 9 milioni di viaggiatori (+10,6%) come del Vincenzo Bellini di Catania, che ha superato addirittura i 12 milioni (+12,4%). Altrettanto entusiastici i social, con i soliti commenti a sfondo campanilistico che sottolineano come il secondo abbia superato, in numero il primo. E via sproloquiando.
Eppure, a ben pensare, il dato non ha nulla di entusiasmante. Anzi, per chi scrive, ha un retrogusto piuttosto amaro. Non perché abbia qualcosa in contrario alla crescita, essendo convinto che sia sempre meglio della decrescita, felice o infelice che sia. Ma soprattutto perché rimanda a riflessioni poco incoraggianti che ho fatto più volte.
Innanzitutto, l’aereo si conferma il mezzo di gran lunga più utilizzato per raggiungere la Sicilia. E non è una buona notizia: prova ne siano i prezzi raggiunti dai biglietti, regolarmente cresciuti sotto le feste. Gli sconti offerti dalla Regione siciliana sono una buona notizia, ma solo per le compagnie aeree. Per gli utenti, una riduzione del 50% non serve a nulla, se il prezzo si incrementa del 100%, partendo, spesso, da cifre già alte. Con la beffa di sottrarre alle casse dell’isola risorse che potevano certamente essere spese meglio.
Le alternative all’aereo
D’altronde, le alternative sono molto poco competitive con chi, ormai da decenni, si è accaparrato il monopolio degli spostamenti Sicilia-continente. Basta dare una rapida occhiata agli altri vettori.
L’offerta ferroviaria è del tutto insufficiente ed inadeguata, con tempi biblici, soprattutto se si parte dal nord Italia come fa la maggior parte di quelli che raggiungono la Sicilia in questo periodo. Non inganni la farsa del Sicilia Express, spacciato impunemente per un aiuto a chi vuole raggiungere i parenti per Natale: in realtà un solo, misero collegamento, che ha incrementato di un nonnulla l’offerta ferroviaria, senza mutarne la velocità, degna delle diligenze ottocentesche. La folcloristica presenza di comici e prodotti gastronomici siciliani è una magra consolazione per chi deve sorbirsi 23 ore di viaggio.
Degli spostamenti in auto meglio non parlarne: un’odissea sconsigliabile a chiunque sia sano di mente. Oltre che la schiavitù del traghetto verso l’unica isola del mondo con oltre un milione di abitanti e distante meno di 5 km dal continente a non essere collegata stabilmente con esso, un eventuale viaggio verso la Sicilia comporterebbe un pericoloso attraversamento invernale del Pollino ad oltre 1000 metri di quota, in quella Salerno-Reggio Calabria che è, incredibilmente, l’autostrada europea che raggiunge l’altitudine più elevata (anche del Brennero!).
Rimane la possibilità dei trasporti marittimi, da accoppiare, comunque, a più che probabili spostamenti via terra, dato che non tutti gli emigrati hanno i parenti a Palermo o Catania e lavorano a Genova o Ravenna. I costi, ovviamente, sarebbero comunque salatissimi, in assenza di uno straccio di agevolazione tariffaria.
Appare quindi del tutto normale che il trasporto aereo cresca negli aeroporti dell’isola, tanto da rimanere esterrefatti di fronte ai proclami citati in premessa. Sorprende ancor di più che i dati in crescita vengano accolti con soddisfazione anche dai responsabili locali della politica dei trasporti, che non si capisce bene cosa abbiano da festeggiare.
L’atteggiamento sconcertante della politica
Attenti come sono al turismo, ormai ritenuto unica ancora di salvezza per l’economia siciliana, costoro sembrano dimenticare che gli arrivi in Sicilia non corrispondono a presenze turistiche, per le quali l’isola rimane al palo rispetto a tutte le altre regioni italiane, soprattutto d’inverno. Ma sono proprio causati dal flusso continuo di siciliani chi vanno e vengono dal continente dove, ormai, hanno trovato stabilmente lavoro. Casomai, ci sarebbe da rallegrarsi se tali flussi diminuissero.
