La consegna della struttura si trasforma in uno scontro con cittadini e rappresentanti del territorio. Il sostanziale fallimento di un progetto esteticamente brutto, a causa di una inguaribile inerzia amministrativa

Doveva essere una giornata di festa. La Regione Siciliana e lo IACP hanno consegnato al Comune di Palermo la nuova struttura del mercato coperto di Ballarò (QUI in un nostro video nel canale youtube “IN PROGRESS”), presentandola come un segnale di rilancio per uno dei luoghi più antichi e identitari della città.

L’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò (FdI) ha celebrato l’evento, con toni enfatici, sul suo profilo Facebook, sostenendo che Ballarò, “mercato ultramillenario” stia finalmente crescendo grazie a nuovi spazi destinati ad accogliere attività commerciali e venditori. Qualcuno fra i presenti, però, non ha gradito, e la cerimonia ha preso rapidamente una piega diversa.

La festa che si trasforma in contestazione

Durante la visita si sono registrati momenti di forte tensione tra l’assessore e alcuni rappresentanti del territorio. Tra i più critici il consigliere della Prima Circoscrizione Massimo Castiglia, secondo cui la consegna non rappresenterebbe affatto la soluzione dei problemi del mercato coperto ma soltanto l’ennesimo passaggio burocratico di una vicenda che si trascina da anni.

Castiglia ha accusato la politica di voler trasformare in propaganda la riconsegna di una struttura rimasta inutilizzata e abbandonata per anni, denunciando inoltre la dura reazione dell’assessore regionale alle contestazioni rivolte durante l’iniziativa.

Alla consegna erano presenti, oltre ad Aricò, anche la deputata nazionale Carolina Varchi, esponente di Fratelli d’Italia e consulente del sindaco di Palermo per i rapporti con il Governo, insieme ai rappresentanti dello IACP, della Regione Siciliana e del Comune di Palermo.

La polemica, tuttavia, va ben oltre il battibecco del momento. Come ricostruito anche da Alessandra Pellegrini sulle pagine de Il Post, il mercato coperto di Ballarò rappresenta da tempo uno dei casi più emblematici delle difficoltà della rigenerazione urbana a Palermo. Un’opera attesa per anni, attraversata da cambi di destinazione, regolamenti sanitari, ritardi amministrativi, problemi gestionali e lunghi periodi di inutilizzo, al punto da essere percepita da molti cittadini come una vera e propria incompiuta urbana.

Una condizione che abbiamo denunciato anche noi di “In Progress” nel reportage filmato  del settembre 2025 che abbiamo richiamato in precedenza.

Le accuse: “Il mercato è ancora fermo”

A confermare che la vicenda sia tutt’altro che conclusa sono anche le dichiarazioni della consigliera comunale e capogruppo di Oso, Giulia Argiroffi.

Secondo Argiroffi, un apposito regolamento comunale aveva già individuato una possibile destinazione degli spazi, prevedendo l’insediamento degli operatori della vendita di carne e pesce, attività che necessitano di adeguate condizioni igienico-sanitarie e che avrebbero potuto beneficiare della presenza di allacci idrici, fognari ed elettrici già realizzati all’interno della struttura. Parallelamente sarebbe dovuto partire un percorso di regolarizzazione degli altri operatori del mercato storico, attraverso la pedonalizzazione dell’area e l’individuazione degli stalli. Un percorso che, secondo la consigliera, non sarebbe mai stato realmente avviato.

Argiroffi sottolinea inoltre come la Regione abbia completato il percorso necessario all’emanazione delle linee guida indispensabili per procedere all’assegnazione degli spazi, mentre il Comune non avrebbe ancora completato la parte di propria competenza. Ma la critica più significativa riguarda probabilmente l’assenza dei veri protagonisti del mercato.

La consigliera osserva infatti che alla consegna erano presenti rappresentanti di Regione, Comune e IACP, ma mancavano proprio coloro che quel luogo dovrebbero viverlo e utilizzarlo ogni giorno: i commercianti e gli operatori storici di Ballarò. Un’assenza che rappresenta il vero fallimento dell’intera operazione.

Una struttura brutta nel cuore di Ballarò

C’è poi un ulteriore aspetto che merita una riflessione. Al di là delle questioni amministrative e burocratiche, il mercato coperto continua a suscitare forti perplessità anche sotto il profilo architettonico e urbanistico. La stessa Argiroffi lo ha definito senza mezzi termini “brutto“. Un giudizio che condividiamo.

Nel cuore di uno dei mercati storici più affascinanti e riconoscibili del Mediterraneo, caratterizzato da vicoli, cortili, architetture popolari e una forte identità urbana, la nuova struttura appare come un corpo estraneo, privo di qualsiasi dialogo con il contesto che la circonda.

Dopo anni di attesa e risorse pubbliche investite, sarebbe stato lecito aspettarsi un intervento capace non soltanto di ospitare attività commerciali, ma anche di valorizzare uno dei luoghi simbolo della Palermo storica. Invece il risultato finale appare povero sotto il profilo architettonico, anonimo sotto quello estetico e incapace di restituire la forza identitaria che un luogo come Ballarò avrebbe meritato.

Un ingombrante pensilina degna di una zona industriale, ma che nel bel mezzo del Centro storico più grande d’Europa, ha il solo effetto di oscurare le bellezze architettoniche circostanti. Quelle si, degne di una città dalla storia millenaria.