Il matrimonio della popstar britannica diventa l’occasione per riflettere su un vecchio vizio: raccontare la Sicilia attraverso stereotipi che il mondo reale continua a smentire.

La polemica innescata dal tabloid britannico Telegraph attorno al matrimonio di Dua Lipa in Sicilia ha avuto almeno un merito: riportare al centro una questione che i siciliani conoscono bene: quella dei pregiudizi che continuano ad accompagnare l’immagine dell’isola all’estero.

A cogliere il punto è stato Massimo Mastruzzo, esponente del Movimento Equità Territoriale, in un articolo pubblicato su GaiaItalia Sud. Scrive Mastruzzo:

«Per decenni il Mezzogiorno è stato descritto attraverso categorie semplificate e spesso caricaturali: arretratezza, clientelismo, criminalità, fatalismo. Una narrazione che ha attraversato la politica, il dibattito pubblico, parte della produzione televisiva e perfino il linguaggio quotidiano. In molte occasioni il Sud è stato rappresentato non come una realtà complessa, ma come una sorta di “eccezione” permanente rispetto al resto del Paese. Quando questi schemi vengono ripetuti per generazioni, finiscono per diventare senso comune. E quando il senso comune incontra l’industria culturale globale, gli stereotipi si trasformano in immaginario internazionale».

È esattamente ciò che è accaduto in questi giorni. Una parte della stampa britannica non è riuscita a raccontare la Sicilia senza evocare la mafia, come se una terra di cinque milioni di abitanti, con migliaia di anni di storia, cultura, arte e tradizioni, potesse essere ridotta a una caricatura criminale. La colpa, per Mastruzzo, ma anche per chi scrive, è dell’atteggiamento che si è sempre avuto, e continua ad aversi, all’interno del Bel Paese, nei confronti del Sud.

Altro che stereotipi: un ritorno di immagine senza precedenti

Nel frattempo, però, la realtà raccontava una storia completamente diversa. Al di là delle polemiche sterili sull’atteggiamento dei palermitani, che salvo qualche inevitabile imbecille hanno accolto la cantante con simpatia e affetto, l’arrivo di Dua Lipa ha prodotto per Palermo un ritorno di immagine straordinario. Le prime stime parlano di un valore mediatico pari a circa 268 milioni di euro, una cifra che nessuna campagna pubblicitaria istituzionale potrebbe permettersi di acquistare.

Ed è qui che emerge il vero paradosso: Dua Lipa è una delle celebrità più famose del pianeta. Avrebbe potuto scegliere New York, Parigi, Berlino, Praga, Madrid, Stoccolma, Sydney, Miami o una qualsiasi delle grandi città che abitualmente ospitano eventi di questo livello. Avrebbe potuto celebrare il proprio matrimonio in una delle destinazioni più esclusive del mondo. Ha scelto invece Palermo. Ha scelto la Sicilia.

Una scelta che vale molto più di mille articoli e di mille stereotipi. Perché nessuno è obbligato a sposarsi a Palermo. Nessuno è obbligato a trascorrervi giorni di festa insieme ad amici, parenti e personalità internazionali. Lo si fa perché la città possiede un fascino, una storia, una bellezza e un’identità che continuano ad attrarre persone da ogni parte del mondo.

Zittiti polemici e rosiconi

Ecco perché le polemiche di questi giorni finiscono per apparire ancora più provinciali. Mentre qualcuno continua a guardare la Sicilia attraverso gli occhiali deformanti dei luoghi comuni, una delle più grandi star mondiali della musica l’ha scelta come cornice del giorno più importante della propria vita.

Una risposta elegante e involontaria a chi continua a credere che la Sicilia sia soltanto ciò che raccontano gli stereotipi. Ma anche a chi la amministra (mediamente male), non rendendosi conto di quanto sia importante il proprio ruolo: questo tesoro è nelle sue mani, e spetta a lui conservarlo e valorizzarlo. Così come devono rendersene conto i cittadini, spesso ignari della bellezza che li circonda se non, in alcuni casi, impegnati attivamente a distruggerla.

Magari, in tal modo, chi vorrà visitare la Sicilia, sulla scia di Dua Lipa, non correrà il rischio di restare deluso. E, raccontando delle sue meraviglie ai propri concittadini, darà una lezione memorabile a tanti rosiconi, d’Oltremanica ma non solo.