Forse è troppo difficile comprendere, per chi non riesce neanche a concepire un piano di sviluppo economico dell’isola, come il monopolio di un unico vettore di trasporto sia una vera e propria palla al piede per l’economia dell’isola. Una tassa aggiuntiva per i suoi residenti e per chi vorrebbe raggiungerla, per piacere ma anche per lavoro, che rende l’isola svantaggiata rispetto alle già boccheggianti regioni meridionali dell’Italia continentale: un sud del sud.
Basti rammentare un dato, ormai notissimo (ma non certo ai politici siciliani): il sistema ad Alta Velocità nei primi dieci anni ha garantito alle aree servite una crescita economica ben superiore rispetto alle aree non servite, dall’8 al 10% in più, secondo uno studio dell’università Federico II. Sarà per questo che a sud di Napoli, quindi, in assenza di tale sistema, e con linee ferroviarie che risalgono spesso al secolo XIX, si registra da decenni un incremento del divario con il resto del Paese, dove la AV è realtà da almeno 15 anni, su tutti gli indicatori economici. Anche quelli turistici (dal 10 al 15% in più).
E vorrebbero usare l’aereo per le merci…
E stiamo affrontando soltanto l’aspetto dei viaggiatori e non quello delle merci, per le quali c’è un urgente bisogno di far comprendere, a chi governa l’isola, che queste ultime nel 99% dei casi non viaggiano in aereo.
Tanto urgente quanto strampalati appaiono certi annunci di voler realizzare un “aeroporto cargo” da qualche parte nell’isola, magari a Comiso, aeroporto destinato a morte certa per assenza di voli passeggeri, per trasportare non si sa bene cosa. Forse qualche tonnellata di prodotti agricoli che, a destinazione, sarebbero gravati di un costo tale da non essere minimamente competitivi con i prodotti che vi giungono via terra, senza necessità di essere trasbordati dal camion all’aereo o viceversa.
Il tema ignorato della sostenibilità
In tutto questo ho lasciato per ultimo, ma non per importanza, il tema della sostenibilità dei trasporti. Basterà ai nostri governanti ricordare che trasportare un viaggiatore in aereo fa emettere in atmosfera 7 volte la CO2 emessa trasportandolo in treno? E, se parliamo di una tonnellata di merce, 20 volte in più?
Certamente lo hanno presente in Europa dove, non a caso, sono stati concepiti i corridoi TEN-T della rete ferroviaria ad alta Capacità. Di trasporto aereo delle merci neanche a parlarne, ma si fa di tutto per scoraggiare il trasporto aereo viaggiatori, promuovendo, ormai ovunque, i treni ad Alta Velocità ed i treni notturni.
Una rete TEN-T destinata a raggiungere anche la Sicilia, insieme ai treni ad Alta Velocità ed alla fine del monopolio del vettore aereo. Purtroppo, ciò non avverrà non in tempi brevi. Alla dorsale isolana PA-CT-ME si sta già lavorando, ma essa non potrà vedere la luce prima sul 2032, secondo le previsioni più ottimistiche.
La necessità innegabile del Ponte
Così come il Ponte sullo Stretto, che della rete TEN-T è parte integrante, al punto che la UE ne ha già garantito una parte di finanziamento. La cui necessità, per i motivi di cui sopra, può sfuggire solo a chi non capisce nulla di trasporti o vive nella costante avversione rispetto a tutto quello che può portare benessere e sviluppo. O pensa solo a cercare un totem attorno al quale aggregare una sfilacciata compagine politica, fregandosene allegramente del benessere dei cittadini.
Speriamo che, superando i tanti ostacoli che verranno certamente frapposti da tafazziani ed ideologizzati delle più diverse specie, si giunga al più presto alla realizzazione di queste opere. Nel frattempo, per favore, che torni la logica nelle dichiarazioni di politici ed addetti ai lavori, in attesa che venga presa sul serio la programmazione e la gestione del trasporto in Sicilia, almeno per prepararsi al meglio all’attivazione di quelle infrastrutture che la rendano finalmente parte d’Europa.








