Nata già vecchia, l’aerostazione non riesce ad offrire gradevolezza, accoglienza e servizi moderni

L’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo ha una posizione mozzafiato: tra mare e montagna, con decolli e atterraggi tra i più spettacolari d’Europa. Ma basta varcare l’ingresso per passare dal sogno mediterraneo a una realtà meno entusiasmante: spazi angusti, atmosfere datate, servizi ridotti all’osso. Una condizione che non rende onore al nome che porta, quello di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due eroi siciliani che hanno dato la vita per la dignità del Paese e che meriterebbero ben altro rispetto.

La sensazione che si prova entrando è quella di un luogo compresso. Le sale partenze sono piccole rispetto al traffico reale, i corridoi lunghi e angusti, le luci al neon fredde. Le pareti spoglie, i controsoffitti opprimenti ed i colori anonimi evocano più un reparto ospedaliero che il biglietto da visita di una grande città mediterranea. Le nuove insegne, di colore rosso acceso, ricordano più quelle di un bricolage store che quelle di un aeroporto internazionale, e finiscono per peggiorare l’atmosfera complessiva, già non esaltante.

Negozi e punti ristoro sono pochi e poco vari. Non c’è traccia di spazi di relax moderni, di lounge accoglienti o di corner che richiamino la ricchezza culturale della Sicilia. Chi deve attendere un volo lo fa spesso su sedie rigide, in ambienti che definire “essenziali” è un eufemismo. E se sei tra quelli che amano ancora la carta stampata, scopri che di prima mattina, nell’unica edicola aperta nel deserto generale, il giornale lo trovi sì… ma è quello del giorno precedente.

All’esterno, la facciata in vetro, cemento ed acciaio a vista, come un qualsiasi capannone industriale, contrasta irrimediabilmente con una cornice naturale straordinaria: il blu del mare, le montagne sullo sfondo, verso l’interno. Un contrasto quasi grottesco.

Confronti impietosi, anche con i “cugini”

Il paragone con l’aeroporto di Catania, al di là del campanilismo, è inevitabile. Pur con i suoi problemi di sovraffollamento, a cui si porrà rimedio con le previste opere di ampliamento, l’aerostazione di Fontanarossa, concepita con l’idea dell’ open space, appare più accogliente, luminosa e, grazie a negozi e bar che non devi cercare dietro qualche angolo sperduto, offre una gamma più agevole di servizi: insomma, una struttura più al passo con i tempi, ovvero con la moderna idea degli spazi collettivi. L’aeroporto di Punta Raisi, invece, sembra fermo agli anni ’70 del secolo scorso: funzionale sì, ma poco più.

E se vogliamo esagerare, il confronto con Singapore Changi o Doha Hamad International diventa satira pura: a Singapore i passeggeri trovano cascate indoor, giardini tropicali e persino cinema. A Doha c’è l’“Orchard”, un’enorme foresta coperta, hotel e lounge di lusso. Palermo, invece, propone corridoi stretti, sedie rigide e un bar dove ordinare al massimo un caffè al volo. Non ci sarà spazio per una foresta, certo, ma è  possibile che i gestori dell’aerostazione non abbiano pensato a niente di più gradevole?

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Aerostazione di Palermo, spazi affollatissimi in una giornata estiva; fonte: palermo.repubblica.it

Una gestione inchiodata alla mera funzionalità

Chissà cosa ci riserva il futuro, in vista della ormai certa privatizzazione dello scalo, annunciata come il toccasana di ogni male. Ma, paradossalmente, non è la capacità gestionale che è mancata negli ultimi anni in cui, comunque, si sono fatti sforzi notevoli per rendere più funzionale questa struttura, aperta già vecchia solo nel 1995 con molti anni di ritardo sul progetto originale. E’ mancata tuttavia la volontà, anche in fase di ristrutturazione, di andare al di là dell’essenziale e far “volare” (è proprio il caso di dirlo) il  concetto di “aerostazione”.

Appiattendosi sulla mera funzionalità delle operazioni di imbarco e sbarco, non si è posto un minimo di attenzione alla gradevolezza degli ambienti che dovrebbero, nel rispetto dei tanti proclami sulla “bellezza” rendere più gradevole il transito e le attese dei passeggeri. D’altronde, non dovrebbe essere questo il “biglietto da visita” per chi arriva nel capoluogo siciliano per apprezzarne le bellezze architettoniche, paesaggistiche, culturali ed enogastronomiche?

Il Falcone-Borsellino non è un aeroporto che onora il nome che porta. È pratico, svolge la sua funzione, ma non riesce a trasmettere né la grandezza dei due magistrati che lo intitolano, né la bellezza del territorio che rappresenta. Ed è questo il vero rammarico: Palermo meriterebbe un aeroporto all’altezza della sua storia e dei suoi simboli, non un terminal che sembra più una sala d’attesa anonima che la porta d’ingresso di una delle città più affascinanti del Mediterraneo.

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Aerostazione di Palermo, area partenze; fonte: retailfood