Ponte sullo Stretto, i numeri reali dietro le polemiche
C’è un leitmotiv che torna puntuale ogni volta che si parla del Ponte sullo Stretto: i costi “triplicati”, i contratti “scaduti”, la necessità di un “nuovo appalto”. Una narrazione che funziona bene sui social e nei comunicati delle associazioni ambientaliste, ma che regge poco alla prova dei documenti.
Il contratto con il consorzio Eurolink (guidato allora da Impregilo, oggi Webuild) è stato firmato il 27 marzo 2006, dopo una gara internazionale. L’importo di aggiudicazione fu di circa 3,88 miliardi di euro, a fronte di una base d’asta di 4,4 miliardi. Si trattava del valore riconosciuto al contraente generale per la progettazione definitiva, esecutiva e la costruzione del ponte sospeso e delle opere di collegamento. Non del “costo complessivo” dell’opera, che già nel 2006-2009 veniva stimato dal CIPE e dall’ANAS intorno ai 5-6 miliardi di euro.
Parlare oggi di una base di “3,4 miliardi” per poi gridare allo scandalo dei 13,5 miliardi è una semplificazione scorretta: quel 3,4 non corrisponde mai a una stima ufficiale del costo complessivo, ma solo a una cifra contrattuale.
Il secondo equivoco riguarda l’adeguamento dei prezzi. Alcuni sostengono che l’aumento dei costi comporti automaticamente la necessità di un nuovo appalto. Non è così. La revisione prezzi è un meccanismo previsto dalla legge e normale nei grandi contratti pubblici: già l’articolo 115 del Codice dei contratti del 2006 prevedeva clausole di adeguamento per tenere conto di inflazione, variazioni delle materie prime e aggiornamenti normativi. Oggi, con il nuovo Codice (d.lgs. 36/2023), la revisione è addirittura obbligatoria. Non siamo dunque davanti a un’anomalia, ma a una regola generale di tutela dell’equilibrio economico-finanziario.
Peraltro, l’aggiornamento dei prezzi è stato già introdotto nel rapporto contrattuale tra Eurolink e Stretto con due distinti atti aggiuntivi che risalgono al 2009:
- 25 settembre 2009 – Atto aggiuntivo tra Stretto di Messina ed Eurolink in cui le parti convenivano le modalità di aggiornamento del prezzo contrattuale
- 30 novembre 2009 – Secondo Atto aggiuntivo alla convenzione che prevede la facoltà di revisione del contratto in determinate circostanze.
Va ricordato inoltre che il legislatore è intervenuto espressamente con il decreto legge 35/2023, che ha riattivato la concessione con Stretto di Messina S.p.A. e confermato la validità del contratto con Eurolink, prevedendo la prosecuzione del rapporto tramite atti aggiuntivi. Non c’è nessuna “forzatura”: la cornice normativa è chiara e garantisce continuità contrattuale.
Quanto all’attuale stima di 13,5 miliardi di euro, approvata dal CIPESS nell’agosto 2025, non si tratta di un raddoppio improvviso. Dentro quella cifra ci sono quasi vent’anni di inflazione, prescrizioni ambientali aggiuntive, adeguamenti sismici, nuove tecnologie di sicurezza e tutte le opere di collegamento ferroviarie e stradali. Non è il ponte “nudo e crudo” a costare 13,5 miliardi, ma l’intero sistema infrastrutturale legato al progetto.
In conclusione, chi sostiene che il Ponte stia “triplicando i costi” o che occorra “un nuovo appalto” costruisce una narrazione utile per screditare l’opera ma poco fedele ai fatti. La realtà è che il contratto del 2006 prevedeva già la gestione unitaria di ponte e collegamenti, che i costi complessivi non sono mai stati di 3,4 miliardi, e che la revisione prezzi è uno strumento previsto dalla legge e non un vizio.
Le polemiche potranno continuare, ma i numeri — quelli veri — raccontano una storia diversa da quella che qualcuno prova a vendere.








