In un articolo sul Corriere della sera, Gian Antonio Stella elenca i fallimenti registrati ad Agrigento, Capitale della Cultura per il 2025. Nonostante spese stratosferiche, calano i turisti.
Gian Antonio Stella, con il quale abbiamo effettuato nel mese di marzo un reportage-video in tre puntate sulla condizione delle dighe in Sicilia, da sempre è impegnato nella denuncia di sprechi e fallimenti della nostra classe politica. In un articolo del 3 agosto scorso sul Corriere della Sera il noto giornalista si è soffermato sulla gestione degli eventi legati ad “Agrigento capitale della Cultura 2025”.
Come si legge nel pezzo, l’Assessore regionale al Turismo Elvira Amata aveva parlato di «una grande occasione per tutta la Sicilia» ed un giornale locale aveva previsto: «Attesi ad Agrigento tre milioni di turisti». Sembra, però, che di turisti se ne siano visti ben pochi, anzi addirittura meno degli anni precedenti: a tal proposito si riporta il parere di un autorevole addetto ai lavori:
«La sensazione, purtroppo, è che ci sia un calo rispetto agli ultimi anni», sospira Francesco Picarella, presidente girgentino di Federalberghi, «mancano gli italiani. Pareva essere partita abbastanza bene ma poi si è bloccato tutto. Speriamo in un colpo di coda in autunno…».
Il concerto ad agosto, il cartello sbagliato, e tanto altro…
Eppure l’organizzazione dell’evento aveva proposto idee che avrebbero rilanciato l’immagine della Sicilia nel mondo, come quella di “registrare nell’afa agostana un concerto natalizio de Il Volo con gli spettatori obbligati a cappotti e piumini”, sperperando, ricorda Stella “1.260.151 euro (con un obolo di 42 mila di incassi in beneficenza)”. Lo ricordiamo tutti, con imbarazzo.
Così come il “mega-manifesto sulla «strada degli scrittori» con due strafalcioni in quattro righe” ed altri disastri, di cui abbiamo riferito in un articolo del gennaio scorso, e che avevano allarmato lo stesso presidente Schifani. E non erano neanche mancati i filmati e le foto sui social:
“Prima il video con l’acqua grondante dal soffitto su un gruppo jazz nel Teatro Pirandello che di lì a pochi giorni doveva ospitare Sergio Mattarella per l’inaugurazione ufficiale. Poi i 510 mila euro spesi dalla giunta regionale per asfaltare in tutta fretta le strade del percorso presidenziale col risultato che due giorni dopo gli addetti alle forniture d’acqua cercavano tombini col metal detector. “
Stella ricorda anche la mancata riapertura del viadotto Morandi, slittata la 2027 e gli sprechi nella rete idrica, che continua a perdere la metà dell’acqua immessa in rete. A tal proposito, sottolinea i costi di gestione del nuovo dissalatore di Porto Empedocle, destinato ad immettere l’acqua prodotta nella stessa rete-colabrodo.
Spese pazze, risultati scarsi
Su un altro concerto, quello dello scorso 7 luglio, diretto dal maestro Riccardo Muti, si sono persino accesi i riflettori della Corte dei Conti:
“la gran serata nella Valle dei Templi è andata in onda di notte, con le televendite dei materassi. Sia chiaro: Riccardo Muti e l’Orchestra Giovanile Cherubini non c’entrano. Il loro dovere, loro sì, l’hanno fatto fino in fondo col magnifico concerto del 7 luglio. Il contorno, però, grida vendetta. A partire dai 654.977 euro di costi per tre quarti (!) ingoiati da spese stratosferiche su cui indaga la Corte dei conti. Dal volo in Sicilia pagato più d’un Roma-Pechino all’ospitalità affidata a un’agenzia che offre gite in pullman a 23 euro (solo bus) all’Acquapark Etnaland fino a oscuri «servizi produzione audio video» da 139.446 o una «produzione tecnica» (luci e suoni?) da 144.082.”
A rendere ancora più amaro il bilancio dell’evento, le parole di Caterina Greco, archeologa, già direttrice e soprintendente a Selinunte e Agrigento, che denuncia come “Agrigento 2025 avrebbe avuto 11.834.011 euro. Senza sponsor: «Nessuno ha evidentemente ritenuto di “mettere la faccia” in un’operazione che appare già irrimediabilmente compromessa». Confronto con Pesaro Capitale 2024: 6,18 milioni di euro per metà fondi pubblici, per metà privati, 2.683 eventi, 2.210 artisti arrivati da 30 Paesi del mondo.”
Un disastro annunciato, nonostante i “treni turistici”
Che dire? Il disastro è servito. Eppure lo diciamo da anni che dietro il rilancio del turismo come unica e salvifica soluzione dei mali della Sicilia si nasconde un enorme inganno, amplificato dall’incapacità amministrativa e dall’assenza di strategie di programmazione della nostra classe politica.
Facciamo sommessamente notare che ad Agrigento, oltre che all’acqua, mancano i collegamenti più elementari con il resto della Sicilia e con i due aeroporti principali, su gomma come su ferro. E senza queste infrastrutture, non basta certo un concerto ad agosto o un cartello stradale, magari scritto male, per rilanciare l’attrattività turistica di un territorio che, di certo, non manca di attrattive.
Così come inutile, anzi dannoso, è insistere sui “treni turistici”, costosissima attrazione destinata a pochi appassionati: proprio Agrigento fruisce addirittura di una linea ferroviaria dedicata esclusivamente a questo tipo di servizio, la Agrigento-Porto Empedocle. Come mai neanche questa “attrazione” è riuscita ad evitare il flop di “Agrigento capitale della cultura”? Forse perchè le uniche corse effettuate durante tutto l’anno si sono limitate ai due giorni della “sagra del mandorlo in fiore”?
Quanto sarebbe stato utile aprire la linea, che conta su un’apposita fermata in corrispondenza della Valle dei Templi (costruita con fondi pubblici) al servizio ordinario, con diverse corse ogni giorno? La domanda rimarrà senza risposta, come è avvenuto per tanti anni. da quando abbiamo denunciato questa situazione scandalosa.








