Genova rinuncia al modello gratuito e sceglie la via degli aumenti: un errore che rischia di compromettere anni di progresso
A Genova è in corso un deciso cambio di rotta nelle politiche sul trasporto pubblico locale. Dopo aver sperimentato con successo la gratuità su metropolitana e impianti verticali — una misura che aveva attirato attenzione e apprezzamento anche a livello nazionale — il Comune e l’azienda AMT hanno annunciato un nuovo piano tariffario con aumenti per biglietti e abbonamenti, e la fine di molte agevolazioni introdotte negli ultimi anni.
Secondo quanto riportato da GenovaToday, il biglietto urbano passa a 2 euro e l’abbonamento annuale aumenta di circa 100 euro. La motivazione ufficiale è la necessità di coprire i costi e di garantire equilibrio finanziario all’azienda, ma questa decisione rappresenta un’inversione di tendenza rispetto a una politica che, fino a pochi mesi fa, era indicata come modello virtuoso di mobilità urbana.
Il sindaco Bucci stesso, solo un anno fa, aveva difeso la sperimentazione del TPL gratuito sottolineando che “ha funzionato e ha cambiato le abitudini dei cittadini”. Ora, invece, la logica sembra tornare quella del bilancio, non della trasformazione sociale e ambientale.
Un modello che stava funzionando
I dati e le osservazioni raccolte durante la sperimentazione del trasporto gratuito dimostravano un effetto tangibile: aumento dei passeggeri, riduzione dell’uso dell’auto privata, e maggiore partecipazione dei cittadini alla vita urbana. L’iniziativa, come ricordato anche da Sicilia in Progress, era parte di una visione più ampia: rendere la mobilità un diritto accessibile a tutti e un volano di sostenibilità ambientale.
Genova, in pochi mesi, era diventata un laboratorio nazionale per l’innovazione nel trasporto pubblico. L’esperimento aveva ottenuto risultati incoraggianti e generato un consenso diffuso. Per questo la scelta di tornare indietro appare ancora più contraddittoria: non solo interrompe un percorso promettente, ma rischia di disperdere i benefici già ottenuti.
L’errore politico e culturale del passo indietro
L’aumento delle tariffe non è semplicemente una questione economica: è una scelta di visione. Puntare sul biglietto più caro e sull’abbonamento più costoso significa spostare l’attenzione dal servizio pubblico come diritto al servizio pubblico come prodotto. In questo modo si mina la fiducia dei cittadini e si contraddice la strategia europea di mobilità sostenibile che punta, invece, a incentivare l’uso del trasporto collettivo attraverso accessibilità, frequenza e convenienza.
Il TPL gratuito o fortemente agevolato, come ricordano gli articoli di Sicilia in Progress, non è un’utopia assistenzialista: è una politica di trasformazione urbana. Funziona quando è accompagnato da una visione di lungo periodo che integra trasporto, ambiente e coesione sociale. È il mezzo per spostare la città verso modelli più giusti e moderni.
I benefici del modello gratuito
Le esperienze internazionali — da Tallinn a Lussemburgo, fino a numerose città francesi — dimostrano che la gratuità del trasporto pubblico:
- riduce in modo stabile l’uso dell’auto privata e il traffico urbano;
- migliora la qualità dell’aria e la vivibilità dei centri urbani;
- rafforza la mobilità delle fasce deboli e la partecipazione sociale;
- accresce l’efficienza complessiva del sistema di trasporto, grazie all’aumento del numero di utenti.
In Italia, Genova era tra le prime grandi città ad aver intrapreso questa strada. Rinunciarvi significa rinunciare anche alla possibilità di guidare un cambiamento nazionale.
Il messaggio sbagliato
La nuova politica tariffaria manda un messaggio opposto rispetto a quanto la città aveva iniziato a comunicare: che la mobilità sostenibile è un diritto, non un lusso. Tornare al modello in cui si paga di più per spostarsi significa dire ai cittadini che l’auto privata è di nuovo una scelta più comoda e prevedibile. È una contraddizione in termini, specie in un momento storico in cui le città europee investono sull’inclusione e sulla transizione ecologica.
Come Sicilia in Progress ha più volte sostenuto, la gratuità del TPL non è solo una misura sociale, ma una strategia economica lungimirante: riduce i costi indiretti dell’inquinamento, della congestione e del tempo perso nel traffico; genera risparmi pubblici nel medio periodo e migliora la qualità complessiva della vita urbana.
Un’occasione persa per l’Italia
Genova poteva essere il laboratorio nazionale per un modello di trasporto pubblico realmente innovativo, capace di unire sostenibilità, inclusione e competitività. Invece, con la scelta di tornare alle tariffe più alte, si rischia di dare un segnale negativo a tutte le città che stavano osservando l’esperimento.
Il trasporto pubblico gratuito aveva dimostrato che è possibile cambiare abitudini e rendere la città più vivibile; ora, l’aumento dei prezzi rischia di vanificare quegli stessi progressi.
Il trasporto pubblico non è un costo da coprire, ma un investimento sulla qualità della vita. Tornare indietro significa scegliere un modello di città più inquinata, più diseguale e meno coraggiosa. E questa, per Genova come per il resto d’Italia, non può essere la strada giusta.








