Neanche sono iniziati i lavori e già Messina assiste, attonita, ai primi scontri con i manifestanti ed ai loro atti vandalici

Proprio ieri , avendo riferito delle tensioni verificatesi durante la manifestazione contro la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, abbiamo pensato: “ecco, ci risiamo”. Si, perchè quanto avvenuto a Messina il pomeriggio del 1 marzo 2025 ci ricorda un film già visto, anche se si tratta, invero, di pochi esagitati: le cronache riferiscono di un numero compreso tra 80 e 200 anime. Poche, ma sufficienti a mettere in subbuglio il centro di una città.

Non abbiamo potuto fare a meno di ricordare tante altre manifestazioni del passato, di personaggi analoghi, più o meno folti, ma sempre agguerriti, che non trovano di meglio che scagliarsi contro la realizzazione di un’Opera Pubblica. Le immagini di Messina presentano infatti inquietanti analogie, ad esempio, con le proteste del movimento NO TAV in Val di Susa, contrarie alla realizzazione della linea ad Alta velocità Torino-Lione.

Sin dalla metà degli anni ’90, quella valle alpina è stata teatro di violente proteste, sfociate spesso in momenti di forte tensione: come gli scontri del 27 giugno e del 3 luglio 2011, quando le forze dell’ordine intervennero per sgomberare i presidi dei manifestanti, portando a numerosi feriti e arresti. Non mancarono neanche, durane i lavori, i lanci di bombe molotov verso i cantieri, mettendo a serio rischio la vita di ignari operai impegnati, semplicemente, a portare il pane a casa.

Analogamente, durante la recente manifestazione NO PONTE a Messina, alcuni partecipanti hanno tentato di oltrepassare le barriere di sicurezza, lanciando bombe-carta e provocando scontri con le forze dell’ordine: fra queste si conta un agente di Polizia ferito. Il corteo, lungo il suo cammino, ha peraltro lasciato il segno, letteralmente, sui muri degli edifici prospicienti viale Boccetta e via Cavour, dove sono stati imbrattati anche i monumenti, sui quali i manifestanti hanno ritenuto opportuno, accanto alla scritta “No Ponte” , aggiungere cose come “Palestina libera”, “ACAB” e via sproloquiando. Insomma, il classico campionario dell’estrema sinistra, degli anarchici e dei Centri Sociali, impadronitisi della lotta senza quartiere al Ponte sullo Stretto come di qualsiasi altra occasione si offra loro per dare sfogo ad istinti “rivoluzionari” mai sopiti, nonostante siano passati decenni dagli anni di piombo, sempre rimpianti da questa gente.

Evidentemente, l’ultima frontiera di forze politiche, piccole e grandi che, in mancanza del supporto di ideologie ormai perdute, hanno trovato in questo tema un insperato “collante”. A scapito di qualsiasi ragionamento serio, privo di preconcetti e, infine, costruttivo, su quella che sarà, a lavori conclusi, un’opera aperta a tutti, senza distinzione di appartenenza politica. Ovvero sul futuro di un territorio a cui tali forze non si preoccupano minimamente di offrire una valida alternativa allo sviluppo infrastrutturale in presenza di una crisi economica che non sembra avere fine. E che conoscono, proprio negli ultimi anni, uno spopolamento senza precedenti, sempre crescente.

Con il pericolo, peraltro, di vedersi confondere ai facinorosi di cui sopra, rispetto ai quali molti esponenti “No Ponte”, proprio mentre scriviamo, stanno affannosamente prendendo le distanze “dissociandosi” da quanto avvenuto. Come se tutto questo non fosse ampiamente prevedibile, vista la demonizzazione che, da anni, è stata operata nei confronti del Pone sullo Stretto e considerando che in piazza, da sempre, scendono i più esagitati.

Probabilmente, purtroppo, siamo solo all’inizio: se consideriamo che ancora nessun cantiere per la realizzazione del Ponte è stato aperto, provate a immaginare cosa succederà fra qualche mese, quando cominceranno le operazioni di cantierizzazione a partire dagli espropri, che già hanno scatenato non poche polemiche visto che saranno coinvolte centinaia di famiglie.