OSPITIAMO UN INTERVENTO DELL’ING ROBERTO DI MARIA ANTICIPATO SULLE COLONNE DELLA “GAZZETTA DEL SUD” DI DOMENICA 12 FEBBRAIO SCORSO IN UN ARTICOLO DI LUCIO D’AMICO

LA TRAPANI-RAGUSA IN 13 ORE FA NOTIZIA, MA IL VERO SCANDALO E’ L’ISOLAMENTO FERROVIARIO DELLA SICILIA

Recentemente è tornato di moda un dato che dovrebbe rappresentare molto bene la situazione disastrosa delle ferrovie siciliane: per spostarsi in treno da Trapani a Ragusa occorrono 13 ore sito ed 8 minuti, come riporta il sito www.corriere.it Un dato senza dubbio eclatante, se consideriamo che le due città distano in linea d’aria 230 km.

Tuttavia appare sorprendente, almeno per quanto riguarda chi scrive, che a questo esempio non se ne preferiscano altri, ben più eclatanti e relativi a tratte ben più frequentate E’ facile comprendere che le interazioni che possono interessare due città come Trapani e Ragusa, che rispettivamente contano 55.300 e 73.100 abitanti e si trovano da parti opposte della stessa regione, non possono comportare flussi di passeggeri particolarmente rilevanti.

I centri di media-piccola estensione, infatti, tendono a sviluppare relazioni con le città medio-grandi più vicine: nella fattispecie, rispettivamente con Palermo e Catania.

Se andiamo a vedere, nel dettaglio, cosa mettono a disposizione le ferrovie per questi collegamenti, ben più importanti, scopriamo dati ancor più clamorosi, interessando un numero enormemente più grande di passeggeri.

Per andare da Trapani a Palermo e viceversa occorrono non meno di quattro ore e 10 minuti, cambiando il treno almeno una volta. Si può arrivare anche a 4 ore e 48 minuti, con due cambi. I collegamenti giornalieri sono soltanto 3. In linea d’aria, le due città distano 75 km.

Non è migliore la situazione tra Catania e Ragusa dove il percorso, via Siracusa, viene coperto dai treni in non meno di 3 ore e 42 minuti, con un cambio; i collegamenti giornalieri sono soltanto due. Ma Trenitalia offre anche la possibilità di raggiungere il capoluogo ibleo via Caltanissetta: in questo caso, il viaggio può durare anche dura 4 ore e 52 minuti, sempre con un cambio in mezzo. Le due città, in linea d’aria, distano 70 km.

In pratica, in entrambi i casi, si fa prima ad andare da Napoli a Milano (670 km in linea d’aria, 4 ore e 15 minuti senza cambi).

Ma c’è di peggio, nell’universo ferroviario siciliano. Basta esplorare la sparuta offerta dalla Sicilia verso il continente, della quale, stranamente, non si parla mai. Forse perché questi collegamenti sono fortemente influenzati dall’attraversamento, su traghetto, dello Stretto: un tema che non viene affrontato facilmente, perché richiama immediatamente la questione secolare del Ponte, ritenuta, nella migliore delle ipotesi “divisiva”.

 

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Un Intercity verso il continente in fase di traghettamento; foto dell’autore

L’unico treno che collega direttamente Palermo a Milano, copre l’itinerario in 21 ore e 35 minuti. Di queste, 2 ore e 25 minuti vengono impiegate per percorrere i 3 km che separano la Sicilia dalla Calabria:  per chi non lo sapesse, questo breve ma lentissimo “viaggio nel viaggio” avviene per mezzo di lunghe (e particolarmente scomode per i passeggeri) manovre di imbarco dei treni su appositi traghetti.

Per il resto, il treno è “costretto” a percorrere un itinerario a dir poco complicato per coprire gli 890 km che, in linea d’aria, separano i due terminali estremi. Il viaggio prevede la bellezza di 32 fermate intermedie, ed è concepito in modo tale da evitare qualsiasi interferenza con i treni ad Alta Velocità, che potrebbero essere rallentati dalla presenza, in linea, di treni molto più lenti.

Infatti, trattandosi di materiale rotabile ordinario, e non ad alta velocità (come i “Frecciarossa” per intenderci) il treno è costretto a muoversi a velocità ben più basse. Non potrebbe essere diversamente, dato che per poter traghettare, il treno deve potersi dividere in sezioni di lunghezza adeguata a quella disponibile sul ponte della nave. Ciò non è possibile per gli elettrotreni ad alta velocità, che sono convogli “a composizione bloccata”, quindi non scomponibili come i tradizionali treni composti da locomotore e vagoni.

Quindi, i siciliani che devono raggiungere il continente lo fanno molto più lentamente di qualsiasi altro cittadino italiano, rinunciando, peraltro, al confort dei treni più performanti attualmente in circolazione. I loro viaggi avvengono su carrozze che possono risalire anche agli anni ’70 del secolo scorso, magari dopo aver subito un opportuno “maquillage” per renderle meno decrepite.

Una situazione da Italia di serie B, se non C, che continua a perpetuarsi nella totale indifferenza di politici e giornali. Per i quali, stranamente, è meglio soffermarsi sui collegamenti interni alla regione, come la già citata Trapani-Ragusa.

Dimenticando che la chiave dello sviluppo economico di una qualsiasi parte del mondo è strettamente collegata alla sua connessione con il resto del mondo, come dimostra la teoria dei flussi connettivi dello stratega geopolitico Parag Khanna. Uno studioso che ha fatto della connessione tra i territori la chiave per un moderno sviluppo, senza la quale si è condannati non soltanto all’isolamento, ma anche a ricoprire un ruolo secondario rispetto alle aree in cui lo sviluppo economico è più avanzato: quello che succede n Italia tra nord e sud ne è un esempio lampante.

Per uscire da questa condizione la presenza di collegamenti rapidi e senza rotture di carico con il Continente sarebbe, per la Sicilia, la possibile via d’uscita dalla marginalità e dalla depressione nella quale la regione si trova impantanata.

Se ciò riguarda in maniera clamorosa i flussi passeggeri, da cui siamo partiti, il tema non è di minore rilevanza rispetto ai flussi delle merci, che scontano gli stessi svantaggi infrastrutturali con conseguenze, se possibile, ancor più gravi. Si pensi alla immensa potenzialità, del tutto inespressa, del sistema portuale, situato al centro del Mediterraneo ma del tutto ignorato dai flussi merci che vi transitano. Si tratta, per considerare il solo traffico containers, di un quarto delle merci in circolazione su scala planetaria.

In sintesi, ben vengano le analisi scandalistiche sui collegamenti interni che, come sappiamo, riflettono una realtà innegabile sulla quale innegabilmente occorre lavorare molto. Ma è, a maggior ragione, opportuno sottolineare come l’attuale dotazione infrastrutturale condanni la Sicilia ad un isolamento non più tollerabile nell’epoca del mercato globale e della iperconnettività.

Insieme al facile sensazionalismo del viaggio in treno fra Trapani e Ragusa, quindi, sarebbe il caso di sottolineare, con la stessa enfasi, lo scandalo del collegamento ferroviario tra Palermo e Milano. E, con esso, l’assenza del collegamento stabile tra la Sicilia ed il Continente, che ancora in troppi si ostinano ad ostacolare.