Dopo la variante approvata, l’appalto da 470 milioni di euro registra una sola offerta: costi in aumento e tempi sempre più incerti per l’opera simbolo del porto ligure.

Per la Fase B della nuova Diga foranea di Genova, del valore di circa 470 milioni di euro, è arrivata una sola offerta. A presentarsi alla gara è stato il raggruppamento temporaneo RCM – Sales – Consorzio Integra, mentre il consorzio Webuild, titolare della Fase A, ha scelto di non partecipare.

Un dato che solleva interrogativi su competitività e tempi: l’appalto riguarda il prolungamento della diga lato ponente e la realizzazione di parte delle strutture definitive, ma la scarsa partecipazione rischia di rallentare ulteriormente la tabella di marcia.

Come riportato nel nostro precedente articolo, la variante approvata nelle scorse settimane ha già comportato un incremento dei costi e uno slittamento delle fasi di lavorazione. L’ultimazione, inizialmente prevista per il 2026, è ora fissata a fine 2027, ma i segnali di ritardo sono già visibili.

Inoltre, la variante progettuale – con l’ampliamento del cerchio di evoluzione e dell’imboccatura di ponente – ha fatto lievitare la spesa complessiva dell’opera, confermando che i rincari non sono più ipotesi ma dati concreti.

Un’opera strategica per il porto e per l’intero sistema logistico nazionale che, però, procede a passo incerto, tra un’unica offerta in gara, costi in crescita e scadenze sempre più fragili.